Tova Mirvis.
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Il mondo fuori.
Parte 2.
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Titolo originale: The Outside World.
Traduzione di: Silvia Pareschi.
2004. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Dodici.
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Tzippy era a letto, con le luci spente, e stava sussurrando
al telefono. Le sembrava tuttora scandaloso che un ragazzo
fosse autorizzato a telefonarle. E la cosa pi straordinaria era
che lei fosse autorizzata a parlargli. Fidanzamento ufficiale a
parte, era l'idea di avere un ragazzo a emozionarla davvero.
Ti piacerebbe andare lontano? chiese Baruch.
Quanto lontano?
Parecchio.
Ancora meglio. Dimmi dove vorresti portarmi, disse
Tzippy.
A Memphis, Tennessee.
Tzippy scoppi a ridere. Di cosa stai parlando?
Sto parlando di avvicinare le persone a Dio. Di farmi
strada da solo. Di cominciare da zero.
Parli come mio padre, disse Tzippy.
 un'idea sua. Vuole aprire un reparto kosher in un supermercato
di Memphis, e mi ha chiesto se voglio dirigerlo.
Gestirei tutto quanto e mi occuperei della supervisione kosher.
E avrei anche il tempo per studiare.
All'inizio Tzippy pens che stesse scherzando. Anche
quando si chiedevano come avrebbero fatto a mantenersi, la
possibilit che Baruch non frequentasse la yeshiva non era
mai stata presa in considerazione. Quello era il modello di
matrimonio in cui le avevano insegnato a credere. E veniva
confermato dai libri sulla vita coniugale che stava leggendo,
il seguito dei libri sugli appuntamenti pre-fidanzamento che
aveva letto in passato. Cara sposa, Il segreto delle donne ebree,
Come costruire una casa ebraica, Come essere una donna di valore-.
quei libri avevano invariabilmente la copertina rosa, con
un titolo in caratteri elaborati e fotografie di tovaglie di pizzo
e bouquet di rose, e consigliavano alla sposa novella di
chiedere in tono affettuoso al marito come fosse andata la
giornata, di truccarsi prima che lui rientrasse a casa e di fargli
trovare la cena pronta. Raccomandavano di non lamentarsi,
di non contraddire, di non discutere. Parlavano diffusamente
dei doni che piovevano dal cielo quando la vita coniugale
si svolgeva secondo i precetti della Torah. Era la
ricetta della felicit, e tutto ci che le giovani spose dovevano
fare era seguirla alla lettera.
Cosa ne pensi? chiese Baruch.
Non saprei. Sono sorpresa.
Lo so, disse Baruch. Ma non posso restare nella yeshiva
per sempre. Cos'altro possiamo fare? Questo almeno
sembra un buon modo per lavorare e avere comunque il tempo
per studiare.
Mi piace l'idea di andare via di qui, disse Tzippy.
Anche a me, disse Baruch.
Ma  questo che vuoi fare?
Forse. Ci penserai, almeno? chiese lui.
Tzippy ci pens per tutta la notte. Pens alle sue compagne
delle superiori che vivevano nei condomini vicini. Prima
di fidanzarsi, Tzippy era andata a trovarle, e si era sentita
cos piena di invidia che quasi non era riuscita a sedersi nei
loro soggiorni. In quegli appartamenti da donne sposate, le
vite delle sue amiche eguagliavano le fantasie che loro stesse
avevano abbozzato pochi anni prima, quando, alunne delle
superiori, si sedevano sul letto tutte insieme a immaginare il
futuro. Ora somigliavano alle donne che imitavano in passato,
quando non smettevano mai di giocare a travestirsi. Solo
che non erano pi costrette a togliersi lo sheitel della madre.
Non erano pi costrette a tornare ragazze in attesa di
cominciare a vivere.
Ora Tzippy avrebbe finalmente avuto quello che avevano
loro. Sapeva perfettamente come sarebbe stata la sua vita.
Sarebbe vissuta in quello stesso quartiere, avrebbe visto
sua madre tutti i giorni. Si sarebbe occupata delle sorelle finch
non fosse diventata madre a sua volta. Avrebbe continuato
a frequentare le ragazze con cui era cresciuta. Sarebbero
passate insieme dalla scuola al matrimonio alla maternit.
Avrebbero percorso la stessa strada a senso unico, ogni
tappa decisa in anticipo.  arrivato il momento di sposarsi.
 arrivato il momento di avere figli. Ma una delle ragazze,
immaginava Tzippy, se la sarebbe data a gambe. All'insaputa
di tutti, avrebbe cominciato a correre senza guardare indietro.
Piano piano, l'idea che lei e Baruch potessero andare altrove
cominci a impossessarsi di lei. Tzippy non voleva quello
che avevano le altre. Non voleva sapere esattamente come
sarebbe stata la sua vita. Voleva vivere in un luogo oltre i
confini della sua immaginazione. Non aveva mai pensato a
Memphis, n aveva immaginato che laggi ci fossero degli
ebrei. Se avesse raccontato che lei e Baruch stavano pensando
a Memphis, le sue amiche avrebbero riso e le avrebbero
chiesto cosa mai avrebbe fatto laggi. Ma Tzippy sapeva cosa
avrebbe fatto. Lontana dalla sua famiglia, sarebbe stata indipendente.
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Tredici.
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Cinque figlie femmine e neanche un maschio. Aspettate
quando le ragazze si saranno sposate, si erano sentiti dire
Shayna e Herschel. Allora avrete cinque figli. Adesso ne avevano
uno. Baruch era sempre a casa loro, veniva a cena durante
la settimana e per il Shabbos, e si fermava a dormire dai
vicini per rispettare le convenienze e tenere a bada le tentazioni.
Passava pi tempo da Tzippy che a casa propria. Era
entusiasta di tener compagnia alle ragazze, felice di chiacchierare
con Shayna, propenso ad ascoltare Herschel. Nel
trambusto di quella casa, si era creato uno spazio per s.
In macchina, mentre andava a cena con la famiglia di
Tzippy, Baruch si ritrov stretto fra Dassi e Dena. A Brooklyn,
dove i ristoranti kosher erano numerosissimi, dovevano
innanzitutto decidere se mangiare carne o latticini, se andare
al McDovid's fast food o al Jerusalem II Pizza, al Galilee
Grill, allo Shalom Hunan o al Sushi Eden.
Io voglio la pizza, disse Dena.
Io voglio andare al cinese, ribatt Dassi.
Shayna le zitt e loro la ignorarono. Tzippy le zitt e loro
la guardarono storto. Tutto l'incanto della sorella sposa
era svanito. Avevano sempre desiderato che Tzippy si fidanzasse.
Ma non si erano rese conto che avrebbe attirato
tutta l'attenzione su di s e poi se ne sarebbe andata e le
avrebbe abbandonate. Avevano solo immaginato che ci sarebbe
stata una cerimonia e un marito e un mucchio di vestiti nuovi.
Pizza.
Cinese.
Continuarono a discutere finch nessuna delle due si ricord
pi cosa volesse. Se Dena diceva cinese, Dassi voleva
la pizza. Se Dassi voleva il cinese, Dena diceva pizza.
E se io volessi un hamburger? disse Baruch.
Le ragazze smisero di discutere e scoppiarono a ridere fragorosamente.
Adesso anche loro volevano hamburger, e lo
dissero cantilenando a pieni polmoni.
E vada per gli hamburger, decise Herschel. Andiamo
da Lenny.
Lenny's Barbecue vantava le migliori ali di pollo fritte kosher
del mondo, e per quell'unico motivo Herschel era disposto
ad aspettare per avere un tavolo. Da Lenny tutto era
enorme. Il menu offriva una scelta fra hamburger mega e
hamburger giganti. Le patatine erano extra lunghe ed extra
piccanti. Le ali di pollo venivano servite piccanti, super piccanti
o super super piccanti. Le costolette erano cos enormi
che quando arrivarono al tavolo, perfino Herschel rimase senza
parole. Si leg il tovagliolo omaggio intorno al collo. Brandendo
una costoletta, si rivolse al suo uditorio.
Ragazze, voi probabilmente credete che un pasto kosher
come questo si possa trovare dappertutto. Hot dog, pollo fritto,
patatine, che problema c', direte voi. Ma credetemi. Non
 sempre stato cos.
Spieg loro che trent'anni prima Lenny era un sogno remoto.
Adesso, naturalmente, la gente continuava a lamentarsi.
Vivevano nel luogo con il maggior numero di ristoranti
kosher pr capite del mondo, eppure erano tutti scontenti.
Perch devono essere cos rumorosi? chiedevano. Perch devono
essere pieni di bambini? Anche se erano kosher, dovevano
per forza avere un servizio cos lento? Si facevano
l'eterna, mistica, pressoch cabalistica domanda: Perch,
perch, perch si riusciva sempre a capire che un ristorante
era kosher?
Ma questo succedeva perch si erano dimenticati cosa volesse
dire non avere niente. Un tempo c'erano due posti per
mangiare fuori. Se volevi carne, andavi da Lou G. Siegel, un
ristorante che serviva carne e patate, dove il gulasch ungherese
e la trippa ripiena erano sempre le specialit del giorno.
Se volevi latticini, andavi da Ratner, nel Lower East Side,
dove servivano pierogies e blintzes e i camerieri ti sgridavano
se non finivi quello che avevi nel piatto. Quando Shmulke
Bernstein apr un ristorante cinese kosher, la gente pens di
avere ormai visto tutto.
Ma si pu fare di pi, disse Herschel. La mia idea
sar il prossimo colpo grosso.
Possiamo venire a vederlo? chiese Dassi.
Come lo chiamerai? chiese Dena.
Che ne dici di Malky's Place? disse Malky.
No, Dassi's Place.
No, Dena's.
Herschel aspett che si calmassero. No, disse. Si
chiamer Kosher Connection. E naturalmente potrete vederlo.
Tutte quante.
Le sorelle adoravano sentirlo parlare. Anche Tzippy era
cresciuta credendo a tutto quello che diceva. Quando Herschel
descriveva i ristoranti che avrebbe aperto in ogni comunit
ebraica del paese, non dubitavano che le sue parole si
sarebbero avverate. Il loro nome sarebbe stato onnipresente,
come quello di Manischewitz. Ora la fantasia le port fino a
Memphis, dove immaginarono il padre che dirigeva un enorme
supermercato, la sua foto incollata sui cartoni del latte e
stampata sui sacchetti della spesa.
Herschel era perseverante. Chiamava Baruch tutti i giorni,
ogni volta con una nuova dimostrazione della bont della
sua idea. Prov con il lato pratico, poi con quello idealistico.
Il reparto kosher, disse, combinava i due aspetti.
Baruch avrebbe voluto chiedere consiglio ai genitori. Invece
chiam il rabbino Rothstein. Ce n'erano altri, nella yeshiva,
che conoscevano a fondo pi pagine del Talmud. Sedevano
nel loro studio tappezzato di libri. Se volevano citare
un passo, sapevano sempre in quale libro e a quale pagina
trovarlo. Un numero infinito di testi viveva, senza pi segreti,
dietro i loro occhi. Ma il rabbino Rothstein sapeva leggere
nel cuore dei ragazzi, ed era a lui che i ragazzi chiedevano
consiglio, su questioni che andavano dal mondano al
metafisico.
Baruch gli parl della proposta di Herschel, e il rabbino
Rothstein lo ascolt. Si era sentito dire le stesse cose da molti
ragazzi che avevano paura di uscire nel mondo.
Com' quell'espressione? disse infine il rabbino Rothstein.
Non puoi portare tutto con te? Be', con la Torah non
 cos. Puoi portarla con te.
Quando mise gi il ricevitore, Baruch apr il Talmud e cap
che il rabbino aveva ragione. Fino a quel momento, aveva
creduto che i rabbini non uscissero mai dal beis midrash. Ora
si accorse che i suoi venerati rabbini non erano soltanto studiosi.
Dietro un brillante parere legale c'era un calzolaio. E
l, sotto una dimostrazione logica, c'era un tessitore. Rashi,
il grande commentatore, era un commerciante di vini.
Maimonide era un medico. L'autore dello Shulchan Aruch vendeva
tessuti; il Chafetz Chaim aveva una drogheria. Alcuni
probabilmente avevano dovuto lavorare per vivere. Altri perch
non volevano farsi mantenere dalla comunit. In entrambi
i casi, i grandi rabbini avevano fatto parte del mondo
esterno. Nella yeshiva era facile dimenticarlo. Mentre gli affanni
della vita quotidiana incombevano su di loro, i ragazzi
della yeshiva fingevano di essersi sciolti dai vincoli del mondo
reale, come se potessero vivere di sole parole.
Un venerd pomeriggio, Baruch era con Tzippy, che stava
facendo i preparativi per il Shabbos. Nonostante sua madre
continuasse a fargli notare, in tono falsamente distaccato,
che non si faceva quasi pi vedere, Baruch aveva deciso
di trascorrere di nuovo il Shabbos con la famiglia di Tzippy.
Tzippy faceva due cose alla volta. Se si concentrava, riusciva
a farne tre. Mentre cucinava, le sue sorelle entravano
e uscivano dalla cucina in una girandola di richieste. Tzippy
era accaldata per la lunga sosta davanti ai fornelli. I capelli
continuavano a caderle davanti agli occhi, e lei li attorcigliava
e li fissava in cima alla testa. Portava una vecchia maglietta
che le piaceva indossare quando cucinava. Quella era una
Tzippy che Baruch non aveva mai potuto vedere quando uscivano
insieme. Probabilmente sua madre le avrebbe detto di
non mostrarsi in condizioni imperfette, non ancora, per paura
che Baruch cambiasse idea. Ma Baruch amava quel lato di
Tzippy. Mentre lei si affaccendava, Baruch intravide la loro
vita futura. Immagin che il flusso continuo di stridule richieste
provenisse dalle loro figlie, invece che dalle sorelle di
Tzippy.
Cosa c'? chiese Tzippy, sentendo su di s lo sguardo
di Baruch.
Niente. Mi piace guardarti, tutto qui, disse Baruch.
Non si toccavano dalla festa di fidanzamento, ma averlo
fatto una volta rendeva pi difficile non rifarlo. Ora, quando
stavano insieme, l'atmosfera sembrava matura. Si costringevano
a sedersi ai lati opposti del divano. Si sedevano sopra le
mani. Quando nessuno di questi espedienti funzionava, invitavano
le sorelle di Tzippy a raggiungerli in soggiorno.
Tzippy agit un dito in segno di ammonimento e gli porse
un cucchiaio. Sar meglio che ti dia qualcosa da fare.
Cosa stai cucinando?
Kugel di tagliatelle.
Cosa devo fare?
Non dirmi che non sei capace di preparare un kugel, disse
Tzippy.
Quando Baruch disse di no, Tzippy si mise le mani sui
fianchi. Bene, adesso imparerai.
Alline davanti a lui lo zucchero e le spezie. Qualche minuto
dopo, Baruch stava mescolando le tagliatelle con l'olio
e le uova, mentre Tzippy controllava le torte che cuocevano
nel forno, rispondeva al telefono e spediva Zahava al negozio
per comprare un ingrediente che mancava.
Tuo padre avrebbe dovuto chiedere a te di gestire il Kosher
Connection, disse Baruch. Potresti benissimo fare
tutto da sola.
Tzippy rise. Potremmo assumere le mie sorelle come aiutanti.
Per mettere davvero alla prova la mia pazienza.
Sul serio, disse Baruch. Potresti lavorare con me.
Potremmo dirigere insieme il negozio.
Tzippy lo guard, sorpresa. Sembri sicuro di voler andare
a Memphis.
Forse lo sono, disse Baruch.
Forse lo sono anch'io, disse Tzippy.
Un'ora prima del Shabbos, le sorelle erano tutte vestite,
le pi piccole in abito blu scuro con fusciacca bianca in vita.
I segni del pettine erano visibili sui capelli bagnati. Le pietanze
si stavano scaldando sulla piastra, le tagliatelle in brodo
nella pentola, il pollo arrosto e il kugel nei tegami. La tovaglia
bianca era stata candeggiata e stirata. Sette candelieri
d'argento reggevano sette candele bianche in attesa di
essere accese. Quando le lancette segnarono le 7,14, Shayna
era pronta. Accese le candele e si pass tre volte le mani davanti
al viso. Mentre si copriva gli occhi e recitava una preghiera
per ognuna delle figlie, gli uomini uscirono per andare
in sinagoga.
Tzippy si sedette in soggiorno con la madre e le sorelle.
Con il siddur aperto in grembo, provarono a turno l'anello di
fidanzamento di Tzippy. Aveva la montatura di platino e un
diamante rotondo da un carato e mezzo. Era piuttosto vistoso
per una giovane sposa, ma l'avevano tutte cos. Nessuna
voleva un anello pi piccolo di quello delle altre. E poi
ci sarebbero cresciute dentro. Da l a vent'anni sarebbe stato
perfetto.
Zahava strapp l'anello a Dassi. Se lo mise al dito e alz
la mano per ammirarlo. Non  male, disse. Ma il taglio
a smeraldo  molto pi bello.
Ridammelo, disse Tzippy. Subito.
Sei emozionata per la cerimonia? chiese Malky a
Tzippy.
Ovviamente, disse Tzippy.
Non  giusto. Anch'io voglio sposarmi, protest Dena.
Non preoccuparti. Presto verr il tuo turno, disse
Shayna.
La cerimonia non  importante, sciocca. Quella parte
conta ben poco, disse Tzippy.
Per tutta risposta, Shayna canticchi ad alta voce un brano
della preghiera. Lecha dodi likrat kallah, p'nei Shabbat
nekabbelah. Vieni, mio amato, a incontrare la Sposa, diamo
il benvenuto alla presenza del Sabato. Quelle parole
confermavano che la sposa era dappertutto. Era nella loro
casa; era nelle loro preghiere. Veniva adorna di splendore,
vestita di satin. Riempiva la stanza della sua presenza, la casa
del suo spirito.
Nella sinagoga, gli uomini cantavano il Lec'ha Dodi e si inchinavano,
un mare di abiti e cappelli neri in movimento sincrono.
Baruch sedeva accanto a Herschel. Era sul punto di
diventare suo genero, e gli sembrava quasi di essere suo figlio.
Baruch si sentiva parte di quel gruppo di uomini. La
maggior parte di loro lavorava in ufficio durante il giorno.
Ma non erano come suo padre, per il quale il mondo era fatto
solo di lavoro. Quegli uomini cominciavano la giornata
nella sinagoga. Studiavano sul treno che li portava in ufficio.
Il pomeriggio, invece di fare la pausa pranzo, se la svignavano
per un'ora per pregare e studiare. Concludevano la giornata
come l'avevano iniziata, andando in sinagoga.
Quando Herschel e Baruch tornarono a casa, la famiglia
si radun intorno alla tavola. Herschel cominci con il Shalom
Aleichem, dando il benvenuto nella loro casa agli angeli
del Sabato. Si misero a cantare tutti insieme. Le voci infantili
delle ragazze si unirono a quelle appena percettibili
di Shayna e Tzippy. Baruch e Herschel si inchinarono, scandendo
ogni parola. Chiusero gli occhi. Entrambi videro angeli
e carri. Sentirono un fruscio di ali fuori dalla finestra.
Herschel inton lo Aishet Chayil. Una donna di valore,
chi riuscir a trovarla. E pi preziosa di un rubino. Il marito
ripone in lei la sua fiducia e ne trae profitto. Lei gli porta
gioia e mai dolore ogni giorno della sua vita. Herschel dedicava
a Shayna quelle parole di lode per la moglie fedele.
Fingeva di tenere in mano un microfono, e la guardava dritto
negli occhi con la classe di un cantante confidenziale. Quella
volta si lasci trasportare dall'entusiasmo. Le parole gli
uscirono di bocca con un gorgheggio che lo spinse a inginocchiarsi
davanti a lei. Shayna si mostr sorpresa e gli porse la
mano con fare civettuolo.
Ma c'era qualcuno che cantava con pi passione di Herschel.
Le ragazze ridacchiavano mentre Baruch cantava per
Tzippy. Era amore alla tavola del Shabbos. Tzippy escluse
dalla propria attenzione il resto della famiglia e si concentr
sul volto di Baruch. Da quando si erano fidanzati, si raccontavano
a vicenda come avrebbero vissuto dopo il matrimonio.
Ora pensavano a Memphis, dove non conoscevano nessuno.
Sarebbero stati soli, lontani dai famigliari. Quelle fantasie
li aiutavano a superare le ultime, sempre pi brevi
settimane di fidanzamento.
...
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...
Quattordici.
...
.
...
Ilana fingeva di dormire. Era Shabbos, e sua madre stava
bussando alla porta per dirle che era ora di andare in sinagoga.
Tre settimane prima del matrimonio, Naomi aveva insistito
per trascorrere il Shabbos con l'intera famiglia. Alla cerimonia
ci sarebbe stata una folla di parenti e amici venuti da
fuori. Ora voleva che stessero tutti e quattro insieme per l'ultima
volta. Aveva insistito perch Baruch rimanesse a casa invece
di andare da Tzippy. Aveva chiesto a Joel e Ilana di accompagnarla
in sinagoga. Joel aveva ascoltato le richieste di
Naomi ed era uscito in ritardo per raggiungere Baruch, che
era in sinagoga gi da un'ora. Ilana stava tenendo duro. Sent
sua madre prepararsi e gridarle un ultimo, speranzoso saluto.
La casa rest finalmente vuota, e solo allora Ilana si mise
a sedere sul letto. Si sorprese di avere cos poca voglia di andare
in sinagoga. Non era interessata a quelle riunioni famigliari
obbligatorie. Aveva deciso di infischiarsene. Non cercava
pi di tirar fuori Baruch dalla sua stanza. Il fidanzamento
lo aveva allontanato per sempre.
Alla festa di fidanzamento, era stata assillata da persone
che le dicevano quanto dovesse sentirsi emozionata per il matrimonio
del fratello. Ilana aveva annuito, poi si era allontanata
rapidamente. Si era messa a guardare Baruch e Tzippy
in fondo alla stanza. Rispettavano ostentatamente la regola
di non toccarsi, sempre attenti a mantenere la distanza richiesta.
Ma stavano pi vicini che potevano. Baruch si chinava
a sussurrare frasi all'orecchio di Tzippy, che continuava
a guardarlo sorridendo. Vedere Baruch comportarsi in quel
modo l'aveva intimidita. Non avrebbe pi potuto importunarlo,
stuzzicarlo, provocarlo.
Alla fine era uscita fuori, in cerca di un posto dove nascondersi.
Aveva passeggiato nel giardino sul retro, poi si era
fermata di colpo, in silenzio. Baruch e Tzippy erano seduti
fuori, e alla luce della veranda, Ilana li aveva visti chinarsi
l'uno verso l'altra. Erano rimasti immobili per qualche istante,
sospesi sull'orlo del contatto, mentre Ilana li guardava.
Le era venuta voglia di separarli, e poi di spingerli l'uno addosso
all'altra. Voleva che la vedessero. Immaginava, con piacere,
il loro imbarazzo. Suo fratello era sempre pronto a giudicare,
ma adesso lei gli sarebbe comparsa davanti urlando:
Ti ho beccato! Li avrebbe smascherati. Loro, che in pubblico
si fingevano santi, in privato erano uguali agli altri.
Quell'episodio confermava il suo sospetto che fosse tutta una
finta. Tutti si nascondevano sotto maschere e travestimenti,
fingendo di essere qualcosa che non erano. Il loro mondo,
decise Ilana, era un ballo in maschera.
Cominci a dubitare di tutti quelli che conosceva. Cosa
si nascondeva sotto quella parvenza di religiosit? I loro sentimenti,
la loro fede, erano autentici? Le sue amiche accettavano
tutto senza discutere. Ma sono ortodossi, le avrebbero
risposto se avesse espresso i suoi dubbi ad alta voce.
Non capivano, a differenza di Ilana, che quella parola significava
ben poco. Ilana pens a quelli che smettevano di fingere.
Come facevano? Succedeva dall'oggi al domani? Oppure
succedeva cos lentamente che era quasi impossibile notare
l'accumularsi di un migliaio di momenti di dubbio? Ilana
si comportava secondo le regole, ma non era sicura di credere
in quello che faceva. Quando aveva distribuito la fede, forse
Dio aveva dato la sua parte a Baruch. Si chiese se fosse possibile
liberarsi della propria ortodossia. Da sola, nella penombra,
si chiese perch, per esempio, non potesse accendere
la luce. Credeva davvero che a Dio importasse qualcosa? Che
l'avrebbe fulminata? Fino a quel momento, non aveva mai
fatto caso all'interruttore della luce. Adesso le sembrava che
volesse sfidarla.
La loro sinagoga era la pi grande delle cinque che sorgevano
a Laurelwood. Negli ultimi dieci anni era stata allargata
due volte. In quel periodo era in corso un'importante campagna
di raccolta fondi per finanziare un altro ampliamento,
anche se in quel lotto non era rimasto neppure un centimetro
di terreno edificabile. Si erano gi spinti fino al bordo del
marciapiede. Il parcheggio era stato trasformato gi da tempo
nell'ala dei giovani.
Gli uomini arrivavano per primi, riempiendo l'ala principale
della sinagoga. Le donne arrivavano pi tardi. Quando
la sinagoga era piena per pi della met, toccava alle mamme.
Camminavano lentamente, ostacolate dai passeggini doppi,
sperando di farcela per la fine del rito. Il vialetto che conduceva
alla porta d'ingresso era stato trasformato in un parcheggio
di passeggini.
All'interno del tempio, i bambini gironzolavano per le navate,
mentre gli uomini e le donne bisbigliavano nelle rispettive
sezioni. Passavano tanto tempo l dentro che si sentivano
a casa propria. Il rito era uno spettacolo che avevano
gi visto. Conoscevano tutte le parole. Sapevano esattamente
cosa sarebbe successo. A volte vi prestavano attenzione.
Altre volte, le preghiere diventavano lo sfondo delle loro conversazioni
sussurrate.
Durante la lettura della Haftarah, un flusso costante di
uomini usciva dalla parte centrale del tempio e si dirigeva
verso il circolo del kiddush. Si riunivano nella sala comune,
con piatti di biscotti presi in prestito dall'ala dei bambini.
Passavano dalle parole dei profeti all'assaggio di scotch di
singolo malto. Nella sala comune, un minyan di giovani strillava
ininterrottamente per tutta la durata del rito. Il minyan
dei ragazzi al pianterreno si trovava accanto a quello delle
giovani coppie, e dato che quest'ultimo non aveva limiti di
et, alcune coppie non accedevano mai alla funzione principale
che si svolgeva al piano di sopra. E anche se avessero
voluto accedervi, non ci sarebbe stato posto per loro. La
congregazione era piena fino all'orlo. Tutti gli avvenimenti
del ciclo dell'esistenza si svolgevano contemporaneamente.
Ogni settimana c'era un bris e un barmitzvah. Venivano
offerti kiddushim in memoria di un padre o in onore di un
matrimonio imminente. Tre settimane dopo si sarebbe sposato
Baruch, e nel fine settimana la sinagoga si sarebbe riempita
di invitati. Baruch sarebbe stato chiamato a leggere la
Torah, avrebbe recitato le preghiere, e poi l'intera congregazione
gli avrebbe rovesciato addosso una pioggia di dolci.
I bambini sarebbero corsi a raccoglierli, e nel frattempo
i fedeli avrebbero cantato, augurandogli una bella vita e un
matrimonio felice.
Le Torah vennero portate intorno alla stanza mentre la
congregazione cantava il salmo di Mizmor Le'dovid. Il canto
riport l'attenzione di Naomi sulla preghiera. Aveva assistito
a quel momento chiss quante volte, eppure provava
sempre un fremito di orgoglio. Quei rotoli di pergamena sormontati
da corone d'argento erano vestigia di regalit. Solo
che sotto quelle corone non c'erano re, ma parole.
Mentre la processione della Torah passava davanti alle
donne, alcune cantavano ad alta voce, ma sperando che nessuno
le sentisse. La maggior parte cantava in silenzio, muovendo
le labbra senza emettere alcun suono. Altre bisbigliavano
o si distraevano, osservando la sfilata di moda di quelle
che entravano e uscivano. Se Naomi avesse cantato sul
serio, la sua voce avrebbe sovrastato i fruscii e i sussurri dell'ala
delle donne. Le parole del salmo erano cos familiari che
di rado Naomi pensava al loro significato. Questa volta, per,
lesse la traduzione nel suo siddur: La voce di Dio  sopra le
acque. Il Dio di gloria tuona. La voce di Dio spezza i cedri.
La voce di Dio scuote il deserto. Le sembr sorprendente
che cantassero quel salmo tutte le settimane, con tanta calma,
con tanta sicurezza. Forse il salmista sentiva la potenza
delle parole, ma l, la voce di Dio riusciva a malapena a distogliere
chi cantava dai propri pensieri. Non riusciva a dissipare
la sonnolenza che pervadeva la stanza. Naomi guard
le donne intorno a s. Ne conosceva parecchie da anni, le incontrava
alle colazioni e alle raccolte di fondi. Ma ora, osservandole,
si chiedeva cosa ciascuna di loro stesse davvero
pensando. Si chiedeva cosa le portasse alla sinagoga una settimana
dopo l'altra, e se stessero davvero pregando. Voleva
sapere cosa nascondevano dentro di s.
La processione si ferm davanti all'arca aperta, e adesso
cantavano Etz Chaim Hi. L'albero reca la vita a coloro che
vi si aggrappano. Le sue vie sono piacevoli e i suoi sentieri
tranquilli. Nel tentativo di scuotersi, Naomi chiuse gli occhi
e immagin di attaccarsi a quell'albero. Immagin di imbarcarsi
in un viaggio lungo quei sentieri. Quando riapr gli
occhi, la luce del sole che entrava dai lucernari si rifletteva
sugli ornamenti d'argento della Torah, inviando nell'ala delle
donne raggi luminosi che facevano scintillare i gioielli e
illuminavano i volti. Naomi socchiuse gli occhi, e in tutto
quel chiarore la sinagoga non le parve pi la stessa. La voce
del cantore si fece eterea. I bisbigli cessarono. I bambini si
calmarono. Le persone accanto a lei erano cambiate, e anche
lei si sentiva diversa. All'improvviso riusciva a guardare
dentro di loro, a vedere la parte nascosta dell'anima da
dove sgorgava la preghiera. Sent, sotto lo strato superficiale
di parole, i desideri intimi e silenziosi che venivano
sussurrati o appena espressi. Ud i desideri segreti che accompagnavano
le parole prescritte. L'aria pullulava di questi
desideri. Le parole erano diventate reali, e sgorgavano
dai corpi.
Poi batt le palpebre, il sole si nascose dietro le nuvole e
la luce si attenu. Era la stessa sinagoga di sempre. Si guard
attorno. Qualcun'altra aveva visto o sentito quelle cose? Sotto
gli elaborati cappelli di paglia, qualcun'altra si struggeva
di desiderio? Le donne sembravano le stesse di sempre, e
quella sensazione si stava allontanando. Nel tentativo di conservarla,
Naomi cant pi forte e cominci a inchinarsi. Voleva
qualcosa di pi, dalle regole che osservava. Non voleva
che la religione fosse un abito da portare in superficie. Voleva
indossare le parole della preghiera, mettersele sul corpo,
a contatto con la pelle.
Ilana entr nel tempio e baci la madre. Sorrise alle sue
amiche e apr il siddur alla pagina giusta. Ilana era una specialista
dei cambiamenti repentini. Vista da fuori, sembrava
la stessa di sempre. Dentro di s, pensava a quello che aveva
immaginato di fare. Le luci della sinagoga sembravano rimproverarla.
Ilana si aspettava che convergessero su di lei e la
smascherassero. Non poteva dire a sua madre quello che provava.
Naomi l'avrebbe guardata con orrore. Avrebbe convocato
una di quelle riunioni di famiglia con cui li minacciava
da una vita. Non ce n'era mai stata neanche una, ma Ilana
sapeva ugualmente come sarebbe andata. La conversazione
si sarebbe avviata con sua madre che diceva: Non siamo
qui per giudicarti, ma siamo preoccupati per te. Probabilmente
avrebbe avuto sottomano il libro adatto, e le avrebbe
chiesto di leggerlo per poi discuterne insieme.
Sono contenta che tu sia venuta, mormor sua madre.
Non avevo molta scelta, rispose Ilana.
Non ti ho obbligata a venire, disse Naomi.
S, invece.
Naomi la guard stupita. Perch non volevi venire? -
chiese. Veniamo in sinagoga tutti i Shabbos.
E allora? Il fatto che ci veniamo tutte le settimane non
 una ragione sufficiente, disse Ilana.
Certo che lo . Oggi  Shabbos. E noi veniamo in sinagoga.
Non ha senso, disse Ilana, e venne zittita da una donna
alle sue spalle che, cinque minuti prima, stava parlando a
un volume di tre decibel pi alto del suo.
Che cosa non ha senso? chiese Naomi.
Lascia perdere, disse Ilana.
Bene, allora finisco di pregare.
Non dirmi che fai la religiosa anche con me, adesso.
Io sono religiosa, disse Naomi.
Mamma, protest Ilana. Ma venne zittita di nuovo, e
decise di non prendersela. Poteva fingere persino con i migliori
di loro. Avrebbe fatto finta di pregare, se questo li rendeva
felici: avrebbe aperto il siddur, avrebbe mormorato e si
sarebbe inchinata. Osserv sua madre, che sembrava stranamente
assorta nella preghiera. Nell'ala degli uomini, oltre la
mechitzah, suo fratello si inchinava con tale fervore che Ilana
si aspett di vederlo volar via dal suo posto. Era triste essere
l'unica che non pregava, e Ilana guard con sollievo suo
padre, immerso nei propri pensieri. Si era fermato sul limitare
della preghiera. Anche per lei era cos. Leggeva le preghiere,
ma le parole restavano ancorate alla pagina. Non prendevano
vita, non spiccavano il volo.
Pi tardi, nel pomeriggio, Naomi, Joel e Ilana si sedettero
insieme a leggere, tutti in preda alla stessa irrequietezza
da Shabbos. Era difficile prestare attenzione alla parola del
Signore e riposare. Erano distratti dal pensiero di ci che
avrebbero fatto quella sera e nella settimana successiva. Mentre
controllavano l'orologio e calcolavano quante ore mancassero
alla fine del Shabbos, Baruch entr nella stanza e si
ferm davanti a loro con aria imbarazzata.
Siediti, lo invit Naomi, spostandosi sul divano per
fargli spazio. Baruch sedette accanto a lei, sempre con lo stesso
fare imbarazzato. Joel smise di leggere quel tanto che bastava
per dirgli ciao. Ilana non alz gli occhi dal libro.
Dopo pranzo, Baruch si era chiuso nella sua stanza per il
pisolino del Shabbos. Naomi era stata pi volte sul punto di
andare a bussare per chiedergli se volesse unirsi a loro. Ma
era felice che fosse sceso di sua iniziativa. Adesso che erano
tutti insieme, Naomi voleva disperatamente parlare. Se solo
avesse trovato la cosa giusta da dire, il clamore del disaccordo
si sarebbe placato, e lei sarebbe riuscita a sentire la voce
di ciascuno. Poi le voci avrebbero cantato all'unisono. Naomi
pens di raccontare cosa aveva provato in sinagoga. Si
chiese se c'era modo di farlo senza sembrare pazza ai loro occhi.
Cosa poteva dire? Ho davvero provato qualcosa di
straordinario? Credo di aver visto qualcosa, di aver sentito
qualcosa? Scettici, le avrebbero chiesto cosa. E lei cosa poteva
rispondere: Dio? Ma forse, pens, forse era andata proprio cos.
Fra poco devo tornare in sinagoga, disse Baruch. Sono
venuto solo per dirvi una cosa.
Giunse le mani, poi le disgiunse con fare nervoso. Aveva
aspettato a parlarne il pi a lungo possibile. Adesso non aveva
scelta. Mancavano poche settimane al matrimonio. Lui e
Tzippy si stavano preparando a traslocare a Memphis. Ma
Baruch non sapeva come cominciare. Anche se continuava a
ripetersi che l'opinione dei genitori non gli interessava, sapeva
di tenere ancora alla loro approvazione.
Invece di tornare alla yeshiva, ho deciso di fare un'altra
cosa, disse.
Joel drizz la schiena, stupito. Un'espressione speranzosa
gli attravers il volto.
Baruch, spiegaci, disse Naomi. Cosa sta succedendo?
Forse avrei dovuto dirvelo prima, ma io e Herschel abbiamo
intenzione di aprire un reparto di prodotti kosher in
un supermercato di Memphis, in Tennessee, disse Baruch.
Ti prego, dimmi che stai scherzando, disse Joel, dopo
aver sentito i particolari. Si copr il volto con le mani e scosse
la testa.
Sei stato tu a dire che devo guadagnarmi da vivere, disse
Baruch. Quindi sarai contento che non torni alla yeshiva.
Mi metter in affari.
Sono contento che non torni alla yeshiva, disse Joel.
Ma non ingannare te stesso. Non ti stai mettendo in affari.
Stai aiutando Herschel a mettere in atto un'idea ridicola.
Perch ridicola? Herschel sa cosa sta facendo. L'ha gi
fatto altre volte, e dice che...
Io non starei a sentire quello che dice Herschel, replic
Joel.
Perch? Solo perch non ti  simpatico? chiese Baruch.
Bryan, hai idea di quale sia l'indice di fallimento dei
nuovi ristoranti? chiese Joel.
Che tipo di ristorante sar? chiese Naomi.
Naomi, tu hai idea di quale sia l'indice di fallimento dei
nuovi ristoranti? chiese Joel.
Devo ammettere che Herschel  uno che non si arrende.
 sempre pronto a ricominciare, disse Naomi.
Non  nemmeno un ristorante, disse Ilana. Non
avete sentito cos'ha detto? Andr a lavorare in un supermercato.
Cosa c' di male a lavorare in un supermercato? chiese
Baruch.
Il settanta per cento dei ristoranti chiude durante il primo
anno di attivit, disse Joel. E sto parlando di gente che
sa cosa fare, professionisti con lauree in economia e marketing,
che hanno gi lavorato in altri ristoranti e sanno gestirli.
E comunque, non si tratta solo di cibo, disse Baruch.
Useremo il ristorante per avvicinare la gente alla Torah.
Credevo che intendeste vendere carne kosher, disse
Naomi.
Quello sar solo l'inizio. Poi comincer a tenere corsi.
Insegneremo alla gente cosa significhi mangiare kosher ed essere
ebrei.
Joel rise. Fammi capire. Vendi a qualcuno mezzo chilo
di pasticcio di fegato, e quello in un batter d'occhio diventa
religioso?
Lo faccio nel nome di Dio, disse Baruch.
No, non nel nome di Dio. Nel nome di Herschel, disse
Joel.
Non importa se non siete d'accordo. Ho gi deciso, disse
Baruch. Herschel ci ha trovato un appartamento a Memphis,
e ci trasferiremo laggi la settimana dopo il matrimonio.
Hai proprio perso la testa, eh? disse Joel. Questa
volta hai davvero agito da incosciente.
Ma perch non l'hai detto prima? Perch non ne hai discusso
con noi? chiese Naomi.
Baruch si alz. Perch non ve l'ho detto? Perch non ne
ho discusso con voi? Perch, secondo te? Perch ogni volta
che vi dico quello che voglio fare, ogni volta che non mi comporto
come vorreste, mi disapprovate. Voi volete che io corrisponda
alla persona che avete in mente. Be', non succeder.
Io non credo che sia vero, Baruch, disse Naomi. Ma
se la pensi cos, allora dobbiamo parlarne.
No,  vero, Naomi. Io non approvo, e non intendo fingere
il contrario. Se vuoi fare una stupidaggine, Bryan, accomodati.
Ma non aspettarti che ti incoraggi, disse Joel.
Credimi, non me lo aspetto. Tu saresti contento solo se
volessi diventare come te. Cosa ti aspetti che faccia? Che
sgobbi tutto il giorno e non abbia mai tempo per niente tranne
che per un lavoro di cui nemmeno mi importa?
Smettetela, disse Naomi. Tutti e due. Calmatevi.
No, va tutto bene, disse Joel a Naomi.  evidente
che Bryan non rispetta chiunque la pensi diversamente da lui.
E tu, allora? disse Baruch. Tu odi chiunque sia pi
religioso di te. Fingi che sia per il college, per il lavoro o perch
mi sposo troppo presto, ma la verit  che odi vedermi
credere tanto in qualcosa mentre tu non credi in niente.
Quelle parole rimasero sospese fra loro. La prima, fugace
reazione di Naomi fu di chiedersi se suo figlio non avesse ragione.
E poi, prima di riuscire a rifletterci sopra, si infuri
con Baruch per quelle parole, per tutto ci che stava accadendo.
Come poteva misurare la fede altrui? E anche se avesse
potuto, chi si credeva di essere? Chi gli dava il diritto di
giudicare?
Vado a mincha, disse Baruch, e usc dalla stanza. Qualche
minuto dopo se ne and anche Ilana. Nel silenzio che segu,
Joel guard Naomi.
Spero che tu sia contenta, disse.
Io? disse Naomi. Non c'entro niente con questa
storia.
Sei stata tu a dire che aveva solo bisogno di tempo per
trovare se stesso, che questo era il suo viaggio e che noi
dovevamo lasciarglielo fare. Be', immagino che ora sia al capolinea.
Cosa credevi che sarebbe successo lasciandolo sempre
fare di testa sua? Che sarebbe rinsavito da solo? Be', a
quanto pare non  andata cos, disse Joel, e usc a sua volta
dalla stanza.
Adesso Naomi era arrabbiata anche con Joel. La tregua
che aveva cercato di tenere in piedi si era rotta. Mentre i suoi
famigliari si ritiravano ognuno nel proprio angolo della casa,
Naomi usc in giardino, piena di rammarico. Nonostante tutti
i suoi sforzi per tenerla insieme, la sua famiglia si disgregava.
Era contenta di non aver raccontato la sua esperienza
in sinagoga. Anche se avesse trovato le parole per farlo, non
avrebbero capito. Avrebbero riso, avrebbero dubitato delle
sue parole e l'avrebbero presa in giro. E cos avrebbero rovinato
tutto. Meglio tenere quella sensazione per s, almeno
sarebbe rimasta intatta. Rest fuori, sperando che la sensazione
ritornasse. La notte era limpida, ma invece di un segno
di incoraggiamento da parte dell'universo, Naomi vide tre
stelle, l'annuncio che il Shabbos era finito.
...
.
...
Quindici.
...
.
...
Il matrimonio non si sarebbe mai celebrato. Le settimane,
i giorni e le ore che li separavano dalla cerimonia avrebbero
continuato ad accorciarsi all'infinito. Sarebbero vissuti
in un perenne stato di attesa.
Finch, con meraviglia di tutti, il quattordici giugno arriv.
Tutti i progetti, che un tempo erano stati sogni pieni di
speranza, si erano concretizzati, e ora coprivano i tavoli e
riempivano i vassoi, si intrecciavano fra i capelli delle sorelle,
venivano trasportati insieme alle ceste e ai bouquet. Tzippy
percorse la navata pi lentamente di qualunque altra sposa
nella storia di quella sala. Shayna le aveva fatto promettere
di soffermarsi a ogni passo. L'aveva fatta esercitare a mettere
avanti un piede e poi a portare con calma l'altro alla stessa
altezza. Tzippy doveva contare fino a tre prima di compiere
il passo successivo. Doveva procedere adagio, cos per
tutta la vita avrebbe potuto guardarsi indietro e assaporare
ogni momento del suo matrimonio.
Con tutto quel tulle, era impossibile accorgersi che Tzippy
stava muovendo i piedi, proprio come era impossibile accorgersi
che, ignorando le suppliche di sua madre, aveva indossato
scarpe da tennis bianche con stringhe di pizzo invece di
un paio di scarpette di satin bianco. Attraverso il velo che le
copriva la faccia, Tzippy guard gli invitati seduti ai due lati
della navata, la chuppah coperta di fiori, la macchina fotografica
e la videocamera che registravano ogni suo movimento.
Tutto era immerso in un'aura di eterea bellezza. I
suoi genitori erano accanto a lei. Herschel sorrideva apertamente
e doveva trattenersi dal fare cenni di saluto agli invitati.
Si sentiva come un re, e gli invitati erano i suoi sudditi.
Il sorriso di Shayna non si sarebbe affievolito per tutta la
serata. Finch non avevano cominciato a percorrere la navata,
Shayna aveva controllato che ogni minimo dettaglio fosse
sistemato secondo i suoi ordini. Aveva dato le istruzioni dell'ultimo
minuto al fotografo e all'organizzatore del catering.
Ma quando era giunto il momento di accompagnare Tzippy
lungo la navata, aveva smesso di pensare ai dettagli. L'aveva
presa sottobraccio ed erano partite.
Ilana era gi corsa avanti, con il volto irrigidito in quello
che sperava passasse per un sorriso. L'abito da damigella color
lavanda era scomodo. Aveva le maniche lunghe e un mucchio
di pizzo, e sotto le luci abbaglianti del fotografo Ilana
sentiva un caldo terribile. Zahava e Malky si erano avviate
insieme, approfittando dell'occasione per esercitarsi in vista
del loro matrimonio. Poi arrivavano Dena e Dessi, le damigelle
dei fiori, e quello era senza dubbio il momento pi importante
della loro vita. Con ghirlande fra i capelli, spargendo
petali di rosa con i gesti che avevano imparato durante le
prove, scendevano gi per la navata al ritmo del motivo musicale
degli Uncle Moishy Flying Kugel Eaters.
Baruch aveva percorso la navata accompagnato da Naomi
e Joel. Naomi indossava il cappello in segno di rispetto,
una piccola concessione in cambio dell'armonia famigliare.
Joel non indossava il cappello nero, in segno di sfida. Aveva
deciso che, invece di discutere, avrebbe semplicemente fatto
quello che voleva. Era abbastanza sicuro che Shayna non
lo avrebbe inseguito lungo la navata con il cappello in mano.
Lasciarono Baruch sotto la chuppah e si fecero da parte.
Baruch, con indosso il Kittel bianco, cominci a inchinarsi,
recitando i Tehillim e cercando di concentrarsi sulla presenza
di Dio, che si trovava sotto ogni baldacchino nuziale.
La chuppah, decorata con fiori e foglie, simboleggiava la casa
che lui e Tzippy avrebbero costruito insieme. Come la tenda
di Abramo, era aperta su tutti i lati per permettere agli
ospiti di entrare. Ma era chiusa in cima e aveva quattro colonne,
simbolo della solidit e soprattutto dell'intimit della
casa.
Gli invitati potevano leggere quelle informazioni sul programma
che Naomi aveva voluto distribuire. Gli ospiti della
famiglia dello sposo cercavano di collegare i nomi alle facce
degli invitati della sposa, e viceversa. Parlavano a bassa
voce dei vestiti e ammiravano i fiori, che erano costati molto
pi della cifra convenuta. Il fotografo sperava che si sbrigassero.
La squadra di videoperatori aveva ripreso migliaia
di matrimoni come quello, e aveva l'impressione di guardare
una replica alla TV. Le compagne sposate di Tzippy ringraziavano
Dio che fosse finalmente venuto il suo turno.
Quelle non sposate si rassicuravano pensando che Tzippy era
rimasta nubile fino a ventitr anni, e la fine del mondo non
era arrivata.
E Tzippy stava ancora percorrendo la navata. Dato che
ogni sposa aveva una connessione diretta con Dio, a Tzippy
era stato chiesto di pregare per gli ammalati e le nubili, e ora
lo stava facendo. Aveva distribuito i gioielli fra le ragazze
non sposate, perch li tenessero in consegna mentre seguiva
l'usanza delle spose di presentarsi tutte ugualmente disadorne.
Le ragazze senza marito le avevano chiesto di poter tenere
la collana e gli orecchini di perle, e soprattutto l'anello
con il diamante. Come il bouquet che veniva di solito lanciato
nel mondo esterno, i gioielli indicavano chi sarebbe stata
la prossima a sposarsi.
Quando infine raggiunse la chuppah, Tzippy gir sette
volte intorno a Baruch. A ogni giro, Tzippy costruiva simbolicamente
le pareti della loro casa e affermava il ruolo di
supremazia del marito nella propria vita. Inoltre, con quei
sette cerchi, imitava Dio che aveva creato il mondo in sette
giorni. Poi il rabbino recit la prima delle benedizioni nuziali
sopra un calice d'argento pieno di vino bianco. Con
quelle parole, Tzippy fu ufficialmente promessa a Baruch.
Baruch bevve un sorso di vino, poi il velo venne sollevato e
fu la volta di Tzippy. Baruch e Tzippy si inchinarono come
se stessero pregando. Si inchinarono, poi si inchin il rabbino
e subito dopo anche i genitori. Il rabbino recit la seconda
serie di benedizioni, e gli sposi bevvero un altro sorso
di vino. Baruch disse, in ebraico: Con questo anello ti
consacro a me, secondo le leggi di Mos e di Israele. Infil
un anello d'oro al dito di Tzippy, e con questo furono marito
e moglie.
Sette rabbini, scelti in parti quasi uguali dalle due famiglie,
vennero chiamati sotto la chuppah per leggere, cantare,
salmodiare o mormorare le benedizioni loro assegnate.
Benedissero Dio che aveva creato il mondo e gli esseri umani.
Lo glorificarono per aver unito l'uomo e la donna, per
aver creato gioia e felicit, sposo e sposa, giubilo, canto, piacere
e diletto. Quando terminarono, Baruch calpest il bicchiere
e lo ruppe.
Tra il rumore del vetro in frantumi, le grida di mazel tov
e i primi accordi dell'orchestra, tra gli abbracci e le lacrime,
le due famiglie dimenticarono le liti e la rabbia. Joel non fece
caso alla misteriosa apparizione di tre membri supplementari
nell'orchestra. Scopr con sorpresa che Naomi aveva
ragione quando gli assicurava che tutto sarebbe stato pi
facile una volta che Tzippy e Baruch fossero stati sposati. Se
non altro, non si poteva pi sperare che cambiassero idea.
Naomi non cerc di intromettersi fra Joel e Herschel. Era
troppo impegnata a vivere quel momento. Shayna era troppo
impegnata a ricevere le congratulazioni per il bel matrimonio
per accorgersi che Dassi aveva percorso la navata con
una macchia di cioccolato sul vestito.
Perch quello era un matrimonio, ed era arrivato il momento
di ballare. Dopo aver trascorso qualche minuto da soli,
Tzippy e Baruch fecero il loro ingresso trionfale nel salone
dei banchetti. Al suono di un assordante rullo di tamburi,
con coriandoli e stelle filanti che volavano nell'aria, sotto
una fila di archi rivestiti di crespo e uno sbarramento di braccia
tese, Tzippy e Baruch vennero condotti a passo di danza
verso i rispettivi lati della sala.
Da un lato della cortina opaca, adorna di piante in vaso,
Joel danz con Baruch e lo abbracci. Si ritrov mano nella
mano con il rabbino di Baruch. Herschel lo strinse in un abbraccio,
e Joel non batt ciglio e non si tir indietro. Era pi
felice di quanto si fosse aspettato, e anche ubriaco. I ragazzi
della yeshiva sapevano quando era il momento di scatenarsi.
Cominciarono a ballare strisciando i piedi per terra,
compensando la scarsa variet dei passi con l'intensit dei
movimenti. Si misero in cerchio, tenendosi abbracciati e
avanzando verso il centro. Ma presto cominciarono a saltellare,
sollevando le gambe, girando su se stessi e agitando le
mani per aria come se stessero danzando il Lago dei Cigni.
Dall'altra parte della mechitzah, Tzippy era in piedi in mezzo
al cerchio e tirava dentro le altre. Prima ball con Shayna,
poi con Naomi. Tir dentro le sorelle entusiaste e una riluttante
Ilana. Poi danz con le nonne, le zie e le numerose cugine
di Baruch. Girava come una trottola, ancora incredula
di trovarsi in mezzo al cerchio. Ben presto l'ordine si scompose,
e Zahava danz con Naomi. Dena sal sulle spalle di Ilana.
Esther Leah batt le mani con Shayna, ed entrambe ruotarono
e piroettarono davanti a Tzippy. Sventolarono bandierine
e rotearono bastoni da majorette. Tirarono fuori un
albero di maggio. Tzippy sal sopra una sedia e lo tenne fermo,
mentre le ragazze le danzavano intorno reggendo i nastri
in tinte pastello. Dalla parte degli uomini, ragazzi in costume
da clown ballavano insieme ai rabbini. I ragazzi della yeshiva
sfrecciavano sui rollerblade.
La pista da ballo era gremita, e le donne si pestavano i piedi
a vicenda con i tacchi a spillo. Si formavano cerchi che poi
si rompevano e ne generavano altri. Donne in maniche lunghe
e parrucca che partecipavano a tre matrimoni la settimana
ballavano accanto a colleghe non ebree di Joel in abito
da cocktail senza maniche che non avevano mai ballato
una horah. Tenevano per mano cugine undicenni che sognavano
gi di sposarsi. Cerchi concentrici vorticavano in una
direzione e poi nell'altra. Si intersecavano di continuo, alcuni
girando in senso orario, altri in senso antiorario. Visto
da fuori, sembrava il caos. Ma dall'interno dei cerchi, le figure
complesse che si creavano intorno alla sposa erano evidenti.
In mezzo alla folla, Shayna trov Tzippy e le afferr
le mani. Mentre roteavano, Tzippy rovesci la testa all'indietro,
e vide sfrecciarle accanto un vortice indistinto di facce
sorridenti, fiori e tovaglie. Non voleva fermarsi. Se avesse
lasciato andare le mani di sua madre, non sarebbe caduta.
Avrebbe continuato a roteare da sola.
...
.
...
Sedici.
...
.
...
Millecinquecento chilometri pi in l, a Memphis, i mesi
passavano e la fame rimaneva. L'ultimo ristorante kosher
aveva chiuso due anni prima, e adesso in quella citt schiacciata
fra il Mississippi e l'Arkansas non c'era pi nulla. I ristoranti
kosher aprivano e poi chiudevano. A volte uno andava
bene, e allora ne aprivano un altro. Poi li chiudevano
entrambi. Finch qualche coraggioso si arrischiava ad aprirne
ancora uno. E poi lo chiudeva.
La storia della comunit ebraica di Memphis era legata a
quella dei suoi ristoranti. Tutto era cominciato a Pinch, il
vecchio quartiere ebraico downtown. North Main Street era
una fila di mercerie e banchi dei pegni, in mezzo ai quali sorgeva
Segal's Deli, il primo ristorante kosher della citt. Alla
fine Segal's Deli aveva ceduto il posto a Rosen's Deli, che
poi era diventato Cooper's Deli, ma tutti servivano le stesse
pietanze del vecchio mondo.
La comunit cresceva e prosperava. Gli ebrei lasciavano
Pinch e si trasferivano in case pi grandi nella zona di midtown.
Negli anni Cinquanta, Memphis era al culmine dell'espansione.
Per un anno intero, la citt ebbe un ristorante
e quattro macellerie kosher. Negli anni Settanta venne
aperto The Fiddler on the Roof, che in seguito cedette il posto
a The Posh Nosh, che a sua volta venne sostituito da una
serie di piccoli ristoranti, nessuno dei quali rimase aperto
per pi di un anno. Negli anni Ottanta vennero aperte e
chiuse tre pizzerie. Ma la comunit ebraica non crebbe mai
abbastanza da mantenere un proprio ristorante kosher. Senza
perdere la speranza, provarono con la cucina cinese, poi
con quella mediorientale, e poi di nuovo con la pizza.
Poi pi nulla. Gli ebrei di Memphis invidiavano le altre
citt, dove i ristoranti kosher riuscivano a sopravvivere. Sognavano
New York come le precedenti generazioni avevano
sognato Gerusalemme. Andavano in pellegrinaggio ai ristoranti
di carne, alle pizzerie, ai ristoranti kosher giapponesi e
tailandesi. Leggevano gli articoli del Jewish Press che recensivano
i ristoranti e progettavano vacanze in luoghi dove
si poteva mangiare. Ma tutto questo appagava solo temporaneamente
i loro desideri. Sapevano che una comunit, per
essere considerata autosufficiente, doveva avere un ristorante.
Quella di Memphis era una comunit orgogliosa. Avevano
costruito una scuola elementare e un nuovo istituto superiore.
C'erano tre sinagoghe ortodosse. Mancava soltanto
un ristorante kosher.
La sera prima dell'apertura, Herschel non riusc a dormire.
Lui e Shayna erano a Memphis da una settimana, ospiti
nel nuovo appartamento di Tzippy e Baruch. Shayna aiutava
i ragazzi a sistemare la casa. Herschel faceva gli ultimi preparativi
per il debutto del Kosher Connection.
Alle prime luci dell'alba, Herschel usc in silenzio dall'appartamento.
Entr dalle porte automatiche di Kroger, si
avvicin alla lunga fila di carrelli inutilizzati e ne scelse uno.
Il supermercato era la sua idea di paradiso. Era aperto ventiquattr'ore
al giorno, e nei barattoli e nelle scatole Herschel
vedeva solo possibilit, confezionate e pronte all'uso. Sognava
il giorno in cui non ci sarebbero pi state file alle casse,
e tutto sarebbe stato kosher. Avrebbe percorso le corsie
in lungo e in largo senza mai arrivare in fondo.
A Memphis, i supermercati erano enormi. Quello aveva
una banca e un fiorista. C'erano libri e cartoline d'auguri.
Un giorno, forse, avrebbe venduto anche vestiti e congegni
elettronici. Non ci sarebbe stato bisogno di andare altrove.
In quella citt c'era tanto spazio che la gente non sapeva come
usarlo. C'erano strade ampie e marciapiedi, anche se la
gente non camminava mai. Le case erano grandi e poco costose.
A Brooklyn, una piccola casa con tre camere da letto.
A Memphis, un palazzo. A New York, Herschel spingeva il
carrello lungo corsie strette e affollate. L poteva spaziare. I
suoi movimenti divennero ampi quanto i suoi sogni.
Si stava avvicinando. Gir l'angolo, super la panetteria,
la farmacia e il reparto latticini. Aveva lavorato tanto per arrivare
fin l telefonate, intrallazzi, promesse e adesso c'era
quasi. Si costrinse a rallentare. Poco prima di superare l'ultimo
freezer di verdure, abbandon il carrello e prosegu libero
da intralci.
Us una delle sue chiavi e alz la serranda metallica che
delimitava la parte posteriore del negozio. Accese le luci. Una
scritta al neon rossa dava il benvenuto ai clienti del Kosher
Connection. Entrando in quello spazio, gli avventori sarebbero
passati dal mondo di Kroger al mondo del kosher.
Herschel aveva appeso alle pareti fotografie in bianco e nero del
Lower East Side, nel tentativo di creare un'atmosfera da vecchio
mondo. In vista della grande inaugurazione, le pareti
erano state decorate con festoni blu e bianchi. Un vistoso
striscione proclamava: s, siamo kosher! Alcuni cartelli annunciavano:
SPECIALIT DEL GIORNO. PAGHI UNO PRENDI DUE.
chiedetemi un assaggio. Un banco frigorifero da esposizione
a forma di L divideva in due il locale. All'interno c'erano
piatti di ceramica neri in attesa di essere riempiti di insalata
di coregone, pasticcio di fegato, palline di matzo,
gefilte fish e kugel. C'erano due tavoli di formica bianca e alcune
sedie. Lungo le pareti erano allineati scaffali con prodotti kosher
poco diffusi, importati da Brooklyn e Israele. Il magazzino
sul retro traboccava di barattoli e scatolette. In cucina
erano appese pentole cos grandi che si potevano usare per
fare il bagno ai bambini. C'era un ceppo da macellaio pieno
di coltelli e un congelatore ben fornito e pronto all'uso.
Tutto era esattamente come Herschel l'aveva sognato, e
da l riusciva a vedere il proprio futuro. La gente sarebbe stata
attratta dalle corsie di Kroger fino al retro del negozio. Sarebbero
arrivati uno alla volta, o a gruppetti di due o tre, curiosi,
scettici, intimoriti e pieni di gratitudine. E soprattutto
affamati. Un'interminabile fila di clienti si sarebbe formata
davanti al banco. I clienti sarebbero stati serviti, ma la fila
non si sarebbe mai accorciata. Contenitori di pasticcio di fegato
e vassoi di knish sarebbero stati venduti ma mai consumati.
Le pareti si sarebbero dilatate per accogliere ogni nuovo
avventore. Herschel vedeva oltre quelle pareti, fino a Birmingham,
Charleston e Savannah, una feconda catena di reparti
kosher che si sarebbe moltiplicata e avrebbe abitato la terra.
...
.
...
Diciassette.
...
.
...
I clienti arrivavano secondo una logica che Baruch non
riusciva a comprendere. A volte il locale era vuoto, altre volte
c'erano tre clienti contemporaneamente, e tutti sostenevano
di essere arrivati per primi. Baruch cercava di tenere il
passo. Serviva i clienti, sorvegliava lo chef e si accertava che
tutto fosse kosher al cento per cento. Con una mano raccoglieva
cucchiaiate di pasticcio di fegato, mentre con l'altra
batteva i soldi in cassa.
Siete partiti con il piede giusto, gli disse una cliente.
Ma sapete cosa dovreste tenere? La pizza.
Perch non aggiungete un po' di piante? Vi stupireste
di quanto ravviverebbero il locale, disse un'altra cliente,
guardandosi intorno.
Herschel aveva detto che, una volta avviati, avrebbero assunto
qualche commesso, forse perfino un vicedirettore alle
dipendenze di Baruch. Gli aveva assicurato che il lavoro sarebbe
stato facile. Ci sarebbero stati lunghi intervalli di inattivit.
Baruch avrebbe avuto tutto il tempo per studiare. In
seguito avrebbe potuto tenere dei corsi sulla Torah. Avrebbe
potuto proporre la specialit pranzo-piu-studio. Ma il primo
giorno dopo la partenza di Herschel, Baruch si rese conto di
non avere la minima idea di quello che stava facendo. Non
aveva mai lavorato prima. Fino a quel momento, la scuola era
stata la sua vita. Si era diplomato con il punteggio pi alto
della classe ed era stato ammesso alla Columbia. Era rimasto
seduto davanti al Talmud per cinque ore di seguito senza perdere
la concentrazione. Ma non sapeva usare un registratore
di cassa. Non riusciva a servire i clienti senza dimenticare
quello che avevano ordinato.
Niente andava liscio. Mentre Baruch si affannava per risolvere
un problema, ne sorgeva un altro. Lo chef rimase senza
carne, e quando Baruch chiam per controllare, il fornitore
sostenne di averla mandata due giorni prima. Poi si guast
la bilancia, e Baruch batt uno scontrino di cinquecento
dollari per mezzo chilo di pasticcio di fegato. Rimase a corto
di spiccioli. Lasci cadere a terra una pallina di matzo, che
rotol in un punto inaccessibile sotto il contenitore dei cibi
surgelati. Prima che potesse rivolgersi al cliente successivo,
venne messo in agitazione da una consegna arrivata proprio
mentre squillava il telefono. Era Tzippy, e Baruch le assicur
che andava tutto bene. Quando torn al banco, una cliente
volle assaggiare il pasticcio di fegato. Si port il boccone al
naso e lo fiut. Diede un piccolo morso e cominci a masticare
lentamente, senza badare alla lunga coda che si stava
formando alle sue spalle. Tutti i clienti erano cos, incuranti
del fatto che Baruch avesse cento cose da fare. Gli chiedevano
da dove venisse. Volevano sapere la storia della sua vita.
A Memphis, Baruch era l'unico ad avere fretta.
Cercava di non pensare ad altro che al compito che stava
svolgendo in quel preciso istante. Ma voci dubbiose si affollavano
nella sua testa. Dicevano che aveva sbagliato a trasferirsi.
Aveva rinunciato al college per andare alla yeshiva,
e aveva rinunciato alla yeshiva per quel lavoro. Nella yeshiva,
Baruch aveva cercato di andare oltre le necessit materiali.
Nella yeshiva, l'unica cosa importante era il mondo dello spirito. Quel supermercato era l'epicentro del mondo materiale.
Le corsie erano cariche di prodotti di cui la gente non
aveva alcun bisogno. Cento tipi di biscotti, mille marche di
cereali. Inducevano a desiderare sempre di pi.
E non era cibo qualunque: la maggior parte di quei prodotti
era treif. Il Kosher Connection si trovava a pochi passi
dal banco della carne non-kosher. Tutte le mattine, quando
varcava la soglia di Kroger, Baruch veniva accolto da una
scritta intermittente al neon che reclamizzava la marca di carne
Boar's Head. Il banco del pesce era l fuori, in qualche
punto dell'ampia superficie del negozio. Laggi, le aragoste
nuotavano pigramente dentro una vasca. Gamberetti rosa
giacevano sopra uno strato di ghiaccio, messi in mostra come
piccoli gioielli. Ogni mattina, quando ci passava davanti,
Baruch non poteva far altro che ridere. Com'era caduto
in basso. Com'era lontano da dove aveva desiderato essere.
Posso assaggiare il pasticcio di fegato? chiese la cliente
successiva.
Potete prepararmi un centinaio di knish per domani?
Dovreste tenere cibo cinese, disse qualcun altro.
Barbecue kosher, dichiar un altro ancora. Ecco cosa
ci vorrebbe.
Non c'era un momento di riposo. C'erano sempre tre cose
da fare, e anche se le avesse fatte tutte, Baruch non sarebbe
comunque riuscito a tenere il passo. Nella yeshiva, i ragazzi
vivevano nel timore di sprecare il tempo. Non giocavano
a basket; non facevano conversazioni oziose. Erano
governati dal ticchettio del cronometro divino, e disdegnavano
qualunque cosa non fosse lo studio. Ma Baruch non aveva
tempo per studiare. Non c'era nemmeno il tempo per pensare.
Cerc di ripassare mentalmente una pagina del Talmud
mentre lavorava. Ma ogni volta che si girava dall'altra parte,
un cliente si avvicinava al banco e gli chiedeva il pasticcio
di fegato. Malgrado avessero cominciato la giornata con
una scorta di venti chili, il pasticcio era quasi finito.
Domani, prometteva Baruch, e mandava via tutti, sperando
che kugel e knish bastassero.
E poi, finalmente, un breve momento di silenzio. Nessun
cliente, nessuna telefonata, nessuna consegna, nemmeno il
crepitio dell'altoparlante. Sembrava che il supermercato si
fosse ripiegato su se stesso e fosse scomparso. Baruch tir
fuori il Talmud che teneva nascosto dietro il banco. Appoggi
il grosso volume alla bilancia, usandola come sostituto
dello shtender da tavolo che usava nel beis midrash. Scorse in
fretta le parole in cerca del punto in cui si era interrotto. Sulle
prime non riusc a ricordare l'argomento discusso in quella
pagina, e si rese conto di essere stato via a lungo.
Nella yeshiva, cominciava ogni giornata di studio ripassando
quello che aveva studiato il giorno prima. I pensieri
prosaici si allontanavano e le parole sulla pagina prendevano
vita. Si espandevano finch nella sua mente non rimaneva
posto per nient'altro. Adesso voleva ricreare quella sensazione.
Voleva liberare la mente dalle preoccupazioni mondane.
Le generazioni precedenti avevano studiato la Torah senza
badare a quello che accadeva intorno. Avevano escluso dai
loro pensieri la povert e la persecuzione. Baruch poteva
senz'altro chiudere gli occhi alle necessit del suo lavoro. Si
mise a fissare la pagina, e subito entr in contatto con le parole
che lo circondavano. Rabban Gamliel disse. Rabbeinu
Tarn dissenti. Qui una contraddizione, l una convalida. Le
parole divennero cos reali che poteva quasi tenerle in mano.
Il tintinnio della porta sembr provenire da un altro mondo.
Baruch chiuse con riluttanza il Talmud e rientr nel negozio,
aspettandosi di trovare un altro cliente, un'altra richiesta.
Sorpresa, disse Tzippy.
Era grondante di sudore. Veniva semplicemente dal parcheggio,
ma quella era Memphis in luglio. Ogni giorno si meravigliavano
di quel caldo, che li assaliva tutte le volte che
uscivano.
Tzippy fece per prendergli la mano, e Baruch, istintivamente,
si ritrasse. Entrambi scoppiarono a ridere.
Mi ero dimenticato, confess Baruch.
Dopo che per tanto tempo avevano avuto il divieto di toccarsi,
stentavano a ricordare che adesso era consentito. Per
Baruch, il mondo era diviso in due categorie: permesso e proibito.
Con il matrimonio le categorie si erano invertite, ma lui
non si era ancora abituato. Era cos avvezzo a classificare il
suo desiderio come qualcosa di proibito, che ogni minimo
tocco lo turbava.
Ma Dio e i rabbini non li avevano trasportati liberamente
nel regno del consentito. Anche la vita matrimoniale era
divisa in due: quando era permesso toccarsi e quando non lo
era. Quando Tzippy aveva le mestruazioni, e per tutta la settimana
seguente, non potevano toccarsi. Finch Tzippy non
si immergeva nel mikvah, erano di nuovo confinati nel regno
del proibito. Le regole erano ancora pi severe di prima. Non
potevano passarsi i piatti. Non potevano sedersi sullo stesso
cuscino del divano. Non potevano mangiare dallo stesso piatto.
Quelle regole erano state imposte da rabbini che conoscevano
bene il potere della tentazione.
I ragazzi fidanzati imparavano le regole del matrimonio.
Discutevano del sangue mestruale e delle macchie sulla biancheria.
Dissertavano del corpo femminile, dei seni, delle cosce,
di quello che c'era in mezzo alle gambe. Ma usavano le
parole ebraiche, la cui estraneit era sufficiente a mitigarne
il potere. Le parole si separavano dal loro significato. Le discussioni
procedevano come se stessero parlando di terreni
da misurare, punizioni da impartire, oggetti smarriti da restituire.
Ma adesso le situazioni teoriche si erano trasformate
in carezze reali, in brividi autentici. Le parole aride che
avevano usato nella yeshiva avevano ben poco a che fare con
la pelle morbida del corpo di Tzippy. Baruch voleva toccarla
in continuazione. Si meravigliava di poterlo fare. E si meravigliava
che anche Tzippy provasse lo stesso desiderio.
Ora conosceva due Tzippy. C'era la persona che in quel
momento sedeva davanti a lui, con la gonna lunga e la camicia
abbottonata fino al collo. Tzippy indossava quegli abiti
castigati perfino nel caldo opprimente di Memphis. Adesso
portava anche la parrucca, e bench fosse assolutamente realistica,
Baruch era consapevole della sua presenza. Ma poi
c'era l'altra Tzippy, che Baruch stava appena imparando a
conoscere. Questa Tzippy suggeriva timidamente che era ora
di andare a letto. Lo sorprendeva con reggiseni di pizzo nero
e mutandine microscopiche. Gli aveva detto che tutte le
ragazze religiose indossavano quel tipo di biancheria. Boro
Park era pieno di negozi di lingerie clandestini, con caste camicie
da notte in vetrina e completini audaci nascosti dentro
scatoloni nel retrobottega. Sotto tutte quelle gonne alla
caviglia c'erano minuscole mutandine e tanga trasparenti.
Dentro ogni camicetta a maniche lunghe c'erano pizzi neri,
rossi o porpora.
Baruch prese la mano di Tzippy. Mia moglie, pens. Amava
il suono di quella frase. Quando la guardava, vedeva il proprio
futuro. Avrebbero costruito una casa insieme e l'avrebbero
riempita di bambini. La loro vita avrebbe avuto uno scopo.
Finalmente poteva rilassarsi. Non sentiva il bisogno di
difendere quello che era diventato. Sposando Tzippy, aveva
affermato la propria identit. Il matrimonio segnava il vero
ingresso dell'adulto nella comunit. Non importava che avesse
solo ventun anni. Era un uomo sposato.
Solo quando parlava con i suoi genitori si sentiva ancora
bambino. Teneva a freno la lingua, temendo che se avesse
parlato dei suoi problemi con il lavoro gli avrebbero detto che
aveva avuto torto. Cos diceva che amava Memphis. Amava
il suo lavoro. Aveva molto tempo per studiare. Con sua grande
sorpresa, Naomi e Joel prendevano quel che diceva come
un dato di fatto. Dal giorno del matrimonio si era creata una
sorta di consenso silenzioso. Non cercavano pi di cambiarlo.
Sua madre continuava a ripetergli che stava facendo un
buon lavoro e doveva essere fiero di s. Poi cercava di convincere
Joel a prendere il telefono. Il pi delle volte i suoi
tentativi erano infruttuosi. Tornava al telefono e riferiva che
Joel era indaffarato ma gli mandava i suoi saluti.
E quando riuscivano a parlare, ogni conversazione tra Baruch
e Joel era una gara a chi diceva di meno. C'erano lunghi
silenzi e risposte monosillabiche, finch uno dei due non dichiarava
di dover riagganciare. Al matrimonio, suo padre si
era lasciato coinvolgere dalle circostanze. L'aveva abbracciato
durante il ballo, e Baruch aveva pensato che forse si sarebbero
riavvicinati. Ma quel momento era passato, lasciandosi
dietro solo silenzio. I loro litigi, per quanto carichi di tensione,
li avevano tenuti uniti. Adesso non avevano pi niente
da dirsi. Al telefono c'erano tanti modi per nascondersi.
Baruch port a Tzippy qualcosa da mangiare, e lei si appollai
su uno sgabello dietro il banco e cominci a parlare.
Baruch, mentre lavorava, la imboccava con polpette e pezzetti
di knish infilzati sugli stuzzicadenti.
Perch non assaggi un pezzettino di questo? le chiese
Baruch con l'accento del sud che stava cercando di perfezionare.
Be', grazie, tesoro, lo assaggio senz'altro, rispose
Tzippy, con la sua versione dello stesso accento.
Baruch le pass un braccio intorno alla vita. Niente male,
disse. Parli proprio come loro.
Bene. Perch mi piace stare qui.
Davvero? chiese Baruch.
A parte il caldo, disse Tzippy, mi piace tutto.
Pi si allontanava dalla sua famiglia, e pi sembrava felice.
Baruch era contento di vederla cos. Non le disse che aveva
trascorso l'intera giornata a pentirsi di essere venuto a
Memphis. Non voleva smorzare il suo entusiasmo. Invece
torn al lavoro. Era quasi ora di chiudere, e Baruch mise via
il cibo e cominci a pensare al giorno dopo. Doveva assicurarsi
che la carne scongelata fosse sufficiente. Doveva controllare
le scorte e compilare i moduli per le ordinazioni.
Mi dispiace, disse un'ora dopo. Ci sto mettendo pi
del previsto.
Posso aspettare, rispose Tzippy.
Pass un'altra ora, e Baruch stava ancora lavorando. Dovresti
andare a casa, disse a Tzippy.
Non puoi continuare domani?
Mi piacerebbe. Ma domani avrei ancora pi da fare.
Andr tutto bene, lo rassicur Tzippy.
Sei sicura?
Certo che sono sicura, rispose lei. Lo salut con un
bacio, e mentre si allontanava, Baruch la guard con desiderio.
Di nuovo quella lunga gonna a pieghe che nascondeva
tante cose.
Quando finalmente Baruch arriv a casa, Tzippy era a letto.
Sai cosa vedo quando chiudo gli occhi? le disse, scuotendo
la testa come per liberarla del contenuto. Vedo roba
da mangiare.
Vieni, disse Tzippy. Sdraiati.
Baruch si sdrai accanto a lei, e Tzippy tir le coperte fin
sopra le loro teste, creando una tenda.
Ciao, sussurr.
Erano cos vicini che il volto di Baruch le appariva sfocato.
Non riusciva ancora a credere che potessero stare a letto
insieme. Erano sposati da sei settimane, e a volte, quando si
svegliava, Tzippy si dimenticava dov'era. Poi si ricordava, e
allora tornava ad assaporare la sua nuova condizione di donna
sposata.
Quando chiudeva gli occhi, vedeva il matrimonio. Nonostante
tutte le proteste, le era piaciuto essere la sposa. Non
aveva quasi visto Baruch per tutta la cerimonia. Erano separati
dalla mechitzah che divideva in due la sala. Ma dopo
che le donne ebbero danzato insieme, gli uomini le raggiunsero
in massa. Tzippy si sedette su una sedia, e gli uomini la
sollevarono. Una moltitudine di braccia la trasport dall'altra
parte della sala. Quando oltrepassarono il confine, la stanza
si svuot del satin lucido e colorato, delle collane scintillanti
e delle pochette e si trasform in un mare di abiti neri.
Il suo vestito era di un bianco accecante contro quello sfondo.
Poi sollevarono anche la sedia su cui era seduto Baruch.
Qualcuno gli diede un tovagliolo bianco, e lui ne porse un'estremit
a Tzippy. Lei allung la mano e lo afferr, unendosi
a lui al di sopra della folla.
Alla fine della cerimonia, si allacciarono timidamente per
la vita. Salutarono i famigliari e uscirono dalla sala. Andarono
al Brooklyn Marriott Hotel, e passarono per l'atrio dove
Tzippy aveva vissuto un appuntamento fallito dopo l'altro.
Ripens a quei momenti, al suo desiderio di correre via. Questa
volta pass con orgoglio accanto alle poche coppie fortunate
che si erano fermate fino a tardi e sal di sopra con suo
marito.
Ora potevano entrare in una stanza e chiudere la porta. Potevano
avvicinarsi quanto volevano. Il volto di Baruch era vicino
al suo, e lei non doveva scostarsi. Baruch appoggi la
guancia alla sua. Tzippy gli accarezz la faccia. Lui le pass le
mani tra i capelli. Lei gli pos la testa sul petto. Ogni volta che
si toccavano, sembravano sorpresi. Anche se avevano aspettato
quel momento, non avevano davvero creduto che potesse
arrivare. Le loro labbra si incontrarono, un bacio leggero,
rapido, dolce. Poi Baruch la baci davvero, e Tzippy rimase
quasi senza fiato. C'erano tutti quei mesi di attesa, nel sospiro
che le sfugg. Era consapevole di tutte le parti del suo corpo:
la schiena, che si inarcava e si tendeva verso di lui; la punta
delle dita e le piante dei piedi, che pizzicavano e bruciavano.
Tutto il corpo si accendeva di piccole e brevi sensazioni.
Quelle sensazioni, pens Tzippy, erano all'origine dell'espressione
misteriosa negli occhi delle sue amiche appena sposate.
Non dicevano niente, ma per giorni, dopo il matrimonio,
sembravano molto pi vecchie: anni interi le separavano
dalle ragazze non sposate. Ma adesso non voleva pensare alle
amiche, come non voleva pensare al matrimonio e agli invitati.
Se avesse aperto la mente per farli entrare, tutti e cinquecento
gli ospiti si sarebbero affollati intorno al letto. Tzippy
voleva essere dov'era. Voleva che il mistero si svelasse.
Il corpetto del suo abito da sposa era di satin, attillato, e
formava una V all'altezza della vita. La gonna era composta
da strati di tulle. Baruch armeggi con un bottone rivestito di
pizzo, uno dei cento sul retro del vestito. C' una cerniera, -
gli sussurr Tzippy all'orecchio. Baruch la trov, nascosta
sotto i falsi bottoni, e la apr con mano tremante. Anche a
Tzippy tremavano le mani, ma si tenne stretta a Baruch e si
calm. Baruch le fece scivolare il vestito dalle spalle e poi lungo
il corpo. Tzippy fece un passo avanti, improvvisamente libera
da timidezza e paura. Rimase in piedi davanti a lui, in
reggiseno e mutandine di pizzo, accanto al vestito che giaceva
sul pavimento in un ammasso di tulle scintillante.
Lentamente, timorosi, con risatine e sguardi imbarazzati,
si spogliarono a vicenda e si stesero sul letto, lei sotto e
lui sopra. Spaventati, eccitati e incerti su cosa fare, si baciarono
ancora. Le loro mani cominciarono a esplorare, compiendo
piccole incursioni in territori finora proibiti. Poi aprirono
gli occhi e si trovarono faccia a faccia. Si fissarono, cos
vicini che si vedevano sfocati. Senza vestiti, e senza la solita
distanza, Baruch sembrava cos diverso. Incapace di credere
che stessero facendo proprio quello, Tzippy non sapeva pi
chi fosse lui, o chi fosse lei sotto di lui. Ma poi cominciarono
a ridere. Baruch le prese il volto tra le mani e sussurr il
suo nome. Tzippy sussurr quello di lui, e con un luccichio
negli occhi, con la pelle nuda, si trovarono.
Pi tardi, Tzippy si addorment, impressionata dal fatto
che fosse accaduto davvero. Guardando suo marito, si chiese
se non fosse stato un sogno. Forse l'avevano soltanto desiderato.
Il matrimonio era seguito da una settimana di sheva brachos.
Tzippy e Baruch facevano la spola tra tra Brooklyn e il
New Jersey, ogni sera una cena diversa, un vestito diverso.
Tzippy indossava i tailleur nuovi e la parrucca, man mano che
diversi gruppi di parenti e amici le auguravano mazel tov e la
baciavano sulla guancia. E sempre, circondata da tutta quella
gente, tornava a pensare ai momenti di intimit. Dentro
di s, continuava a giacere tra le lenzuola aggrovigliate, sotto
il peso di Baruch, dentro il cerchio delle sue braccia.
Al termine della settimana si trasferirono a Memphis.
Herschel e Baruch passavano tutto il giorno da Kroger, mentre
Tzippy e sua madre compravano i mobili e sistemavano
l'appartamento. Con l'energia che le era rimasta dai preparativi
del matrimonio, Shayna si assicurava che tutto fosse
perfetto nella casa degli sposi. Era ancora euforica, e sorrideva
radiosa a ogni frase di Tzippy e Baruch. Nella gioia del
dopo-matrimonio, Tzippy non riusciva a essere arrabbiata
con Shayna. Ed era solo per una settimana. Aveva tutta la
vita davanti a s. Quando i suoi genitori partirono, Tzippy
chiuse la porta alle loro spalle. Gir la chiave nella toppa,
tanto per essere sicura.
A Memphis tutto era nuovo. Questa  la prima volta che
preparo la cena da sposata, pensava Tzippy. Questa  la prima
volta che faccio il bucato, la prima volta che faccio la spesa.
La sua vita divenne una serie di prime volte. L'appartamento
era un piccolo bilocale, ma tutto loro. Tzippy disf i
bagagli, e ogni libro che metteva sullo scaffale, ogni quadro
che appendeva alla parete consolidavano il fatto che era tutto
vero. In caso se ne fosse dimenticata, i provini delle foto
nuziali le sorridevano da ogni superficie libera dell'appartamento.
La casa risplendeva della loro condizione di sposi novelli.
Non avevano ancora finito di disfare i bagagli, e gi
l'appartamento era diventato un'esposizione di regali di nozze:
otto coppe d'argento per il kiddush, cinque taglieri per la
challah, undici foderine per la challah, diciassette scatole per
le spezie. Casse piene di stoviglie di porcellana avvolte nella
plastica a bolle attendevano Tzippy.
In vita mia non ho mai visto tanti chili di pasticcio di
fegato. Prova a immaginare di aprire un frigorifero e non vedere
nient'altro che contenitori pieni di pasticcio di fegato, -
disse Baruch.
Tzippy non voleva sentir parlare di pasticcio di fegato, e
tir ancora pi su le coperte.
 come se oggi tutti quanti si fossero svegliati con l'intenzione
di mangiare pasticcio di fegato, prosegu Baruch.
Una donna mi ha fatto promettere di metterne da parte
qualche chilo solo per lei. E poi qualcun altro ha telefonato
per fare un'ordinazione speciale di dieci chili.
Tzippy lasci andare le coperte. Cosa se ne fanno di dieci
chili di pasticcio di fegato?
Non ne ho idea. Non ho avuto modo di chiederlo. Ma
ti dico una cosa. La gente lo ordina. Qualcuno ha chiamato
da Hot Springs, Arkansas, per sapere se potevamo spedirne
un po' per un bar mitzvah. Chiuse di nuovo gli occhi. Ho
paura che sogner pasticcio di fegato.
Tzippy rise.
Cosa c' di tanto buffo? chiese Baruch.
Tu, rispose Tzippy.  buffo sentirti parlare in questo
modo.
Si aspettava che ridesse anche lui, ma Baruch non ci riusc.
Adesso che erano soli, non riusciva a nascondere quello
che provava.
Non so cosa sto facendo, confess. Non volevo dirti
niente, ma oggi  stato orribile. Ogni volta che mi giravo
dall'altra parte, qualcosa andava storto. E non ho tempo per
nient'altro. Ho studiato pochissimo da quando siamo arrivati
qui.
Tzippy gli vide sul volto non solo stanchezza, ma anche
paura. Quando Baruch le aveva accennato per la prima volta
all'idea di venire a Memphis, Tzippy non aveva creduto
che sarebbe successo davvero. Quando, con sua sorpresa, le
cose si erano messe in moto, si era sentita elettrizzata. Era
riuscita a sopravvivere alle ultime settimane in casa dei suoi
grazie al pensiero che presto sarebbe stata ben lontana. Ogni
volta che sua madre esigeva troppo, ogni volta che le sue sorelle
strillavano e danzavano in cerchio intorno a lei, Tzippy
immaginava il luogo tranquillo e silenzioso che la attendeva.
Il suo cervello lavor in fretta, e Tzippy propose l'unica
soluzione che le veniva in mente.
Chiama mio padre, disse. Se gli chiedi di tornare qui
ad aiutarti, lo far.
A quel suggerimento, Baruch parve subito sollevato. Magari
potrebbe venire per un'altra settimana, finch non mi
sentir pi tranquillo. Sono sicuro che la situazione migliorer.
Non pu che migliorare, credo, disse Baruch. Chiuse
gli occhi e si strofin le tempie, cominciando a rilassarsi. Ma
questa ossessione con il pasticcio di fegato! Ti dico, non ho
mai visto niente del genere.
Okay. Basta con il pasticcio di fegato, disse Tzippy.
Si port un dito alle labbra e attir Baruch verso di s.
...
.
...
Diciotto.
...
.
...
Il video del matrimonio, in tutto sette ore, girava ininterrottamente
sul videoregistratore, e Shayna non riusciva a
smettere di guardarlo. Il televisore era spuntato dal suo nascondiglio
nel guardaroba della camera da letto, e ora occupava
una posizione centrale in soggiorno. La prima volta che
l'aveva guardato, Shayna aveva cercato di assimilare l'intero
matrimonio in una sola volta. Poi l'aveva guardato ripetutamente,
ogni volta concentrandosi su un particolare aspetto.
Cerc di dedurre dall'espressione di Naomi che cosa pensasse
dei fiori, del cibo e della musica. Ferm l'immagine nei
punti esatti in cui le acconciature delle figlie crollavano dall'elaborato
sostegno ritorto. Sapeva con esattezza quando la
salsa al cioccolato si era rovesciata su ognuno dei vestiti color
lavanda. Vide quali tra le sue amiche avevano ballato per
tutto il tempo. Voleva vedere chi aveva mangiato cosa, chi
aveva parlato con chi, chi era andato via presto. Avrebbe voluto
che la videocamera avesse un microfono, in modo da poter
ascoltare i commenti degli invitati.
Non erano passati neppure due mesi dalla sera in cui le sue
ospiti, con indosso lunghi abiti adorni di perline, si erano aggirate
davanti ai tavoli del buffet. Le donne di cui aveva sempre
desiderato l'amicizia portavano borsette di Judith Leiber
tempestate di strass e gustavano il banchetto che Shayna aveva
preparato per loro. Al ricevimento che aveva preceduto la
cerimonia, avevano circondato sua figlia sul trono di vimini
bianco, esclamando che era bellissima. Quando si chinavano
a baciarla, lasciavano fluttuare il bacio nell'aria per non macchiare
la visione che avevano davanti. Al momento di dare inizio
alla cerimonia, gli uomini avevano raggiunto ballando la
sedia di Tzippy, e Baruch le aveva calato il velo sulla faccia.
Sulle guance di Tzippy era brillata qualche lacrima, ma Shayna
aveva continuato a sorridere. Il suo trucco era perfetto, e
non voleva rovinarlo piangendo. Aveva fissato Tzippy nell'abito
da sposa, sotto il velo, e aveva trattenuto il respiro. Non
avrebbe pi visto niente di cos bello in vita sua.
Alla fine della serata, mentre si sparecchiavano i tavoli, si
mettevano da parte gli avanzi e l'orchestra smontava gli strumenti,
Shayna rivolse lo sguardo al soffitto rivestito di specchi,
in cui si riflettevano le rose bianche a gambo lungo. Erano
sospese sopra di lei, come particelle di luce bianca. Se si
fossero staccate, sarebbero atterrate fluttuando nelle sue mani
tese. Shayna apr le mani per raccoglierle. Voleva prenderle
tutte. Voleva continuare a vivere in quell'istante, quando
non solo aveva fatto parte di quel mondo, ma aveva sentito
di possederlo.
Ti ho detto dell'affettatrice che voglio ordinare? chiese
Herschel a Shayna mentre entrava in soggiorno.
Non adesso. Sto guardando il video, rispose Shayna.
Herschel ignor la sua richiesta di silenzio. Bisogna ricordarsi
di non restare indietro con l'attrezzatura, se ci si
vuole espandere.
Shayna lo zitt di nuovo.
Herschel lanci un'occhiata alla TV. Quante volte pensi
di riuscire a guardarlo? le chiese.
Si alz in piedi e si mise a camminare per il soggiorno,
passando davanti al televisore. Da quando erano tornati da
Memphis, Herschel non smetteva mai di parlare del Kosher
Connection. Continuava a ripetere quanto gli fosse piaciuta
Memphis. Se fosse stato per lui, avrebbero fatto le valigie e
si sarebbero trasferiti seduta stante. Per Shayna c'era solo un
pezzo di Memphis che aveva importanza, e cio la casa degli
sposi, l'appartamento dove viveva sua figlia.
Era stata benissimo, laggi. Aveva aiutato Tzippy a scegliere
i mobili. L'aveva aiutata a disfare i pacchi dei regali.
Trattenendo il fiato, aveva tolto la carta che li avvolgeva,
aveva scostato la velina bianca per tirar fuori un vaso di cristallo,
un servizio da tavola in porcellana fine. Aveva esposto
ogni cosa sui ripiani. Aveva allineato l'argenteria nella
nuova credenza con vetrinetta. Con posate nuove, pentole
nuove, lenzuola nuove e tovaglie nuove, era davvero possibile
ricominciare tutto da capo.
Quando era dentro l'appartamento, non le importava in
quale citt si trovasse. Ma appena usciva all'aperto, non riusciva
a capire perch sua figlia fosse l, a Memphis. Faceva
caldo, la comunit era minuscola. Non c'era nessuno dei negozi
a cui era abituata, e nonostante i progetti di Herschel,
non c'era nemmeno un ristorante dove andare a mangiare. La
cosa che le dava pi fastidio, per, era la lontananza da Brooklyn.
Era come stare in esilio. A Tzippy non importava. Adorava
Memphis. Diceva che era una bella citt, che c'era un
mucchio di spazio. Ma a cosa serviva? Che motivo c'era di
possedere un servizio da diciotto in porcellana e le migliori
coppe d'argento per il kiddush, se non c'era nessuno a vederle?
Invece di tutto quello spazio, Shayna avrebbe voluto una
quantit di persone che vedessero e approvassero la casa di
Tzippy. Se solo avesse potuto prendere l'appartamento e trasportarlo
cos com'era nel suo angusto giardino, dove Tzippy
avrebbe continuato ad abitarci insieme a Baruch. Avrebbe
avuto la sua vita, ma si sarebbe svolta davanti alle finestre di
Shayna.
Sul video apparvero di nuovo Tzippy e Baruch, ufficialmente
sposati. Mentre venivano sospinti a passo di danza in
fondo alla navata, Shayna colse gli inconfondibili segni della
felicit sul volto di Tzippy. Le venne voglia di parlarle. Voleva
chiederle se si ricordasse di quel preciso istante.
Prima che alzasse la cornetta per chiamare, il telefono squill,
e Shayna sent che era Tzippy. Non importava quanto fosse
lontana, sua figlia era legata a lei. Ferm il video e and a
rispondere. Ma Herschel agguant il telefono per primo.
Baruch, come va? chiese.
Shayna aspett che Herschel le passasse la cornetta. Immagin
che Tzippy, in piedi accanto a Baruch, lo stesse esortando
a sbrigarsi per poter parlare con lei. Ma Herschel riprese
a camminare, con passo ancora pi veloce. Parlava altrettanto
velocemente, muovendo le mani avanti e indietro.
Qualche minuto dopo, Herschel riagganci e si ferm davanti
a lei, tutto pimpante.
Hanno bisogno di me, laggi, annunci.
Shayna distolse lo sguardo e lo riport sul televisore, dove
lei e Tzippy danzavano in mezzo a un cerchio di donne.
Schiacci alternamente i tasti pause e play del telecomando,
in modo da far durare il pi possibile quel momento. Solo cos
poteva ottenere tutto ci che desiderava da sua figlia, la sposa.
...
.
...
Diciannove.
...
.
...
Herschel era in piedi dietro il banco, con indosso un berretto
da baseball della University of Memphis e un grembiule
bianco sopra la camicia e i pantaloni del vestito. Si divertiva
a portare i guanti di plastica per maneggiare il cibo.
Non hai creduto che ti avrei abbandonato, vero? disse.
Era ovvio che sarei tornato. E comunque dovevo ispezionare
una fabbrica vicino a St. Louis, cos in pratica ero
gi da queste parti.
Quello che Herschel diceva o faceva non aveva importanza.
Baruch era semplicemente felice che fosse l. La situazione
non era migliorata. Aveva pi clienti di quanti ne
potesse gestire. Volevano essere serviti tutti contemporaneamente,
e tutti volevano comandare. Dopo poche settimane,
si aspettavano che Baruch li conoscesse per nome e sapesse
di chi erano parenti. Se cercava di sollecitarli, gli sorridevano
con la bocca, ma con gli occhi lanciavano sguardi
assassini.
Tanto per cominciare, disse Herschel, tirando fuori
dalla borsa un altro berretto da baseball della University of
Memphis. Devi calarti nella parte.
Baruch indoss il berretto. Molto bene, dichiar Herschel.
In secondo luogo, devi sorridere. Vedrai, Baruch.
Una volta che ci hai fatto la mano,  un gioco da ragazzi.
Baruch voleva crederci. Con la presenza di Herschel, sembrava
possibile. Herschel faceva sembrare tutto facile. Sapeva
sempre cosa dire. Alla fine della settimana, conosceva
il nome di chiunque avesse mai vissuto a Memphis. Dava del
tu a tutti quelli che lavoravano nel supermercato. Si aggirava
per il negozio intavolando conversazioni. In cucina, sbirciava
dentro le pentole gorgoglianti. Immergeva le dita nelle
padelle e poi se le leccava.
I clienti si sedevano al tavolo e gli chiedevano come fosse
entrato nel giro. Herschel usciva da dietro il banco e raccontava
loro di suo padre. Diceva di usare le ricette che il
padre aveva portato dal Vecchio continente, impresse nella
memoria e trascritte nel preciso istante in cui era sceso
dalla nave. Chiedeva come mai la loro famiglia fosse finita
a Memphis. Sosteneva di aver motivo di credere che anche
un suo lontano cugino avesse un tempo vissuto da quelle
parti.
Gli investitori visitavano il negozio insieme alle mogli,
come avevano fatto tutti i giorni, innervosendo Baruch con
i loro sguardi legittimamente indagatori. Herschel li serviva
per primi, a prezzo ridotto e con porzioni doppie. Preparava
il tavolo, in caso volessero fermarsi a cena. Gli investitori,
a loro volta, gli dicevano cosa fare. Offrivano consigli sull'arredamento
e sul menu. Herschel annuiva a ogni loro parola,
e prometteva di occuparsene l'indomani, prima di ogni
altra cosa. Li portava a fare un giro in cucina. Mostrava loro
i coltelli di prima qualit, i piani da lavoro a prova di graffio,
il nuovissimo frigorifero formato gigante. Diceva che il
negozio andava bene, ma rimaneva ancora un po' al di sotto
delle aspettative. Gli investitori si consultarono in privato e
decisero di dargli altri soldi, perch il cibo era buono e la comunit
contenta.
Quando serviva i clienti, Baruch pregava che non ordinassero
niente di complicato. Il suo scopo era quello di chiudere
la transazione senza commettere errori. Con Herschel
che lo osservava, divent ancora pi nervoso. Quando una
cliente gli chiese soltanto una confezione di carne macinata,
sospir di sollievo.
Mezzo chilo di carne macinata? Tutto qui? chiese
Herschel.
Non voleva nient'altro.
No, credeva di non volere nient'altro. Il tuo lavoro consiste
nel convincerla che vuole di pi. Stai a vedere, disse
Herschel, e and al banco.
Trov tre clienti in attesa di essere servite.
Cosa posso fare per lei? chiese Herschel alla prima. E
sotto gli occhi stupiti di Baruch, offr alla donna un pezzetto
di pasticcio di fegato infilzato sulla punta della forchetta.
Venite ad assaggiare, disse alle altre.  squisito, no?
Dopo averle convinte, Herschel incaric Baruch di impacchettare
un chilo di pasticcio di fegato per quelle belle signore,
e di aggiungere qualche knish offerto dalla casa.
Andiamo, Baruch, disse Herschel quando rientr in
cucina. Devi usare l'immaginazione. Devi crederci. So che
la giornata  stata lunga e che tu sei stanco. Ma dammi retta,
Baruch, questo progetto decoller, e tu ne farai parte. Fra
due settimane sarai un professionista, e non ti ricorderai nemmeno
di esserti sentito cos. Fra un mese gestirai il locale durante
il giorno e insegnerai di sera. Che ne dici? Potresti allineare
le sedie l in fondo, servire la cena e insegnare la Torah
come dessert.
Baruch lo guard con aria scettica. Con tutta la fatica che
faceva sul lavoro, si era dimenticato di quell'idea. Non pensava
pi a elevare la materia al livello dello spirito. Non riusciva
nemmeno a immaginare di preparare le lezioni, figuriamoci
convincere i clienti a sedersi ad ascoltarle. Con tante cose
da fare nel presente, chi aveva tempo di pensare al futuro?
Tzippy e Baruch rubavano momenti di intimit dietro il
banco. Quando erano in magazzino o in cucina, si tenevano
per mano sussurrando. Ma adesso che c'era Herschel, quei
momenti erano pi difficili da trovare. Herschel aveva sempre
qualcosa di nuovo da mostrare loro.
Prima di trasferirsi a Memphis, Tzippy aveva deciso che
il Kosher Connection sarebbe appartenuto solo a Baruch. Ma
da quando erano arrivati, era andata tutti i giorni a dare una
mano. C'era una lista infinita di cose da fare, la maggior parte
delle quali non sarebbe mai venuta in mente n a Herschel
n a Baruch. Tzippy appese una lavagna gigante e vi scrisse
sopra le specialit del giorno. Compr le tovaglie e mise in
ordine le posate di plastica che ingombravano il banco. Aggiunse
alcune piante verdi e ridusse il numero di salami che
Herschel aveva appeso al soffitto.
Forza, piccioncini, li chiam Herschel. Abbiamo da
fare.
Cosa sar, stavolta? sussurr Tzippy, ridacchiando.
Shhh, disse Baruch, ma rise anche lui.
Si separarono di malavoglia, mentre Herschel entrava in
cucina a cercarli.
Eccovi qua, disse. Ho avuto un'idea fantastica.
Non aveva dimenticato il pasticcio di fegato. Continuava
a essere il loro articolo pi venduto, e Herschel voleva confezionarlo
e spedirlo in tutto il mondo. Stava pensando al
ghiaccio secco e al FedEx. Voleva mostrare a Baruch il progetto
che aveva stilato. Voleva che Tzippy preparasse un opuscolo.
E forse avrebbe potuto anche disegnare la confezione.
Una cosa per volta, disse Tzippy, e gli mostr i menu
che aveva riscritto.
Sono bellissimi. Sei un vero talento, disse Herschel.
Ce l'hai nel sangue.
A volte, quando era piccola, Tzippy si svegliava in piena
notte, scendeva le scale e trovava il padre seduto al tavolo
della sala da pranzo, con un taccuino di fronte e lo sguardo
fisso su un punto davanti a s. Quando Tzippy si avvicinava,
in camicia da notte, Herschel, ancora in giacca e cravatta,
le metteva un braccio intorno alle spalle e le diceva che le
idee erano tutte l fuori. Bisognava solo saperle vedere.
Un tempo Tzippy avrebbe voluto lavorare con lui. Voleva
aiutarlo a trovare le idee e a realizzarle. Herschel la ascoltava,
annuendo con entusiasmo. Si vantava con gli amici di
avere una figlia con la testa sulle spalle. Ma quando era cresciuta
abbastanza per cominciare a pensare al matrimonio,
Herschel l'aveva spinta nel mondo della madre. Adesso, a
Memphis, si vantava di lei con i clienti. Diceva che lui e Baruch
si limitavano a eseguire gli ordini di Tzippy. Era lei, in
silenzio, a dirigere tutto.
Le donne della comunit la guardavano con adorazione.
Speravano che la presenza di una nuova coppia di giovani contribuisse
a rivitalizzare la comunit. Quello era il loro perenne
obiettivo, il loro eterno sogno. Li invitavano al pranzo del
Shabbos. Volevano che Tzippy entrasse nei loro comitati, nelle
loro associazioni. La maggior parte di loro aveva l'et di sua
madre e la trattava come una figlia. Le donne della sua et
erano indaffarate con i bambini. Arrivavano al banco e ordinavano
le pietanze cullando un neonato. A volte le sembravano
uscite dalle case del suo quartiere di Brooklyn. Alcune
indossavano le stesse gonne e portavano la parrucca. Erano la
versione locale di sua madre e delle sue amiche. Ma l c'era
una maggiore variet. Alcune entravano nel negozio in pantaloncini
corti e canottiera, eppure ordinavano carne kosher.
Tzippy accettava i loro inviti per il Shabbos. Chiacchierava
con loro quando venivano a fare la spesa. Era contenta di
fare amicizia con loro, e grata per l'accoglienza che avevano
riservato a lei e Baruch. Ma non voleva diventare una di loro.
A casa, era sempre stata circondata di gente. Sua madre
riempiva di ospiti la tavola del Shabbos, temendo di lasciare
qualche spazio vuoto. Voleva sapere chi fossero le sue amiche.
Le contava, per tenersi aggiornata. Se Tzippy voleva
passare il pomeriggio del Shabbos a leggere nella sua stanza,
la accusava di essere un'asociale e la mandava fuori, a casa di
qualche amica. Ma adesso Tzippy era felice di stare sola. Vivere
in una nuova citt, nel suo appartamento, con suo marito,
era tutto ci di cui aveva bisogno.
Casse di cavoli e broccoli, spinaci e cespi di lattuga erano
ammonticchiate in attesa. Oltre a dirigere il negozio, Baruch
doveva controllare che tutto fosse kosher al cento per cento.
Doveva lavare le verdure ed eliminare gli insetti. Immergeva
nell'acqua ogni cimetta o foglia e poi la alzava controluce.
Baruch era in piedi davanti a una tinozza di broccoli presumibilmente
lavati ed esaminati tre volte. Alcuni erano gi
stati utilizzati per i kugel. Ma ora vide qualcosa. Tenne un
broccolo controluce finch non fu sicuro. Un minuscolo insetto
verde strisciava sopra una foglia. Herschel entr e si avvicin.
Baruch non disse nulla. Si limit a indicare col dito.
Decidi tu cosa fare, disse Herschel, mettendogli un
braccio intorno alle spalle.
Era vero. Sulla questione del kosher, Baruch era nel suo
elemento. In quella cucina era in gioco la parola di Dio. Baruch
aveva studiato con attenzione i testi che discutevano
ogni aspetto del kosher. Aveva trascorso mesi a imparare tutte
le diverse opinioni. Conosceva quelle della maggioranza e
quelle della minoranza. Nella yeshiva, avevano ripercorso l'evoluzione
di ogni legge, seguendola fino alle sue applicazioni
pratiche. Avevano parlato di stufe a legna e pentole di terracotta,
tinozze di carne e gocce di latte. Avevano analizzato
le differenze tra vetro e metallo, caldo e freddo, senza mai
avvicinarsi a una vera cucina. Per loro la cucina non era pi
reale del mattatoio, delle piantagioni, dei bagni, della piazza
del mercato, del Sacro Tempio. Ma adesso, per Baruch,
era diventata reale. Un insetto nei broccoli era l'occasione
per mettere in pratica la legge di Dio. Cap di non aver abbandonato
ci che aveva imparato. Lo stava solo guardando
da un altro punto di vista.
...
.
...
Venti.
...
.
...
Tzippy si svegli e si accorse di essere sola. Si rotol nel
letto, spalanc le braccia e si stir. Adesso che suo padre era
tornato a New York, l'appartamento sembrava pi grande.
Le giornate sembravano vuote, le possibilit infinite.
In teoria avrebbe dovuto decidere cosa fare a Memphis.
Avrebbe dovuto cercare lavoro in una scuola materna. Ma la
libert le piaceva troppo. Non riusciva a ricordare un periodo
in cui non stesse facendo due cose alla volta. I suoi sabati
sera erano stati una sfilza ininterrotta di impieghi da babysitter.
Aveva passato ogni estate a fare la coordinatrice di un
campo estivo vicino a casa, infilando e sfilando pannolini impermeabili
dal mattino alla sera. Aveva rincorso le sue sorelle,
le aveva nutrite e lavate. Aveva imparato a non volere nulla
per s, a non dire di no, a non essere egoista.
Ora per poteva uscire da quel ruolo. Le regole erano cambiate,
gli obblighi finiti. Adesso che era sposata non doveva
pi sprecare tanto tempo a preoccuparsi di rimanere nubile
per sempre. E questo le concedeva libert di azione. Sapeva,
per, che non sarebbe durata. Ben presto sarebbe tornata a
un'esistenza scandita da orari regolari. La gravidanza incombeva
come una possibilit imminente. Le notizie che riceveva
dalle amiche si incentravano su chi stesse per avere
un altro figlio. L'et adulta era piombata loro addosso
all'improvviso, e non c'era tempo per pensare. La loro vita
era un ciclo di gravidanze, nascite e fugaci periodi intermedi. Per
alcune il concepimento era avvenuto la prima notte di nozze;
per altre, qualche mese dopo. Da fidanzati, lei e Baruch
avevano immaginato una casa piena di bambini. Tzippy aveva
sempre pensato che avrebbe avuto subito dei figli. Non
era ancora incinta, ma era presto per preoccuparsi. Si stava
divertendo troppo per sentirsi delusa. Per il momento, non
doveva pensare ad altri che a se stessa.
A Memphis, Tzippy amava guidare. A New York aveva
paura. Aveva guidato solo per prendere la patente, poi basta.
Il suo incubo, da quando era bambina, era di trovarsi sul
sedile anteriore di un'auto insieme a sua madre, con le sorelle
stipate su quello posteriore. Poi, d'un tratto, la madre
scompariva e lei doveva guidare fino a casa fra le urla e gli
strepiti delle sorelle. Ma di solito a Memphis il traffico era
leggero, e gli altri guidatori educati. Prima tu, facevano segno
agli incroci. No, prima tu, rispondevano a gesti.
Tzippy accese la radio e guid lungo Poplar Avenue, che
portava da un'estremit all'altra della citt. La folla e gli ingorghi
di Brooklyn erano sostituiti da ampi viali alberati, con
case sparse ovunque. I prati erano verdi e lussureggianti. Gli
irrigatori spruzzavano cerchi d'acqua tutto il giorno. Non c'era
nessun trambusto, nessun bisogno di affrettarsi. Non c'era
mai gente per la strada. Niente bambini n pedoni. Solo a tratti
le capitava di intravedere qualcuno scendere da una macchina
e scomparire dietro la porta di una di quelle case.
Poi, mentre si avvicinava a downtown, Tzippy oltrepass
la zona dei negozi e le chiese grandi come cattedrali, una
per ogni isolato. A Brooklyn c'erano negozi kosher e sinagoghe
a ogni angolo di strada. L, i campanili bianchi che tagliavano
l'orizzonte la facevano sentire ancora pi lontana
da casa. Quando raggiunse il Mississippi e il ponte a forma
di M che lo attraversava, prov una gran voglia di premere
l'acceleratore e volare dall'altra parte. Non le importava di
finire semplicemente in Arkansas. L'Arkansas era lontano
come un'altra nazione, un mondo diverso.
Invece si ferm davanti alla biblioteca. Sola, in una citt
dove non conosceva nessuno, dove non era costretta ad andare
da nessuna parte, entr nell'edificio e dimentic la necessit
di guardarsi le spalle. Prov il piacere di non sentirsi
osservata. Prima di crescere abbastanza da cominciare a pensare
al matrimonio, Tzippy amava la lettura. Alle ragazze era
concesso leggere solo certi libri, accuratamente selezionati.
Perch se non leggevano, non potevano porsi domande. Se
non vedevano, non potevano sapere. Sua madre l'aveva incoraggiata
a leggere gli equivalenti ortodossi dei libri profani,
come facevano molte sue amiche. Invece di Nancy Drew
e il faro stregato, le sue amiche leggevano Devorah Doresh e il
mistero del tallis scomparso. Leggevano le avventure delle ragazze
della Beis Yaakov, che si comportavano bene ed erano
sempre felici.
Ma Tzippy odiava quei libri. Non voleva leggere di posti
che conosceva gi. Lesse Anna dai capelli rossi, Rebecca
e La piccola casa nella prateria, desiderando di perdersi fin
dalla prima pagina. Invece si era meravigliata di avere tante
cose in comune con quelle giovani massaie. Quando ebbe
finito, pass a Siveet Valley High, dove i ragazzi e le ragazze
sembravano cos estranei che avrebbero potuto benissimo
appartenere a un'altra specie. Leggeva quei libri di
nascosto, sotto le coperte. Non invidiava i protagonisti, con
i loro balli e le loro partite di football. Non voleva quella
vita per s. Per voleva conoscerla. Immaginava che la piccola
finestra della sua stanza si aprisse per permetterle di
uscire. Avrebbe potuto viaggiare in camicia da notte, strisciando
l'orlo per terra mentre i libri la conducevano lontano
da casa.
Eccitata dalla libert di poter fare tutto quello che voleva,
Tzippy percorse i corridoi pieni di libri. La biblioteca era
enorme, ricca di spazi cavernosi dove girovagare. Voleva leggere
tutto. Voleva consumare tutti i libri che vedeva. Prese
un volume di fiabe dallo scaffale e si sedette per terra, con la
gonna piegata sopra le gambe. Quelle erano le storie che le
raccontava sua madre quando era piccola, cambiando i nomi
dei personaggi per farli diventare ebrei, trasformando la sceneggiatura
per adattarla al loro mondo.
Nella versione di Shayna, Cenerentola sperava di sposare
il figlio del rabbino. Invece delle scarpette, perdeva un libricino
delle preghiere rilegato in cuoio. Genitori saggi e
amorevoli chiudevano le figlie nella torre per il loro bene. Le
rifornivano di pasti kosher, e le ragazze vivevano felici e contente.
Le dodici principesse ballerine che di notte venivano
imprigionate nella loro stanza si svegliavano ugualmente, il
mattino dopo, con le scarpe logore e sbrindellate. Ma quella
era solo la prova della fiducia che il padre riponeva in loro.
Di solito dormivano profondamente. Quando sgattaiolavano
fuori dalla loro stanza, era per far visita ai malati o danzare
ai matrimoni delle povere orfanelle. Ma ora Tzippy sapeva
che le cose non andavano affatto come diceva sua madre. La
patina protettiva di Shayna spar, e le storie diventarono molto
pi interessanti. Adesso Tzippy capiva perch le scarpe si
logoravano un mattino dopo l'altro. Segu felice le principesse
nel passaggio segreto che le portava fuori dalla stanza, attraverso
la foresta, fino al palazzo dove danzavano tutta la notte
con i principi.
Tzippy pass dai libri di fiabe ai romanzi. Torn in biblioteca
tutti i giorni, e il mondo intorno a lei si allarg. Studi
le guide di viaggio. In un'enorme sala di lettura, dove il
silenzio era interrotto solo dal suono delle pagine sfogliate,
Tzippy vide le cattedrali toscane scolpite, i canali di Venezia,
gli chteaux francesi. Passeggi per Parigi. Gir a destra
al Louvre, e desider di entrare e passarci giornate intere.
Gironzol per i giardini del Lussemburgo. Sfogli libri di pittura
con immagini di ninfee e ballerine di Degas. Trattenne
il fiato alla vista dei nastri azzurri legati intorno a impalpabili
tut bianchi.
Port a casa un po' di libri. Quella sera, al suo rientro, Baruch
la trov immersa nella lettura. Non alz lo sguardo quando
Baruch chiuse la porta, e lui rimase a guardarla, per vedere
quanto ci avrebbe messo ad accorgersi della sua presenza.
Infine, due pagine dopo, Tzippy alz gli occhi e batt
le palpebre, rimettendo a fuoco lentamente l'appartamento.
Da quanto tempo sei li? gli chiese.
Da stamattina, rispose Baruch, prendendola in giro.
Tzippy mise via il libro e si sedette a tavola con Baruch.
Non cucinava quasi mai. Di solito Baruch portava a casa gli
avanzi della giornata. Tzippy aveva sempre sentito le amiche
della madre scambiarsi le ricette. Quando parlavano del loro
futuro di mogli, lei e le sue amiche si figuravano il
momento di servire la cena come uno dei pi importanti della
giornata. Trovavano romantica l'idea di preparare ogni sera
qualche manicaretto per i loro mariti. Ma Tzippy era contenta
dei piatti pronti. Le lasciavano tempo per s.
Tzippy e Baruch sedettero l'uno di fronte all'altra. Baruch
le raccont gli aneddoti della giornata, intrattenendola
con i gesti e le battute dei clienti con cui aveva imparato
a trattare. Ormai gli sembrava di averci fatto la mano. Sosteneva
di non essere lui il vero gestore. Erano i clienti a dirigere
il locale, e ora che l'aveva capito, andava tutto bene.
Baruch si informava sui loro desideri, e aveva appeso una lista
di prodotti kosher da richiedere a New York. Aveva promesso
alla madre di un bimbo di tre anni di scoprire se qualcuno,
da qualche parte, producesse biscotti kosher a forma
di pesciolino.
A volte so cosa ordineranno prima ancora che aprano
bocca, disse Baruch. Potrei battere lo scontrino quando
li vedo entrare. Ma qui non funziona cos. Non vengono solo per comprare. Vengono per chiacchierare. Prima vogliono
raccontarmi la storia della loro vita, e solo dopo ordinano
qualcosa.
E tu cosa fai? chiese Tzippy.
Baruch rise. Li ascolto.  divertente.
Cos' successo? disse Tzippy. Sembra quasi che ti
piaccia.
La sai una cosa? Hai ragione. Mi piace, rispose Baruch.
Se fossero stati a Brooklyn, Tzippy si sarebbe sentita in
dovere di preoccuparsi perch Baruch lavorava tutto il giorno
e aveva poco tempo per studiare. Probabilmente le sue
amiche sedevano ancora intorno al tavolo della cucina a discutere
su chi avesse il marito pi studioso. Tzippy avrebbe
dovuto tacere, vergognandosi perch il marito aveva a malapena
un'ora al giorno da dedicare allo studio. Ma Tzippy non
telefonava pi alle amiche con regolarit. Dava la colpa ai
suoi numerosi impegni, ma la verit era che non voleva sapere
cosa pensassero. A Memphis, Tzippy poteva pensare
quello che voleva. L'idea di una lista di qualit del marito
ideale uno studioso innanzitutto era molto lontana.
Finirono di mangiare e si misero a leggere, seduti l'uno di
fronte all'altra alle due estremit del divano. Tzippy torn a
immergersi nel libro. Baruch leggeva Restaurant Today.
Squill il telefono, ma nessuno dei due si mosse.
Vuoi rispondere tu? chiese Tzippy.
No. E tu?
Part la segreteria telefonica, e la voce di Shayna entr nel
soggiorno.
Sapevo che era lei, disse Tzippy. Lo capisco dallo
squillo.
Tzippy sent sua madre esigere, seppure con voce attutita,
che ammettessero di essere in casa. I suoi famigliari la
chiamavano ogni giorno, a volte ogni ora. Se non era sua madre,
era una delle sue sorelle.
Ho un'idea, disse, quando torn il silenzio. Possiamo
aprire un ristorante tutto nostro. Solo io e te.
Baruch rise, sorpreso.
Perch no? disse Tzippy. Possiamo fare quello che
vogliamo.
E il Kosher Connection? chiese Baruch.
Non volevo dire adesso. Ma forse un giorno potremmo
fare qualcosa di pi. Sai, tipo una paninoteca, disse Tzippy.
Inventa il tuo panino. Sul menu potremmo mettere tutto
quello che abbiamo, e la gente potrebbe ordinare qualsiasi
combinazione.
Non sono d'accordo, disse Baruch. Io farei solo carne.
Hamburger e hot dog, costolette, bistecche, insalata di
cavolo e pannocchie lessate.
Costruirono un ristorante di carne e servirono bistecche
perfette a una folla adorante. Lo chiusero e aprirono una pasticceria,
che a sua volta divenne una panetteria che vendeva
pane fresco e panini da asporto. Poi un locale con barbecue
a buffet. Rimasero alzati fino a tardi a descrivere sottovoce
ristoranti immaginari. Si addormentarono con quei
progetti sospesi nell'aria.
Il giorno dopo, Tzippy torn in biblioteca e si diresse verso
i testi di economia. Voleva capire come tradurre le sue idee
in un progetto concreto. Circondata da pi libri di quanti ne
avrebbe mai potuti leggere, torn a udire la voce che l'aveva
perseguitata in passato. Fino a quel momento, la voce era
stata tenuta a bada da un'altra, pi forte e tormentosa, che
la ammoniva, Pensa se non dovessi mai sposarti. Ma adesso,
con quella paura ormai lontana, la voce era diventata pi
audace. Libera di dire quello che voleva, libera di viaggiare,
era arrivata fino a Memphis, fin dentro le mura apparentemente
solide del matrimonio, dove aveva ricominciato a parlarle.
...
.
...
Ventuno.
...
.
...
Nella sua stanza, mentre si vestiva per il primo giorno di
scuola, Ilana frugava nell'armadio. Magliette larghe e gonne
lunghe di jeans erano allineate come uniformi. Un anno prima
le piacevano. Adesso le sembrava che appartenessero a
un'altra.
Aveva passato le ultime otto settimane al campo estivo.
Lontana da casa, non si era sentita limitata dalle aspettative
degli altri. Si era liberata delle vecchie amiche come aveva
fatto con gli abiti invernali. Lei e le sue nuove amiche trascorrevano
intere serate a truccarsi a vicenda nei letti a castello.
Si mettevano a dieta, prendevano il sole. I capelli ricci
erano finalmente cresciuti, e Ilana passava un'ora al giorno
a stirarli con l'asciugacapelli. Si scambiavano i vestiti,
sperimentando un nuovo look tutte le sere. Ilana indossava
minuscole magliette e gonnelline frivole. Portava pantaloncini
molto corti e scarpe col tacco.
Era dura, tornare a casa. Ilana non voleva che finisse l'estate.
Era stata un'estate di cambiamenti. Ilana non era pi
la sorella minore che guardava con venerazione un fratello
che la stava lasciando indietro. Non era pi l'eterna brava
bambina su cui i genitori potevano fare affidamento anche
mentre la trascuravano. Stava prendendo coscienza di s.
Per abitudine, e perch non le sembrava di avere scelta,
indoss una gonna di jeans con l'orlo che sfiorava il pavimento.
Quasi tutte le sue amiche ne avrebbero indossata una
identica. Per fortuna erano di moda. Questo consolava le ragazze
della yeshiva, ma non Ilana. Si guard allo specchio e
rabbrivid. Quella gonna non solo la copriva, ma la nascondeva.
Era come indossare un travestimento, prepararsi per
recitare una parte. Quando era pi piccola, le piaceva giocare
a travestirsi. Frugava negli armadi dei genitori, e arrivava
a cena con indosso vecchi abiti da damigella e cappelli piumati.
Adottava accenti e inventava personaggi che alla fine
diventavano membri invisibili della famiglia. Ora le sembrava
di stare ancora recitando.
Sua madre aveva preparato una colazione speciale da primo-giorno-di-scuola,
e la stava chiamando a tavola. Ilana scese
e si sedette in cucina, davanti al sorriso apprensivo e speranzoso
di Naomi.
Sei carina, disse Naomi.
Grazie, borbott Ilana.
Sua madre la stava fissando, chiedendosi cosa dire. Da
quando Ilana era tornata, Naomi stava aspettando che le raccontasse
qualcosa. Ma Ilana non voleva parlare. Negli anni
passati, aveva scritto lettere di quindici pagine ai genitori.
Aveva redatto missive dettagliate su tutto quello che faceva
e su come si sentiva. Poteva documentare ogni momento
di ogni estate con quelle lettere, che sua madre aveva conservato.
Quell'estate, aveva scritto lettere brevi. Non che
non avesse niente da dire. Restava alzata fino a tardi a scrivere
un diario. Scriveva del brivido silenzioso che provava
quando vedeva un ragazzo contemplarle le gambe. Di quando
fingeva di non accorgersi che la scollatura diventava pi
profonda se si chinava, o di ignorare la rapida apparizione
della spallina del reggiseno, il denudarsi apparentemente involontario
di una coscia.
Ma non poteva parlare di queste cose con sua madre. Si
agit sulla sedia e si stratton la gonna. D'improvviso non
riusciva pi a sopportarla. Le comprimeva le gambe. Sentiva
che tutta quella stoffa avrebbe potuto provocarle un'eruzione
cutanea. Aveva nostalgia dei piedi scalzi, delle gambe
scoperte e delle braccia nude dell'estate.
Un minuto, disse a sua madre, e torn di sopra.
Si tolse i vestiti e li lasci ammucchiati sul pavimento. Rovist
di nuovo nell'armadio e sul pavimento pieno di altri abiti
ammassati. In fondo a un mucchio scopr una minigonna
di jeans, frutto di un baratto con una compagna di bungalow.
Appena arrivata al campo estivo, prima della dieta, ci
stava dentro a malapena. Ora se la infil, dimenando i fianchi.
Le stava bene. Era stretta al punto giusto. Le arrivava
anche qualche centimetro sopra il ginocchio, e Ilana la tir
per farla scendere. Quando si raddrizz, l'orlo le arrivava a
un tiro di sputo dal ginocchio.
Torn di sotto, ormai in ritardo. Mentre afferrava lo zaino,
sua madre la squadr da capo a piedi.
Ti sei cambiata, disse Naomi.
Ilana si irrigid. Non riusciva a capire se si trattasse di una
semplice constatazione o di un'affermazione ideologica. Cosa
vorresti dire? chiese.
Niente, disse Naomi. Stavo solo dicendo che ti sei
cambiata i vestiti.
Sotto ogni frase di sua madre erano sepolti strati di significato,
alcuni intenzionali, altri no. Naomi cercava sempre
di comunicare qualcosa senza doversi esprimere con chiarezza.
La stava guardando con aria innocente, eppure Ilana
si sent giudicata. Ma prima che Naomi potesse di nuovo aprire
bocca, Ilana le sorrise per rassicurarla. Poi la salut e corse
fuori dalla porta.
Forse si trattava solo dei vestiti. La porta si chiuse di colpo,
e Naomi segu con lo sguardo la figlia, sperando che fosse
cos. Non le importava che la gonna fosse un po' corta. Ai
suoi tempi, tutta quella censura sui vestiti non esisteva. Da
ragazza, Naomi aveva indossato camicette sbracciate e minigonne
senza porsi il minimo problema.
Tuttavia, Naomi era perplessa. Ilana non si era lentamente
trasformata in un'adolescente. In quelle poche settimane
di assenza, era stata ingoiata da un buco nero di vestiti, trucco
e ragazzi. Naomi stava cercando di abituarsi al ronzio del
fon, mentre Ilana, tutte le mattine, si stirava i capelli davanti
allo specchio. Stava cercando di abituarsi alla nuova Ilana,
che sembrava aver svuotato, contorto, tirato, ristretto tutte
le parti del corpo.
Naomi non aveva mai badato molto ai vestiti, ai capelli o
al trucco. Non aveva mai criticato i vestiti di Ilana. Rideva
delle donne che foravano le orecchie alle figlie appena nate
e legavano con nastrini rosa i pochi peli sulla loro testa. Ma
capiva che Ilana teneva molto a queste cose, e cercava di essere
incoraggiante. Aveva tentato di dirle che era carina in
cento modi diversi. Ma qualunque commento irritava Ilana
come se il suo corpo fosse un paio di scarpe col tacco alto
e lei stesse imparando a camminarci dentro.
Naomi non voleva ingigantire il problema, perch era felice
che Ilana fosse tornata a casa. L'aveva aspettata per tutta
l'estate. Anche se sua figlia andava al campo estivo ogni anno
da quando ne aveva compiuti nove, questa volta le era mancata
pi del solito. Senza Ilana, la casa era troppo silenziosa.
Nelle settimane successive al matrimonio, Naomi si era
crogiolata nell'entusiasmo. Ma l'entusiasmo era svanito, e
quella era stata un'estate solitaria. Ilana era partita per il campo
come se non vedesse l'ora di andarsene di casa. Joel lavorava
fino a tardi, come quando era un giovane associato. Ma
sembrava che la cosa non gli dispiacesse pi. Apprezzava la
possibilit di rimanere fuori casa. Tenere le distanze era diventato
il suo metodo preferito per affrontare i problemi. Baruch,
naturalmente, mancava da casa gi da alcuni anni.
Memphis era molto pi vicina di Gerusalemme, ma suo figlio
le sembrava pi lontano che mai. Parlava con lui regolarmente,
ma Baruch riempiva quelle conversazioni con i dettagli
pi superficiali della sua vita.
Le discussioni erano davvero finite, come Naomi aveva
sperato, ma quello che restava era il silenzio. Non avrebbe
mai pensato che le sarebbero mancate le liti. Ma almeno allora
si parlava. Le divergenze venivano fuori, e Naomi aveva
creduto che se ne avessero discusso abbastanza, alla fine
le avrebbero superate. Ma il silenzio non le lasciava alcuna
speranza. Era troppo uniforme, troppo risoluto.
Quell'anno, a Ilana tocc in sorte la stagione del giro di
vite. A scuola le ragazze diventavano sempre pi audaci nei
tentativi di trasgredire le regole. Quando arrivava un rabbino,
si abbassavano la gonna sui fianchi per farla sembrare pi
lunga. Si infilavano un maglione sopra la maglietta minuscola
e aderente. I rabbini vituperavano il ritorno della minigonna.
Denunciavano la deriva nel mondo delle scuole superiori
ebraiche. Temevano che gli studenti diventassero come
i loro omologhi non religiosi.
Il primo giorno di scuola, il preside fece il giro delle classi
ed espose il nuovo codice di abbigliamento. Le ragazze non
potevano indossare zatteroni, gonne sopra il ginocchio, maniche
sopra il gomito, magliette succinte o scollate fin sotto
la clavicola. Non potevano portare spacchi oltre il ginocchio
o maglioni che si potessero giudicare indecorosi o attillati. Il
preside si era preparato, e disponeva di fonti a conferma delle
proprie opinioni. Cit i rabbini che avevano indicato le
parti proibite del corpo femminile. Menzion il Talmud e i
commentari successivi per spiegare perch le gonne dovessero
raggiungere il ginocchio, perch le spalle nude fossero
sconvenienti.
Baruch aveva sempre tenuto conto delle parole dei rabbini,
ma Ilana non aveva mai avuto problemi a ignorare le loro
asserzioni, che avevano cos poco a che fare con la sua vita.
Ma ora le stavano piombando addosso come frecce, colpendola
in diverse parti del corpo. Ilana divenne una mera
accozzaglia di parti proibite: gambe, gomiti, braccia, cosce.
Immagin rabbini che scrutavano il suo corpo in ogni particolare
e scuotevano la testa con disapprovazione. Sprofond
dietro il banco, come per nascondersi alla loro vista. Si tir
gi la gonna, che le sembrava pi corta rispetto a pochi minuti
prima. Si sent intrappolata dallo sguardo del preside,
improvvisamente e dolorosamente consapevole del proprio
corpo. Non riusciva a ricordare dove doveva mettere le braccia,
come doveva stare seduta. Si sentiva nuda ed esposta.
...
.
...
Ventidue.
...
.
...
Dopo che si furono baciati, dopo che si furono dichiarati
il loro amore, quando infine giacquero l'uno accanto all'altra
nel letto, stanchi e nudi, Tzippy sussurr all'orecchio di Baruch
che doveva dirgli una cosa.
Baruch aveva gli occhi chiusi, ma le disse che stava ascoltando.
Erano cos vicini che Tzippy lo sentiva respirare, sentiva
i battiti del suo cuore.
Voglio andare al college, sussurr.
Baruch apr gli occhi, e Tzippy aspett nervosamente la sua
risposta. Aveva esitato a dirglielo, temendo che disapprovasse.
Ma aveva deciso di parlare ugualmente. Prima di sposarsi,
non avrebbe mai potuto immaginare di mostrarsi a un ragazzo
con indosso un paio di calzoncini corti. Ma adesso giacere
nuda accanto a Baruch era diventata la cosa pi normale del
mondo. Non c'era nulla da nascondere, nessuna parte di s
che dovesse tenere coperta. Baruch aveva visto tutto. Tzippy
sperava che riuscisse a vedere anche quella parte di lei.
Gli disse che era passata parecchie volte davanti alla
Memphis State University, ma non aveva mai pensato che il
campus erboso, le biblioteche, le aule e le confraternite universitarie
avessero qualcosa a che fare con lei. Per tutta l'estate
era stato un luogo tranquillo, perch quasi tutti gli studenti
erano via. Ma la settimana prima, passando di l, aveva
visto che gli studenti cominciavano a tornare dalle vacanze
estive. Attraversavano il campus tenendosi a braccetto, in
calzoncini corti e maglietta. Stavano seduti sul prato a leggere.
I genitori aiutavano i figli diciottenni a traslocare nel
pensionato. Sui marciapiedi c'erano cataste di valigie, stereo
e scatoloni.
Tzippy aveva deciso di parcheggiare l'auto e fare un giro
a piedi. Su un prato c'era un tavolo per l'accoglienza alle nuove
matricole. La donna dietro il tavolo la scambi per una
studentessa e le porse i moduli per l'iscrizione e un elenco
dei corsi. Fingendosi una matricola, Tzippy si sedette sull'erba
e lesse tutto con attenzione. Ogni pagina, ogni corso,
sembravano dire: puoi diventare questo, puoi diventare quello. C'erano cos tante scelte.
Fino a quel momento, Tzippy aveva sempre pensato di diventare
maestra d'asilo. Era nata per quel lavoro, o perlomeno,
questo era ci che le avevano sempre detto, e Tzippy
ci aveva creduto. Ma davanti a tante possibilit, si rese conto
che non voleva tornare in mezzo alla confusione dei bambini
piccoli. Non voleva gestire una classe caotica, mettere
via oggetti per ritrovarseli di nuovo sparpagliati sul pavimento
un minuto dopo. Sognava invece un mondo in cui poter
mettere ordine. Al posto dei bambini, pensava ai numeri.
Allineati in file precise e obbedienti, i numeri restavano
fermi al loro posto e facevano il loro dovere. Disse a Baruch
che voleva frequentare i corsi di economia. Le interessavano
i corsi di economia. Voleva lavorare. Voleva avviare qualcosa
di suo.
Baruch si appoggi su un gomito e la fiss. Non le avrebbe
detto quello che poteva o non poteva fare. Ma la guardava
come se non la riconoscesse.
Questa mi giunge nuova, disse.
Lo so, rispose Tzippy. Anch'io sono sorpresa. Non
credevo di volere questo. Invece lo voglio.
Sapeva che non era quello che ci si aspettava da lei. Andare
al college avrebbe rappresentato uno stacco radicale dal
tipo di vita che era tenuta a condurre. Nella sua cerchia di
amiche, il college era una specie di cartina al tornasole. Distingueva
chi era moderno da chi non lo era. Tzippy sapeva
che avrebbe dovuto attendere la gravidanza con il fiato sospeso,
pregare per il mese in cui il mancato arrivo delle mestruazioni
avrebbe segnato l'inizio di una nuova fase nella
sua vita. Ma la voce che la spingeva ad andare a scuola si era
fatta sempre pi insistente. Un tempo aveva definito quella
voce la sua inclinazione malvagia. Aveva pensato di doverla
reprimere, o almeno ignorare. Ma adesso si rendeva conto di
aver sbagliato. Non era affatto la voce della sua inclinazione
malvagia. Era la voce della sua immaginazione, e la stava
chiamando.
Non sapeva dove l'avrebbe condotta, ma voleva ascoltarla.
A Memphis poteva fare quello che voleva, e nessuno l'avrebbe
saputo. Non doveva dire alla madre o alle amiche che
voleva andare al college. Poteva sembrare la stessa esteriormente,
e diventare quello che voleva dentro di s. Per tutta
la vita, aveva visto le persone fare silenziosamente spazio ai
propri desideri. Anche loro dovevano aver ascoltato una voce
interiore, forte e insistente. Tzippy conosceva persone di
Brooklyn che andavano al cinema a Manhattan, dove non
avrebbero incontrato nessuno di loro conoscenza. Oppure
nuotavano insieme al marito quando erano in vacanza, lontano
da occhi indiscreti. O andavano ai grandi magazzini a provare
vestiti che non avrebbero mai potuto indossare. O affittavano
videocassette che poi guardavano con le tende tirate
e la porta della camera da letto chiusa a chiave. O leggevano
Cosmopolitan nella sala d'attesa del medico. O indossavano
stivali stringati di cuoio nero sotto la gonna lunga. Ad alcune
bastava compiere incursioni nei recessi della mente. Non
dovevano necessariamente andare da qualche parte, ma si concedevano
di immaginare cose proibite e stuzzicanti. Permettevano
alla mente di sognare anche quando erano sveglie.
Sua madre, lo sapeva, controllava attentamente la propria
immaginazione, e viveva nella paura di quello che avrebbe
detto la gente. Forse Baruch avrebbe considerato ipocrita chi
appariva in un certo modo esteriormente e desiderava qualcos'altro
interiormente. Ma Tzippy non doveva preoccuparsi
di quello che pensavano gli altri. Sapeva che era giusto
crearsi un piccolo spazio per respirare. Poteva avere desideri
e necessit; poteva, se non altro, lasciar libera la mente.
Cosa c'? chiese a Baruch, che continuava a fissarla.
Perch mi guardi cos?
Fallo pure, se vuoi. Sono sorpreso, tutto qui, rispose
infine Baruch. Come potrei non esserlo? Sembri cos diversa.
Sotto quello sguardo curioso, Tzippy si sent improvvisamente
imbarazzata. Le sembr di doversi mettere la camicia
da notte. O quantomeno di doversi coprire con le lenzuola.
Lo fece, e Baruch si avvicin e la abbracci. Tzippy si raggomitol
contro di lui, ma non ritir quello che aveva detto.
Non avrebbe finto che andare al college fosse un capriccio,
un'idea passeggera. Non lo rassicur dicendogli che voleva
farlo solo per mantenerlo agli studi. Il suo desiderio poteva
tornare a nascondersi, se necessario, ma non sarebbe svanito.
Si rese conto che anche in quell'intimit le era possibile
nascondere piccole parti di se stessa. Poteva giacere l tutta
nuda, e trovare ugualmente posti dove nascondersi.
E comunque, Baruch, disse piano mentre si stavano
addormentando, non sono l'unica a sembrare diversa.
Baruch si addorment con quella sensazione di sorpresa.
Sapeva che alle ragazze era tecnicamente consentito di ricevere
un'istruzione. Non avevano l'obbligo di studiare la Torah.
Conosceva molte coppie in cui la moglie usciva nel mondo
mentre il marito ne rimaneva lontano. Ma quelle mogli
seguivano i loro corsi entro i confini sicuri del Brooklyn o del
Queens College. Andavano a scuola solo per trovare un lavoro
che permettesse al marito di studiare.
Ma Tzippy non l'avrebbe fatto per quel motivo. Baruch
vide la sua curiosit, e cap che si aspettava qualcosa di pi
dallo studio. Entrambi sapevano che il college rappresentava
una porta sul mondo esterno. E i rabbini li avevano messi
in guardia contro la tentazione. Nei loro racconti e nelle
loro leggi, parlavano dei pericoli di quella scelta. La permettevano
quando era assolutamente necessaria, quando era possibile
definirne i limiti all'interno di una circonferenza accuratamente
tracciata. Ma quando la scelta era dettata dalla
curiosit, quando era priva di limiti precisi, sapevano che c'era
motivo di preoccuparsi.
Quel senso di irrequietezza non lo abbandon per tutta la
notte. Continu a seguirlo il giorno dopo, mentre recitava
frettolosamente le preghiere del mattino per non arrivare tardi
al negozio. Rosh Hashanah si stava avvicinando, e il Kosher
Connection aveva un carico di lavoro supplementare.
Baruch aveva dovuto venir meno alla promessa di dedicare
un'ora allo studio tutte le mattine. Gli obblighi della vita
quotidiana e le necessit del momento si erano fatti pressanti.
Non si sorprendeva di essere cos impegnato. Aveva accettato
la necessit di lavorare. Era sceso a compromessi, come
facevano tanti ragazzi della yeshiva quando uscivano nel
mondo. Ma per quante ore passassero lontano dai libri, non
scordavano quali fossero le cose davvero importanti. I ragazzi
che lasciavano la yeshiva discutevano di come recuperare il
tempo. Si chiedevano se fosse meglio alzarsi alle cinque e studiare
per due ore prima della preghiera, oppure rimanere alzati
a studiare fino a tarda notte. Si scambiavano informazioni
su impieghi part-time che garantissero uno stipendio
decente. Ascoltavano nastri della Torah con il walkman, e in
macchina mentre andavano al lavoro. Ma nessuno parlava di
cosa fare se si amava il proprio lavoro, se si ricavava soddisfazione
da quel male necessario.
Ci che sorprendeva Baruch era il fatto di prendere gusto
a quello che faceva. Il suo lavoro gli piaceva. Non aveva nulla
a che fare con ci che credeva gli interessasse, e neppure
con quello che credeva di essere. Nella yeshiva, aveva contato
le mete raggiunte come granelli di sabbia. Ogni giorno padroneggiava
qualche nuova riga, studiava un altro commentario
di un testo immenso. Non c'era mai speranza di finire.
Ma adesso non stava vagando nell'infinito. Lavorava sodo e
vedeva i risultati. Poteva finire il lavoro, cancellare dalla lista
le cose portate a termine, rilassarsi e contemplare ci che aveva
fatto. Era una sensazione che ricordava dai tempi delle superiori,
quando si impegnava assiduamente sui compiti, quando
si interessava alle cose senza giudicarle in base alla volont
di Dio. Nella yeshiva aveva dimenticato quel tipo di piacere.
Tzippy aveva ragione. Anche lui era diverso dall'uomo che
era stato fino a qualche mese prima. Non era stato capace di
uscire nel mondo e rimanere la stessa persona.
Tzippy si era iscritta a quattro corsi: Fondamenti di contabilit,
Fondamenti di economia, Pianificazione aziendale e
Introduzione al marketing. Nonostante la fatica, amava studiare.
Nei numeri e nelle equazioni che i professori scrivevano
sulla lavagna, vedeva un mondo dove tutto aveva senso.
Non si trattava solo dei corsi. Tzippy amava il college, in
ogni suo aspetto. Quando attraversava il campus, non stava
pi vivendo un momento passeggero in cui fingeva di appartenere
a quel luogo. Indossava la felpa della University of
Memphis. Studiava in biblioteca. Si sedeva a leggere sui gradini
degli edifici. Al Brooklyn College, le ragazze ortodosse
facevano gruppo tra loro. In mensa, sedevano tutte allo stesso
tavolo. Si muovevano in gruppo per essere sicure che nessuna
si perdesse. Ma qui Tzippy era sola. A New York, il suo
nome e la sua gonna lunga l'avrebbero automaticamente identificata.
Anche le persone estranee alla comunit potevano
guardarla e capire da dove venisse. Ma a Memphis nessuno
era in grado di fare queste distinzioni. Il suo nome era insolito,
i suoi abiti castigati. Quelle erano le uniche cose che si
notavano al primo sguardo.
Tzippy ascoltava di nascosto le conversazioni che si svolgevano
intorno a lei: appuntamenti, feste, associazioni studentesche,
impieghi; famiglie che vivevano in Alabama, Mississippi
e Tennessee. Le sue compagne avevano qualche anno
meno di lei, ma sembravano molto pi mondane. Tzippy not
che i ragazzi indossavano jeans, felpe e berretti da baseball.
Il modo in cui si parlavano e si toccavano la incuriosiva. Si accorse
che le ragazze non avevano problemi ad alzare la mano
per fare domande ai professori. Quelle donne disponevano di
un numero apparentemente infinito di possibilit. Il matrimonio
era un progetto per il futuro remoto. Una studentessa,
in biblioteca, vide il suo anello e le chiese se fosse sposata.
Quando Tzippy rispose di s, la studentessa reag con incredulit;
disse che sembrava troppo giovane per essere gi
sposata. A Tzippy venne da ridere: era passata dall'essere
troppo vecchia all'essere troppo giovane. Cerc di immaginare
le vite delle altre, cos distanti dalla sua, ma abbastanza
vicine da poterle osservare. Cominci a chiedersi cosa sarebbe
successo se fosse entrata nel pensionato, avesse indossato
un paio di jeans e si fosse spacciata per una di loro. Poteva togliersi
gli anelli e la parrucca, tornare sui propri passi e diventare
una persona priva di legami.
Fino allora, aveva vissuto circondata da pareti di vetro.
Aveva cercato di guardar fuori da una distanza di sicurezza.
Alle superiori, lei e le sue amiche andavano a Manhattan ed
entravano in un altro mondo. Attraversavano Times Square
guardando timorose e incredule i cartelloni pubblicitari. Erano
turiste, in visita da un paese remoto. La metropolitana
che le riportava a casa le catapultava pi lontano di un 747.
Ora che stava oltrepassando la parete di vetro, si meravigliava
che ci fossero tante cose da vedere. Stava gi pensando a quali
corsi iscriversi il prossimo semestre. Voleva continuare con
l'economia, ma c'erano tante altre materie interessanti. Voleva
studiare letteratura e storia dell'arte, tutto quello che le
era stato spacciato per pericoloso. Pensava ai libri che aveva
letto, e voleva leggerne altri. Tutte le volte che tornava in biblioteca,
sfogliava il volume con le riproduzioni di Degas. La
commuovevano sempre, come la prima volta che le aveva viste.
Qualcosa risuonava dentro di lei e le faceva venir voglia
di spalancare le braccia. Niente di tutto quello che le era stato
insegnato riusciva a spiegare la sensazione che le procuravano
quei dipinti.
Quando tornava a casa da Baruch, gli raccontava delle lezioni.
Gli leggeva paragrafi dei libri di testo e gli mostrava
la prima stesura delle tesine che doveva scrivere. Ma non gli
parlava delle sensazioni che si agitavano dentro di lei. Non
gli diceva che durante le lezioni immaginava di essere un'altra.
Baruch avrebbe potuto pensare che non fosse felice con
lui, che si fosse pentita di essersi sposata. Ma non era cos.
Tzippy voleva essere l, e nello stesso tempo voleva essere da
un'altra parte.
Durante i Dieci Giorni di Penitenza fra Rosh Hashanah e
Yom Kippur, Baruch e Tzippy si sedettero al tavolo insieme,
con i libri aperti davanti a s. Tzippy aveva saltato le lezioni
durante Rosh Hashanah, e adesso aveva cento pagine da
leggere, due tesine e un'esposizione orale da preparare per il
luned successivo. Baruch stava cercando di calcolare come
fossero andati gli affari prima delle vacanze.
Erano andati meglio del previsto. Nei giorni precedenti
Rosh Hashanah, c'erano sempre almeno dieci clienti in attesa
di essere serviti. Arrivavano moltissime ordinazioni.
Baruch aveva assunto un aiuto cuoco. Tutte le bacinelle di
tzimmes stipate nel frigorifero vennero vendute. Le challoth
rotonde spedite da Brooklyn arrivarono via FedEx dentro
enormi casse. Non fece in tempo a tirarle fuori che erano
gi terminate.
Poi, due ore prima che cominciasse Rosh Hashanah, Baruch
si cambi in fretta, passando dagli abiti da lavoro al
completo nero, dal berretto da baseball della University of
Memphis al cappello nero. And in sinagoga, e le familiari
melodie delle preghiere penitenziali gli ricordarono ci che
sarebbe dovuto essere. Si rese conto di quanto si fosse allontanato.
La sua osservanza esteriore non era minimamente
cambiata. Pregava ancora tre volte al giorno, si vestiva allo stesso modo, recitava tutte le preghiere. Ma l'anno precedente,
in sinagoga, aveva tremato davanti alla solennit
di Rosh Hashanah. L'idea del giudizio non incombeva soltanto
come metafora: Baruch si era letteralmente sentito in
piedi di fronte a Dio. Aveva compilato un elenco dei propri
peccati, setacciando ogni giorno dell'anno per ricordarseli
tutti, a uno a uno, e chiedere perdono. Adesso era in piedi
nella sinagoga, ma non tremava. La sua fede era stata pi intensa
quando aveva dovuto difenderla costantemente. Ora
doveva lottare con se stesso. Sentiva l'occhio di Dio fisso su
di s. A volte alzava gli occhi per incontrare il Suo sguardo.
Altre volte sapeva che era l, ma riusciva a guardare da un'altra
parte.
Cos'hai? chiese Tzippy, quando alz gli occhi dal libro
e vide che Baruch era turbato.
Non so cosa sto facendo. Guardami. Sto studiando pochissimo, -
disse Baruch. Vorrei farlo, ma non ho mai tempo.
Il lavoro mi porta via ogni secondo libero. Ricordava,
come se spuntasse da un passato remoto, l'ammonizione a
non sprecare un solo istante, a non lasciarsi sedurre dai piaceri
del mondo, a non venerare falsi di, a non virare a destra
o a sinistra. Dov'erano adesso quelle parole? I libri lo
guardavano dagli scaffali allineati lungo le pareti del soggiorno.
Se avesse aperto uno dei volumi del Talmud che
Tzippy gli aveva regalato in occasione delle nozze, il dorso
avrebbe emesso un crepitio pieno di rimprovero.
Non essere cos duro con te stesso, rispose Tzippy.
-Va tutto bene.
Ma come fa ad andar bene? insistette Baruch. Io dovrei
studiare.
Cosa dovresti fare, lavorare tutto il giorno e studiare
tutta la notte come un pazzo?
Forse s, disse lui.
Lo credi davvero? chiese Tzippy. Io no.
Che cosa non credi? chiese Baruch.
Penso che non esista un solo modo di essere. Non penso
che tu debba studiare tutto il giorno, n che lo studio sia
l'unica cosa importante. E sai una cosa? Penso che in realt
tu non voglia affatto studiare tutto il giorno. Sei semplicemente
convinto di doverlo fare.
Baruch non sapeva cosa dire. Un tempo era cos chiaro, il
bisogno di scegliere, di separare il sacro dal profano. Nel silenzio
che segu, Tzippy torn ai suoi libri come se non fosse
successo niente. Era completamente assorta nel proprio lavoro.
Da quando si era iscritta al college, parlava delle lezioni,
dei professori e delle nuove persone che conosceva.
Non si chiedeva se stesse facendo la cosa giusta. Non era lacerata
come lui. Era affascinata da quello che scopriva nel
mondo esterno. Baruch si sorprendeva di svegliarsi tutte le
mattine accanto a una persona sempre diversa. Non c'erano
grandi segreti, ma un migliaio di piccole sorprese. Non sapeva
cosa avrebbe visto se avesse sbirciato dentro la testa di Tzippy.
La guard di nuovo, e questa volta Tzippy alz la testa
dai libri e gli rivolse un sorriso conciliante.
Ho quasi finito, disse.
Baruch ricambi il sorriso. Avrebbero finito di lavorare,
e poi avrebbero parlato. Sarebbe stata una sera come le altre.
Pens che forse il cambiamento di Tzippy era solo frutto
della sua immaginazione. Sotto la gonna, le maniche lunghe
e il collo alto della camicia, Tzippy sembrava la stessa di sempre.
...
.
...
Ventitr.
...
.
...
Sua madre cercava di farla parlare. Le domande contenevano
piccoli tranelli, studiati apposta per spingere Ilana a rivelare
ogni suo sentimento. Naomi voleva sapere se le fossero
piaciute quelle prime settimane di scuola superiore. Era
felice? Aveva fame? Voleva fare una partita a Trivial Pursuit
? E Baruch le mancava? Aveva voglia di chiamarlo? Di
parlare di lui? A tutte queste domande, Ilana dava risposte
allegre. Fingeva di essere occupata quando Baruch telefonava.
Fingeva che la scuola andasse bene, che tutto andasse bene.
Sua madre era sollevata, quando riceveva queste risposte.
Osservava attentamente Ilana. Poi, apparentemente soddisfatta
da quello che vedeva, passava ad altro. Ilana aveva
perfezionato l'arte di fare le cose mentre, dentro di s, era
lontana chilometri. Manteneva un'aria sorridente, ma il suo
animo era in subbuglio.
Dopo due mesi di scuola, dopo sole tre ore di lezione, le
sembrava di essere l da un'eternit. L'insegnante, il rabbino
Feldman, stava parlando della preghiera, ma Ilana pregava
soltanto che la giornata finisse. Abbass lo sguardo e si
finse profondamente concentrata. Non le interessava niente
di quello che diceva il rabbino. Voleva appendere un cartello davanti al banco con la scritta non mi interessa. Dentro
di s, si ribellava in cento modi diversi. Non solo mangiava
treif, ma lo faceva nella mensa della scuola, sotto gli occhi di
tutti quelli che conosceva. Baciava i ragazzi nei corridoi; andava
in sinagoga in costume da bagno. Il venerd sera si calava
dalla finestra della sua stanza, scivolava gi per un graticcio
inesistente e saliva su una macchina in attesa. Dato che
le regole erano numerose, Ilana disponeva di infinite combinazioni
di sogni. Immaginava di andare a una festa e ballare
in una stanza fumosa, con gente che non conosceva e con abiti
che non erano suoi.
Controll l'orologio, sgomenta per la lentezza con cui passava
il tempo. Si sforz di non guardare di nuovo l'ora per
almeno cinque minuti. Se avesse controllato l'orologio solo
ogni cinque minuti, forse la lezione sarebbe finita pi in fretta.
Fuori splendeva il sole. Era una delle ultime belle giornate
d'autunno, e gli insegnanti stavano cercando di mantenere
vivo l'interesse per le lezioni. Con tutte quelle nuove
regole, bisognava fare qualcosa per tenere alto il morale degli
studenti. Nel pomeriggio, l'intero istituto avrebbe fatto
lezione all'aperto. Ma sapere che ci sarebbe stata una tregua
dalle lezioni vere e proprie faceva s che la mattinata passasse
ancora pi lentamente.
Ilana sbadigli in direzione della sua amica Tammy, che
ricambi il gesto. Aiuto, invoc Ilana, muovendo le labbra
senza emettere alcun suono.
Tammy, altrettanto annoiata, le rispose con un sorrisetto
furbo. Stai a vedere, sembr dire, e si rivolse all'insegnante
con una domanda poco pertinente.
Perch i ragazzi ringraziano Dio per non averli creati
donne, e noi non Lo ringraziamo per non averci create uomini?
Sviare il discorso dell'insegnante era una piccola vittoria.
Pi importante era la domanda, e maggiori erano le probabilit
di riuscita. Non passava settimana senza che qualcuna
strillasse, in un momento particolarmente noioso: Ma come
facciamo a essere certi che Dio esista? La domanda sul
ringraziamento era il trucco pi vecchio in assoluto. La facevano
tutti gli anni, fin dalla terza elementare, quando avevano
cominciato a sentirsi insultate da quell'affermazione.
Al mattino, durante la preghiera, non ascoltavano pi le parole.
Il significato era diventato cos familiare che aveva cessato
di esistere.
Il rabbino fu contento della domanda. Aspettava che si
presentassero occasioni come questa per fugare ogni dubbio,
ogni angoscia. Si alz in piedi e disse che le donne non ringraziavano
Dio per non averle create uomini perch le donne
avevano meno mitzvot da rispettare e non sarebbe stato
giusto ringraziare Dio per questo. Le donne, tuttavia, erano
state create secondo la Sua volont, e ci di per s rappresentava
una benedizione.
Ma perch noi non dobbiamo rispettare tutte quelle
mitzvot? insist Tammy.
Il rabbino spieg che le donne erano esenti dai comandamenti
legati a orari specifici perch avevano obblighi da rispettare
nei confronti del marito e dei figli. E non avevano
bisogno del quotidiano ciclo di preghiere per ricordarsi di
Dio. Le donne erano pi vicine a Dio per natura. Portavano
la Sua volont nel corpo e nell'anima, disse il rabbino, e sembrava
crederci davvero.
Le ragazze avevano sentito questa storia centinaia di volte.
Alcune si sentirono soddisfatte della risposta, altre no. La
maggior parte non vi bad. Di solito facevano altre domande,
tanto per prolungare la conversazione e sottrarre tempo
alla lezione. Di solito Ilana ignorava le risposte. Non voleva
farsi coinvolgere in quelle conversazioni. Ma ora voleva discutere
con il rabbino. Voleva dimostrargli che aveva torto.
Ma cosa succede se non ti senti vicina a Dio? disse ad
alta voce. Magari dovresti sentirti cos, e invece non succede.
E se una ragazza vuole rispettare tutte le mitzvot come
i ragazzi? Cosa deve fare?
L'insegnante scrisse in fretta una frase alla lavagna. Kol
kavod bat melech penimah, lesse. Sapete tutte cosa vuol
dire? Le ragazze annuirono. Bene. La gloria della figlia
di Dio risiede all'interno. E cosa significa? Che le ragazze
sono diverse dai ragazzi. Vivono le cose in modo pi interiore.
Non hanno bisogno di esternare tutto.
Ilana abbass gli occhi. Quelle parole scritte con il gesso
la perseguitavano. Volevano coprirla, mascherarla, tormentarla.
Tent di chiudere fuori la conversazione. Si concentr
sulle proprie ginocchia fino a non vedere nient'altro. Infil
la matita nell'orlo della gonna corta di jeans, che cominciava
a sfilacciarsi. Avrebbe continuato cos per il resto della lezione,
se necessario. O per il resto dell'anno. All'arrivo dell'estate,
forse quella gonna si sarebbe ridotta a un ammasso
di fili blu sbiaditi.
Al suono della campanella, le ragazze raccolsero libri e cartelle.
Si fecero largo a spintoni verso la porta, chiacchierando
e ridendo. Ilana corse fuori dall'aula, ignorando l'insegnante
che le chiedeva di fermarsi a parlare con lui. Non voleva
parlare n con lui n con nessun altro.
Sul campo i ragazzi stavano giocando a baseball, rabbini
contro studenti. Le ragazze facevano gare di corsa a tre gambe
e corsa nei sacchi. Erano stanche e sudate. Il trucco che
si rifacevano con cura tutte le mattine nei bagni si era sciolto.
Dalle capigliature stirate e fonate si levavano morbidi riccioli
simili ad aureole.
Per l'ultima gara, ogni ragazza doveva indossare una maglietta
larga con il logo della scuola sopra la propria. Poi doveva
attraversare il campo di corsa, sfilarsi la maglietta durante
il ritorno e passarla a un'altra a mo' di testimone. Quando
venne il suo turno, Ilana si mise a correre pi forte che
pot. Il suo corpo sembrava leggero, come se non ci fosse. Se
fosse andata ancora pi veloce, le gambe si sarebbero sollevate
dal terreno, i capelli avrebbero formato una scia alle sue
spalle e si sarebbe ritrovata lontano da l.
Aveva quasi concluso la corsa. Era il momento di passare
la maglietta. Ilana la afferr, e poi tutto accadde cos rapidamente
che neppure lei riusc a capire: l'aveva fatto di proposito,
oppure le erano scivolati fra le dita due strati di stoffa
al posto di uno? La maglietta si era sfilata da sola, finendole
in mano di propria iniziativa? Per un istante prima
degli sguardi stupiti e delle risate, prima di sentire il vento
sulla pelle e di accorgersi che si era tolta entrambe le magliette
e stava correndo sul campo in gonna e reggiseno per quell'unico
istante, Ilana prov un impeto di libert e le sembr
di volare.
Il rabbino lo disse al preside, il preside chiam i suoi genitori,
e quella sera Naomi, Joel e Ilana si riunirono in soggiorno.
Non ho fatto niente di male, disse Ilana, nascondendo
l'imbarazzo dietro un'aria di sfida.
Perch non ci racconti cos' successo? sugger Naomi.
 stato un incidente. La maglietta  venuta via per sbaglio.
Stavo correndo, e non mi sono resa conto di quello che
facevo.
Allora perch gli insegnanti pensano che tu l'abbia fatto
di proposito? chiese Naomi.
Perch dovrei togliermi la maglietta di proposito?
Non lo so, Ilana. E quello che sto cercando di scoprire.
Naomi non era sicura di poterle credere. Voleva fidarsi di
lei. Voleva sentirsi sicura quando sua figlia le parlava guardandola
negli occhi. Ma non era sicura. Al telefono, il preside
le aveva anche riferito che, secondo alcuni insegnanti, Ilana
non mostrava interesse per le lezioni, e che in pi di un'occasione
avevano dovuto ricordarle il codice di abbigliamento.
Tutto ci la spinse a scrutare il viso di sua figlia, in cerca di
qualche traccia della ragazza allegra e rubiconda che credeva
di conoscere.
A dire il vero, penso che quello che  successo sia un bene, -
decise Naomi. Ci d la possibilit di discutere di quello che senti.
Io non sento niente, disse Ilana.
Io ti trovo diversa, e credo che dovremmo discuterne.
Forse sono diversa da come mi immagini tu, e allora?
Dici sempre che abbiamo bisogno di spazio per capire chi siamo,
e che non dobbiamo essere tutti uguali solo perch facciamo
parte della stessa famiglia. Sto solo mettendo in pratica
le tue parole.
Non ha tutti i torti, disse Joel.
Naomi aveva atteso che Joel tornasse dal lavoro per affrontare
quella discussione. Aveva pensato che si sarebbe
preoccupato quanto lei, e che avrebbero potuto formare un
fronte congiunto da contrapporre a Ilana. Ma ora lo guard
sbigottita.
Questa  un'altra cosa, disse Naomi. Qui non si tratta
di piccole deviazioni dalla norma.
Piccole? chiese Ilana.
Ilana si gir verso Joel in cerca di approvazione, e Naomi
li vide scambiarsi un fugace sorriso di complicit. Le venne
il dubbio che Joel si stesse divertendo. O che fosse addirittura
orgoglioso.
Voglio sapere perch sei cos arrabbiata. Ce l'hai con
me? Con Baruch? Con i tuoi insegnanti? chiese Naomi.
No.  solo che non sono sicura di voler essere come voi.
Tutti pensano che dovrei essere religiosa solo perch sono
nata in questa famiglia. Ma non tocca a me decidere?
Non a quattordici anni.
Come puoi dire una cosa del genere? Non hai mai detto
che dovevo essere religiosa, protest Ilana.
Ilana, lo stiamo dicendo con la nostra vita, con ogni cosa
che facciamo, disse Naomi.
Non avrebbe voluto arrabbiarsi tanto. Stava urlando,
mentre le sarebbe piaciuto parlare con calma. Ma rabbia e
frustrazione traboccarono oltre i limiti di quello che avrebbe
dovuto fare, di come avrebbe dovuto comportarsi. Non
era possibile vivere dentro le pieghe della tradizione? Bisognava
per forza appianarla, rilegarla in pagine perfettamente
allineate? Non c'era modo di tramandarla cos com'era, in
tutta la sua bellezza contraddittoria e disordinata?
Guarda questa casa, insistette Naomi. Chi siamo,
secondo te?
 proprio questo il punto, disse Ilana. Io sto guardando
la nostra famiglia, ma siamo tutti diversi. Non so proprio
cosa pensare. Chi sei tu? Chi siamo noi?
...
.
...
Ventiquattro.
...
.
...
Era difficile stare lontano da Memphis. Herschel tamburellava
con le dita sul tavolo della sala da pranzo, cercando
di immaginare cosa stesse facendo Baruch. A Memphis erano
indietro di un'ora, perci in quel momento si stava preparando
a chiudere il negozio. Herschel sper che si ricordasse
di scongelare la carne per il giorno dopo e di chiudere
a chiave la serranda. Si chiese quanto cibo riuscisse a smerciare
in un'ora. Si pent di non aver installato una telecamera
per poterlo osservare da lontano.
Herschel aveva finalmente assaggiato il successo. Era riuscito
a far decollare un'impresa. Gli ebrei di Memphis erano
entusiasti di poter fare la spesa in un unico negozio. Se ne
vantavano con gli amici di altre citt. Sostenevano che quel
negozio, pi di ogni altra cosa, li aveva resi famosi nel mondo
delle comunit ebraiche. Il registratore di cassa tintinnava
e i clienti facevano la fila. I due tavoli erano quasi sempre
occupati. Herschel aveva camminato su e gi dietro il banco,
intorno ai tavoli, nel magazzino. Aveva toccato ogni cosa,
ancora incapace di credere che il suo sogno si fosse avverato
sotto forma di insegne al neon ed elettrodomestici, nel
luccichio argenteo di pentole e padelle, nello splendore di un
ripiano bianco pulito come uno specchio.
A Memphis, Herschel si sentiva una celebrit. Il Commercial
Appeal aveva pubblicato un articolo sul Kosher
Connection, con una foto di Herschel e Baruch sorridenti
dietro il contenitore dei cibi surgelati. I dipendenti di Kroger
avevano cominciato a chiamarlo rabbi. All'interfono
gli dicevano: Rabbi, c' una chiamata sulla linea tre. A
New York, Herschel era una persona insignificante. Ma a
Memphis era qualcuno. Gli investitori lo invitavano nelle loro
case, dove grandi stanze si aprivano su stanze ancora pi
grandi, e Herschel ascoltava le loro idee. Anche gli investitori
sognavano. Si lamentavano delle dimensioni sempre pi
ridotte della comunit. Ricordavano i tempi in cui Memphis
veniva considerata un'oasi ebraica nel deserto del Tennessee.
Volevano riportarla al suo antico splendore. Herschel
aveva detto di poterli aiutare. Erano tutti d'accordo che il
cibo kosher fosse il primo passo. Sembrava impossibile che
fino a poco tempo prima Herschel non avesse mai pensato
che esistessero ebrei fuori da New York. E invece era l che
si trovavano i veri pionieri. Era stato per qualche strano errore
della storia che suo padre non aveva visto le enormi possibilit
di quel luogo e non si era trasferito laggi.
Herschel aveva dovuto fare un grosso sforzo per staccarsi
da Memphis. Era riuscito a far passare il soggiorno di due
settimane per un lungo giro di ispezioni kosher. Ma il rientro
al lavoro era stato pi difficile del solito. Era costretto a
stare dietro una scrivania mentre una sua idea cresceva e respirava.
In ufficio lo attendevano cataste di documenti, mucchi
di fax e messaggi telefonici con la scritta urgente. Herschel
li ignorava. Arrivava in ritardo; arrivava quando ne aveva
voglia. Non voleva essere lo schiavo di un sogno altrui.
Nessuno a New York capiva ci che Herschel aveva creato.
Aveva tenuto il mondo fra le mani, e ora qualunque altra cosa
gli sembrava insignificante.
Un mattino, mentre era al telefono con gli investitori di
Memphis, Herschel ricevette la visita di Reuben Schachter,
il direttore della sezione kosher della OC. Reuben lo interrog
sulle sue ferie e sugli arretrati di richieste e ispezioni, e
scopr che tre societ non venivano ispezionate da sei mesi.
Prima che Herschel potesse addurre qualche scusa, Reuben
gli disse di sgomberare la scrivania e andarsene. Herschel obbed
con piacere. Prese gli incartamenti su Memphis e lasci
tutto il resto sulla scrivania. Tutte quelle carte, tutte quelle
richieste, non gli erano mai appartenute davvero.
Per anni, Herschel aveva continuato ad accumulare miglia
come frequent flyer, sicuro che un giorno gli sarebbero
servite. Adesso poteva prendere uno qualsiasi dei tre voli
diretti giornalieri della Northwest e tornare nella citt a cui
sentiva di appartenere. Se ne and senza dire a nessuno cos'era
successo. Con le visioni di Memphis che gli danzavano
nella testa, non riusciva a dispiacersi di essere stato licenziato.
Herschel guardava fuori dal finestrino, aspettando di veder
comparire Memphis. Mentre l'aereo cominciava la discesa,
scorse nelle nuvole tutto ci che avrebbe creato, tutto
ci che sarebbe diventato.
Un'ora dopo il Shabbos, che aveva trascorso a Memphis
invece che a casa, Herschel cerc di spiegare tutto a Shayna.
Dammi retta, Shayna. Non ne avevo pi bisogno. Ora
non c' niente che ci trattenga. Il Kosher Connection sta guadagnando
pi di quanto avessi mai sognato. Dovresti vedere
cosa sta succedendo quaggi. Ci siamo. Questa  finalmente
la volta buona, disse Herschel.
No, rispose Shayna. Stavolta non ti credo.
Shayna non intendeva lasciarsi irretire da cifre e sogni.
Non voleva sentir parlare dei ricchi abitanti di Memphis. Non
le importava di sapere in quale splendida casa avesse pranzato
Herschel quel giorno. Seduta davanti alle innumerevoli fatture
del matrimonio che non sapeva come pagare, aveva perso
la pazienza.
Sei mesi dopo, era come se il matrimonio non ci fosse mai
stato. Tzippy era diventata una fra le migliaia di spose in
bianco che avevano percorso la navata. In seguito, Shayna
aveva assistito ad altri matrimoni in quella stessa sala, e ogni
volta aveva pensato di trovarci ancora gli allestimenti di quello di Tzippy. Quando un'altra sposa percorreva la navata,
fiancheggiata da un'altra madre, con in mano un altro bouquet,
le veniva voglia di protestare a gran voce. Nessuno le
augurava pi mazel tov. Non provava pi l'orgoglio di essere
la madre della sposa. Peggio ancora, sua figlia non si era
semplicemente sposata; aveva usato il matrimonio come una
via di fuga.
Tzippy non telefonava tutti i giorni. Quando riusciva a
parlarle, Shayna accennava all'idea di una nuova visita.
Tzippy le rispondeva che erano molto impegnati, che non avevano
abbastanza spazio. Shayna poteva raffigurarsi ogni centimetro
dell'appartamento della figlia. Era come se vi avesse
vissuto dentro, come se fosse suo. Le chiedeva cosa avesse preparato
per cena, quali regali stessero usando, quali intendessero
restituire. Voleva comunicare attraverso quei dettagli.
Ma Tzippy le dava risposte brevi e veloci: erano felici, Memphis
era un bel posto, andava tutto bene. Fra le sue parole si
aprivano grossi squarci. Ma anche se Shayna insisteva, Tzippy
non le rivelava nulla di concreto.
Le sue amiche si vantavano delle frequenti visite delle figlie
sposate. Le sfoggiavano in sinagoga. Una figlia sposata
era la ricompensa per aver fatto tutto nel modo giusto. Adesso
molte di loro aspettavano la nascita di un nipotino. Shayna
non riusciva mai a stare alla pari. Per quanto potesse avere,
aveva sempre meno delle altre.
Cerc di prevenire le domande sul perch Tzippy non fosse
ancora venuta a trovarla. Parlando al telefono con le amiche,
sbandierava le somme di denaro offerte dagli investitori
di Memphis. Raccontava con orgoglio che suo genero era
socio di Herschel. Continuava a ripetere che i membri della
comunit avevano implorato Herschel di andare laggi, e avevano
sborsato cifre smodate per attirare Baruch e Tzippy.
Diceva che i loro sforzi erano gi stati premiati. Stavano guadagnando
una fortuna.
Ma quello che diceva alle amiche non aveva pi importanza.
Non poteva nascondere le inadeguatezze che continuavano
a spuntare nella sua vita. Era solo una questione di
tempo, poi la verit sarebbe venuta a galla e tutti avrebbero
saputo che Herschel era stato licenziato. Quello era il genere
di notizia che piaceva alla gente. Una volta cominciate le
indagini, avrebbero scavato sempre pi a fondo e avrebbero
scoperto tutto quello che non andava nella sua famiglia. La
voce sarebbe corsa di bocca in bocca, e ben presto Shayna
sarebbe stata smascherata. Gli incubi che l'avevano sempre
perseguitata si sarebbero trasformati in realt. Usciva di casa
dimenticando di coprirsi i capelli; sedeva in sinagoga e, abbassando
lo sguardo, scopriva di indossare soltanto la sottoveste
e le calze; era in un ristorante kosher con tutti quelli
che conosceva, ma nel suo piatto c'era un panino con
prosciutto e formaggio; era Shabbos, bussavano alla porta, e
Shoshana Schachter la sorprendeva a guardare la televisione.
Non mi crede, grid Herschel quando Shayna si rifiut
di ascoltare i suoi progetti. Ecco, adesso Tzippy ti
dir che sta andando tutto bene. Di lei ti puoi fidare.
Tzippy era seduta al tavolo della sala da pranzo, con i libri
aperti davanti a s.
Non posso parlare, disse Tzippy mentre suo padre cercava
di passarle il telefono.
Tzippy  impegnata, disse Herschel a Shayna. Ma 
arrivato Baruch. Ti spiegher tutto lui, disse, e porse il telefono
al genero, che lo prese di buon grado.
Tzippy si copr gli occhi con le mani e cerc di concentrarsi.
La fine del semestre era vicina, e mancavano poche
settimane agli esami. Malgrado ci, doveva usare tutta la sua
energia per tenere a freno il padre.
Senza un lavoro che lo riportasse a New York, Herschel
era disposto a dormire per sempre sul loro divano. Aveva sistemato
i vestiti in soggiorno, sopra la credenza. In bagno, il
suo spazzolino e il suo rasoio ingombravano il lavabo. Le sue
carte erano sparse per tutto l'appartamento. Tzippy non poteva
muovere un passo senza inciampare in qualcosa di suo.
Gli piegava i vestiti e li posava in pile ordinate sopra la valigia.
Metteva via il cibo che lui lasciava in giro. Quando raccoglieva
i bicchieri e i piatti che Herschel usava senza mai lavarli,
li sbatteva di proposito gli uni contro gli altri.
Era decisa a non permettere che la presenza di suo padre
le sconvolgesse la vita. Fino a quel momento, era riuscita a
tenere nascosto ai genitori che andava al college. Al telefono
era prudente, e soppesava ogni parola per paura di tradirsi.
Malgrado fosse adulta, sposata e lontana da casa, le
sembrava ancora di poter perdere ci che aveva conquistato
se non vi si fosse aggrappata con tutte le sue forze.
Ma non si sarebbe lasciata fermare dalla paura di quello
che le avrebbero detto. Frequentava le lezioni e aspettava che
suo padre se ne accorgesse. Inoltre si teneva il pi possibile
alla larga dal Kosher Connection. Con suo padre a gestire
quello spazio minuscolo, Tzippy non sopportava di stare l
dentro. Fino allora l'aveva considerato in parte suo. Ma adesso
apparteneva soltanto a suo padre. Herschel diceva a Baruch
cosa fare, spostava gli oggetti e rovinava l'ordine che
Tzippy aveva creato. Chiacchierava con i clienti per ore di
seguito.
Ma Herschel era incontenibile. Parlava ininterrottamente
dei suoi progetti. Tzippy udiva la sua voce in sogno. Ne
sentiva la presenza vigile. Nel cuore della notte la luce del
soggiorno era accesa, e Herschel rimaneva alzato a prendere
appunti. Al mattino, l'unica prova che avesse dormito erano
le lenzuola sgualcite che lasciava a Tzippy da piegare. L'appartamento
si era rimpicciolito. Se Herschel fosse rimasto un
giorno di pi, la sua presenza si sarebbe dilatata in ogni angolo,
inondando le stanze, traboccando sulle sedie e infiltrandosi
nel tappeto.
Dove sei stata, Tzippy? chiese Herschel, sedendosi
accanto a lei. I clienti chiedono di te. Vogliono sapere perch
non ti fai pi vedere.
Sono impegnata, disse Tzippy.
Impegnata a fare cosa? chiese Herschel.
Tzippy non rispose, e Herschel guard i libri aperti davanti
a lei. Di chi sono questi? chiese.
Sono miei, disse Tzippy.
Herschel scoppi a ridere, sorpreso. Tzippy va al college, -
esclam.
Li guard, uno alla volta: Contabilit, Economia, Marketing.
Riflett per qualche istante. Buon per te, decise. Stavo
proprio pensando che quando cominceremo a espanderci,
dovremo assumere altra gente. Avremo bisogno di qualcuno
che ci aiuti con la contabilit. Vedi, Tzippy, ho sempre saputo
che tu eri come me. Non ho sempre detto che avevi la testa
sulle spalle? Non dicevo che avremmo formato un'ottima
squadra?
Sfogli le pagine di un libro. Annu come se sapesse gi cosa
c'era scritto. Ma non lasciare che un professore ti dica
che con questi libri imparerai a condurre un'impresa. Credimi,
non ti insegneranno neppure la met di quello che so io.
Tzippy si sent sollevata nel vedere che Herschel accettava
di buon grado il fatto che andasse al college. Ma ben presto
quel sollievo scomparve, inghiottito dal vortice di sogni
in cui Herschel la stava trascinando. Tzippy si concentr su
ci che apparteneva soltanto a lei: un compito scritto che teneva
infilato nel quaderno, il bilancio preventivo di un ristorante
immaginario. Sul foglio c'era un grosso A scritto in
penna rossa. Tzippy aveva lavorato sodo per ottenere quel
voto, eppure era rimasta sorpresa quando il professore le aveva
restituito il compito. Le piaceva tirarlo fuori e guardarlo,
per ricordare a se stessa cos'era capace di fare.
Abbiamo bisogno di te, Tzippy. Questa  un'impresa
famigliare, come ai vecchi tempi, stava dicendo Herschel.
Il padre cucina, la madre pulisce, i figli servono ai tavoli,
la nonna sta alla cassa. E vivono tutti insieme sopra il negozio.
Ti piacerebbe, Tzippy? Tutti insieme in un unico appartamento,
una grande famiglia felice.
Tzippy aveva sperato di finire i compiti entro quella sera.
Quando guard l'orologio, scopr incredula che era molto
tardi. Ma Herschel li aveva contagiati con la sua abitudine
di fare le ore piccole. La sua famiglia non prestava attenzione
all'orologio. Sua madre si sforzava di fare ogni cosa con
ordine, eppure erano sempre tutti in ritardo. Tzippy era cresciuta
consolandosi con il pensiero che nella sua casa futura
si sarebbero svegliati alle sette, avrebbero cenato alle sei e
sarebbero andati a letto alle dieci.
Lanci un'occhiata a Baruch, indicandogli l'orologio con
lo sguardo. Da quando era arrivato Herschel, Baruch rimaneva
sempre alzato ad ascoltarlo. Poi, quando finalmente andava
a letto, le ripeteva le storie che Herschel gli aveva raccontato
e che Tzippy aveva gi sentito molte volte. Invece
di passare tanto tempo con lui, Baruch avrebbe potuto convincerlo
ad andarsene, pensava Tzippy. Ma Baruch sopportava
i genitori di Tzippy molto meglio di lei. Lontano dalla
propria famiglia, era contento di sentirsi legato a quella della
moglie. Aveva appena riagganciato il telefono dopo una
lunga conversazione con Shayna, durante la quale le aveva
raccontato i dettagli della loro vita che lei era cos ansiosa di
conoscere. La sola cosa che aveva omesso di dire era il fatto
che Tzippy andasse al college. Tzippy gli aveva chiesto di non
parlarne. Adesso, malgrado suo padre lo sapesse, preferiva
aspettare ancora. Alla fine Herschel avrebbe trovato il modo
di dirlo a Shayna. Ma Tzippy voleva rimandare il pi possibile
quell'evento ineluttabile. Non voleva che qualcosa rovinasse
il suo piacere.
Finalmente Herschel la lasci in pace e and a raggiungere
Baruch sul divano. Entrambi indossavano i pantaloni del
Shabbos e la camicia bianca. Mentre si chinavano sulle copie
di Restaurant Today, le yarmulke di velluto nero, portate
leggermente di traverso, divennero visibili in cima alle loro
teste.
Magari potremmo provare qualcosa del genere, disse
Baruch, indicando un articolo su un nuovo espositore per cibi
surgelati.
Stavo proprio pensando la stessa cosa, disse Herschel.
Potrebbe stare di fronte al registratore di cassa.
Oppure ad angolo retto, disse Baruch.
Giusto, disse Herschel. Adesso si che ragioni, Baruch.
Potremmo ordinarlo domani.
Credevo che domani tu partissi, disse Tzippy.
S, parto, parto, rispose Herschel.
Ma Tzippy non gli credeva. Diceva sempre che sarebbe
partito il giorno dopo, e nel frattempo continuava a stare nel
loro appartamento e a dirigere la loro vita. Tzippy poteva anche
essere lontana mille chilometri, ma non era riuscita a fuggire.
Non aveva fatto altro che descrivere un gigantesco cerchio
intorno a casa. Sent le viscere contorcersi per la rabbia.
Si concentr sulle cifre che aveva davanti, cercando di ignorare
Herschel e di dimenticare la facilit con cui Baruch accettava
tutti i suoi suggerimenti. Si rifiut di alzare lo sguardo
mentre Herschel tirava fuori i libri contabili, si avvicinava
e li posava sul tavolo.
Niente male, disse, esaminandoli. Aspettava una risposta
da parte di Tzippy. Non c'era modo di fare qualcosa
in silenzio, senza ostentazione, senza tirar dentro tutti quanti.
Tzippy tenne la testa bassa, fingendo di non aver sentito.
Sei tu l'esperta, adesso, le disse Herschel, in piedi accanto
a lei. Guarda i numeri e dimmi se sbaglio. Prendilo
come un compito a casa supplementare.
Vuoi davvero che ti dica cosa ne penso? chiese Tzippy.
Va bene.
Scorse le pagine, in cerca di un punto da dove partire.
Aveva appena cominciato a sentirsi a suo agio con le file di
numeri. Guard le colonne, le cifre, e si mise a fare i conti.
Ma non stava cercando la perfetta simmetria di un mondo
ordinato, di un'impresa ben gestita. Sperava di trovare la
prova che Herschel sbagliava. Non solo su questo, ma su tutto.
Non sapeva quando fosse accaduto, ma aveva smesso di
credere a suo padre. Avrebbe voluto elencare tutte le sue
idee, ognuna delle quali era magicamente, misteriosamente,
imprevedibilmente fallita all'ultimo minuto.
Nei registri contabili, Tzippy vide le uscite accuratamente
disposte accanto alle entrate. Vide quanto denaro avevano
sborsato gli investitori e quanto intendevano sborsarne in
futuro. Tutte le altre volte, suo padre non aveva avuto in mano
nient'altro che idee. Adesso aveva effettivamente costruito
qualcosa di concreto. Tzippy vide con sorpresa che i
conti tornavano. Il Kosher Connection era in attivo.
Sembra tutto a posto, vero? disse Herschel. Te l'avevo
detto che stavamo andando bene.
Tzippy diede un'altra scorsa alle cifre, sperando di trovare
un errore e di scoprire che il Kosher Connection era sull'orlo
del fallimento.
Potrei sbagliarmi. Ho dato solo un'occhiata. E sto ancora
imparando, disse Tzippy.
Ah, persino Tzippy  d'accordo. Siamo sulla strada giusta.
La buona notizia gli fece venire fame. Il frigorifero era
zeppo di avanzi del Shabbos, e Herschel mise insieme un banchetto
a base di pollo, kugel di patate e cholent avanzato. Si
stava lentamente ingrossando, e da quando era a Memphis
la fibbia della sua cintura avanzava di una tacca alla settimana.
Ne vuoi un po'? chiese a Baruch.
Perch no.
Herschel gli prepar un piatto, ed entrambi si misero a
mangiare, facendo tintinnare forchette e coltelli contro la
porcellana bianca di uno dei regali di nozze.
Questo s che  un pasto, disse Herschel.
Man mano che mangiava, cominci a sentirsi meglio. I fallimenti
del passato vennero sostituiti dalle possibilit future.
Prima, al telefono, aveva udito l'incredulit nella voce di
Shayna. Si era sorpreso di sentirla cos arrabbiata. Il resto
del mondo poteva dire quello che voleva, ma Shayna si era
sempre fidata dell'intuito di Herschel. Eppure quel cambiamento
non lo preoccupava. Sapeva di poter rimediare.
Ne vuoi ancora? chiese Tzippy, guardando suo padre
con rabbia mentre gli porgeva la teglia del kugel. Aveva rinunciato
all'idea di finire i compiti. Avrebbe pulito la cucina
e poi sarebbe andata a letto. Baruch poteva rimanere l
tutta la notte, se voleva.
Sono pieno, disse Herschel. Si strofin la pancia sporgente
si alz in piedi. Ora passeremo allo stadio successivo, -
annunci. Bisogna pubblicizzare il miracolo.
Herschel convoc i mass media. Sped inviti alle celebrit
locali: il meteorologo di Channel 3, il lottatore Jerry Lawler,
due sosia rivali di Elvis. Mise un annuncio a mezza pagina
su The Hebrew Watchman. Invit i cantori delle sinagoghe
locali perch eseguissero un pot-pourri di canzoni di Chanukah.
Attacc manifesti alle pareti, ordin centinaia di chili di patate e appese al soffitto dreidel di polistirolo coperti
di lustrini blu e menorah di cartone dorato.
La prima sera di Chanukah, il Kosher Connection era gremito
di persone, riunite per la prima celebrazione cittadina
della festivit. Gli altoparlanti del negozio trasmettevano I
Have a Little Dreidel. Herschel fece segno a Baruch di accendere
le candele. Con le famiglie degli investitori radunate
alle loro spalle, Herschel e Baruch cantarono insieme:
Che tu sia benedetto, o Dio, per averci ordinato di accendere
le candele, per aver compiuto miracoli per i nostri avi,
e perch ci mantieni in vita, ci sostieni e ci concedi di vivere
questo momento.
Una volta accese le candele, venne il momento di mangiare.
C'erano latke in abbondanza sopra vassoi ricoperti di
stagnola. Il primo vassoio venne ripulito quasi immediatamente.
Due cuochi friggevano i latke, mentre Baruch infilava
le patate crude nel tritatutto. C'erano premi e lotterie per
un anno di gefilte fish gratis. Mentre i cantori cantavano, Herschel
e gli investitori danzarono una horah intorno ai tavoli.
Quando ebbe un attimo libero, Herschel infil la testa in cucina.
Fatene ancora, grid. Attenzione alle vostre spalle.
Latke caldi in arrivo. Un tavolo era carico di latke, vassoi
di antipasti, kugel e pasticcio di fegato. La gente si affollava
intorno al cibo come se non mangiasse da giorni.
Se ne andarono solo quando non ci furono pi latke. Herschel
e Baruch, rimasti soli, si sedettero in mezzo ai lustrini
caduti. Herschel sollev i piedi e scosse la testa meravigliato.
Se avessimo fatto altri mille latke, li avrebbero mangiati
tutti.
Non voglio pi vedere un latke per almeno un anno. Forse
mai pi, scherz Baruch, nonostante quello fosse solo il
primo giorno di Chanukah, e li aspettassero ancora sette sere
di latke. Ma Baruch sapeva che il giorno dopo si sarebbe
svegliato presto, pronto a ricominciare. Il successo della festa
lo avrebbe spronato.
 stato fantastico, disse Herschel.
Baruch e Herschel si guardarono raggianti, talmente stanchi
da non riuscire a far altro che scuotere la testa con aria
soddisfatta.
Devo andare, disse Baruch. Tzippy si sta probabilmente
chiedendo dove sono finito.
E lei dov'era, stasera?
Aveva una lezione, ma ha detto che avrebbe tentato di
raggiungerci. Avr cambiato idea.
Non poteva saltare la lezione? Non  quello che fanno
di solito gli studenti?
Lo credevo anch'io, ma lei ha detto che non poteva perderla.
Tu comincia ad andare. Io ho alcune cose da finire, disse
Herschel.
Shayna aveva insistito perch trascorresse il resto di Chanukah
a casa, e Herschel doveva prendere il primo volo per
New York il mattino seguente. Non c'era motivo di andare
a dormire per le poche ore che restavano. Invece si tolse il
grembiule e gir intorno al contenitore dei surgelati, osservandolo
da tutte le angolature. Indietreggi, socchiuse gli occhi
e not alcuni centimetri di spazio libero da entrambe le
parti. Se l'avesse spostato un po', avrebbe potuto farci stare
qualche altro tavolo. Avrebbe potuto aggiungere un altro
contenitore per il cibo. A quel punto, non sarebbe stato difficile
organizzare un servizio stabile di catering e consegna
a domicilio. La nuova versione del menu avrebbe potuto
contenere il doppio delle pietanze. Herschel vide panini a
doppio strato, una griglia da ristorante, un buffet per le insalate,
gelato pareve e una friggitrice per le specialit del sud.
Pentole colme di minestra fatta in casa cominciarono a ribollirgli
nella mente. La testa gli si riemp di polli infilzati
sul girarrosto.
...
.
...
Venticinque.
...
.
...
Nonostante tutti i manuali che aveva letto e gli anni passati
ad accumulare consigli, Naomi non sapeva cosa fare. Aveva
dato spazio a Ilana. Le aveva dato tempo. Le aveva dato
comprensione. Le aveva girato intorno, cercando una via
d'accesso. Ma come si rincorre una bambina? Bisogna catturarla,
chiuderla in casa, punirla? Bisogna metterla sottochiave,
farle la predica, circondarla d'amore?
Naomi telefon alle amiche in cerca di una risposta. Voleva
sentirsi dire che anche i loro figli avevano attraversato quella
fase rabbiosa prima di passare a un'altra. Le amiche la rassicurarono,
ma Naomi non si sent meglio. Joel sosteneva di
non essere preoccupato. Ilana era una brava ragazza, e stava
solo facendo nuove esperienze. Quando parl con Baruch,
Naomi gli accenn che Ilana era in difficolt, chiedendosi cosa
avrebbe risposto. Baruch volle sapere di pi, e Naomi gli
raccont quello che era successo a scuola. Baruch scoppi a
ridere suo malgrado. Disse che si immaginava la reazione degli
insegnanti. Ma dopo la risata, Naomi percep un silenzioso
rimprovero.
Che c'? gli chiese. A cosa stai pensando?
Non sono molto sorpreso, tutto qui, rispose Baruch.
Non doveva per forza essere cos, avrebbe voluto dirgli
Naomi. Non doveva essere tutto bianco o tutto nero. Per lei,
la religione non era mai stata una lotta. Era sempre stata sicura
della propria fede. Forse non l'aveva mai approfondita,
analizzata o messa in dubbio. Aveva semplicemente cercato
di viverla. Non aveva problemi a vivere in quella moderazione
sempre soggetta a cambiamenti, in quel miscuglio di
sacro e profano. Era una costante ricerca di equilibrio, ma
Naomi aveva imparato a muoversi come una funambola tra
due mondi diversi, facendoli entrambi propri. E questo la faceva
sentire pi ricca. Tutto il mondo si apriva davanti a lei;
tutto il mondo era un dono di Dio.
La cosa pi difficile, tuttavia, era capire come trasmettere
questo ai suoi figli. Baruch aveva imparato a pregare ogni
mattina fin dall'asilo. Naomi si svegliava e lo sentiva cantare
a squarciagola il Modeh Ani secondo le istruzioni dell'insegnante.
Un mattino, Baruch le aveva chiesto perch non
pregasse tutti i giorni. In un turbinio di parole che probabilmente
Baruch non aveva capito, Naomi gli aveva risposto
che avrebbe voluto farlo, ma che a volte il tempo non le bastava.
Gli aveva detto che pregava nel suo cuore. Che pregava
quando aveva tempo. Era la verit, ma Baruch l'aveva
guardata scuotendo la testa. Mamma, non credo che Hashem
sia fiero di te, aveva dichiarato.
Ora, al telefono, Naomi percep la stessa disapprovazione.
Malgrado non volesse crederci, si chiese se Baruch non
avesse in parte ragione. Forse il mondo aveva pi senso se
ogni cosa veniva delineata con precisi tratti bianchi e neri.
Per la prima volta, Naomi pens al coprifuoco e al divieto di
telefonare, a tutte le misure autoritarie che un tempo aveva
disapprovato. Non aveva pi alternative. Forse era il momento
di seguire le regole. Forse era il momento di dare un
giro di vite.
Il venerd pomeriggio, Naomi si mise ai fornelli con un piano
in mente. Durante la cena avrebbe colto Joel e Ilana di sorpresa
e convocato una riunione famigliare. Aveva minacciato
di farlo per anni, finch la minaccia non si era trasformata in
uno scherzo. Le era capitato spesso di non venire presa sul serio,
ma non aveva mai insistito per farsi ascoltare. Aveva preferito
lasciar depositare le sue idee, sperando che alla fine venissero
recepite. Ora per li avrebbe costretti ad ascoltarla.
Per una volta, non desider di avere qualche ora in pi
prima dell'inizio del Shabbos. Era nervosa all'idea di dover
parlare, e sperava che il tempo passasse in fretta. Ma al momento
di accendere le candele, Joel non era ancora arrivato.
Naomi lo chiam al lavoro e al cellulare, ma non ottenne risposta.
Aspett, guardando passare i minuti. Sperava che tutti
gli orologi della casa fossero un po' avanti, qualunque cosa
pur di dargli il tempo di arrivare in orario.
Il Shabbos cal sul quartiere. Dalla finestra che dava sulla
strada, Naomi vide le vicine accendere le candele. Gli uomini
si incamminavano verso la sinagoga. Naomi fu costretta,
a malincuore, ad accendere le candele senza Joel. Sentiva
la preoccupazione alternarsi alla rabbia. Era successo qualcosa.
Naomi pens che sarebbe rincasato con una lunga spiegazione
sul traffico, su una chiusura temporanea del ponte.
Era pronta a strillare, pronta a rimproverarlo. Ilana era ancora
nella sua stanza, e per una volta Naomi preg che ci restasse.
Non voleva che vedesse cosa stava accadendo. Non
voleva essere costretta a dare spiegazioni.
I minuti passarono. Cinque minuti di ritardo, poi dieci,
poi quindici. Ma anche un solo minuto sarebbe stato un problema.
Potevano scantonare, stiracchiare le regole, ma il
Shabbos era un punto fermo che non si poteva ignorare. Ce
la facevano sempre per un pelo, sgattaiolavano in casa appena
in tempo, ma all'ultimo minuto ogni sfumatura di grigio
cessava di esistere. Il Shabbos si celebrava secondo le regole,
oppure non si celebrava del tutto. Se non si rincasava in tempo,
non c'era pi niente da fare.
La macchina si ferm nel vialetto. La portiera si chiuse,
le chiavi girarono nella serratura, e Joel entr in casa con venti
minuti di ritardo.
Cos' successo? chiese Naomi.
Sono in ritardo, rispose Joel, scrollando le spalle.
Pos la valigetta. Si tolse di tasca chiavi, penne e portafoglio
come se avesse tutto il tempo del mondo.
Naomi, Joel e Ilana cenarono in silenzio. Le parole che
Naomi aveva preparato erano svanite. Si sent grata per la
brevit dei pasti del Shabbos. Per una volta, non cerc di rompere
il silenzio. Ilana e Joel la guardavano sorpresi. Erano
abituati a sentirla riempire gli spazi vuoti. Ma ora non ci riusciva.
Guard la sua famiglia senza sapere cosa dire.
Dopo cena si misero a leggere, ognuno nel proprio angolo del
soggiorno. Naomi and di sopra per prima, seguita da
Ilana. Joel rimase di sotto, cercando di rimandare l'inevitabile
conversazione. Non voleva discutere, soprattutto perch
non aveva nessun pretesto, nessuna giustificazione da offrire.
Non c'erano stati ingorghi n cattivo tempo. Non si era
confuso sull'ora d'inizio del Shabbos. Nessuna emergenza.
Nulla che non fosse in grado di controllare. Poteva solo rispondere
che aveva lasciato passare il tempo per finire quello che doveva fare.
In inverno il Shabbos cominciava presto, verso le quattro
del venerd pomeriggio. Per arrivare a casa in tempo, Joel doveva
lasciare l'ufficio alle tre, come se fosse una cosa perfettamente
normale. Potevano uscire nel mondo, ma erano tenuti
a portarsi dietro le leggi ortodosse. La generazione dei
suoi genitori aveva lasciato a casa la yarmulka. Aveva cercato
di inserirsi. Ma i suoi coetanei che potevano essere se
stessi e andare dappertutto non avevano problemi a essere
diversi dagli altri. Potevano muoversi orgogliosamente fra i
due mondi senza soluzione di continuit.
Ma Joel doveva finire un lavoro, e non voleva restare indietro.
Non voleva far aspettare i clienti. Dapprima si convinse
che poteva fermarsi ancora un po' e riuscire comunque
a tornare a casa in tempo. Poi arriv il momento in cui non
avrebbe potuto farcela senza correre. E poi il momento in
cui non avrebbe potuto farcela se avesse trovato traffico e
non fosse andato a tutta velocit. Ignor il cielo che si oscurava
fuori dalla finestra dell'ufficio. Smise di calcolare quanto
tempo gli restava. Si tolse di mente il Shabbos e fin quello che doveva fare. Non l'aveva intesa come una ribellione.
Non era un'asserzione teologica, e neppure un esperimento.
Era solo una piccola decisione privata.
Joel si avvi verso casa, e il Shabbos cominci mentre percorreva
la West Side Highway. Nella sua casa, nella sua comunit,
si accendevano le candele, ma Joel si sentiva lontano.
Continu a guidare. Non aveva chiamato Naomi per spiegare
cos'era successo. Aveva spento il cellulare per ignorare
le inevitabili domande. Fece finta che fosse una sera come
tutte le altre. Si finse uguale agli altri automobilisti. Era l'inizio
del fine settimana, il principio dell'ora di punta. Di solito,
quando tornava a casa il venerd pomeriggio, vedeva intorno
a s altri ebrei ortodossi, tutti con lo stesso orario da
rispettare, con lo stesso bisogno urgente di arrivare a casa.
Ma a quell'ora, Joel era solo. Non c'era traccia del Shabbos
da nessuna parte.
Joel aveva sentito dire cosa facevano le persone quando rimanevano
bloccate nel traffico a ridosso del Shabbos. Il rispetto
delle regole veniva trattato come una questione di vita o di
morte. Non si correvano rischi quando si trattava del Shabbos,
perch era impossibile pensare di profanarlo. Avere fede significava
fermarsi sul ciglio della strada, chiudere chiavi, valigetta
e altri oggetti proibiti dentro la macchina e avviarsi a
piedi verso casa. E questo era proprio il tipo di fede che Joel
non aveva. Ci che lo sorprendeva, tuttavia, era il fatto di non
sentirsi in colpa. Non riusciva a convincersi di star facendo
qualcosa di sbagliato. Nella sua incertezza non c'erano punti
fermi. Il mondo ortodosso poteva esistere in modo concreto e
definito. Ma Joel poteva chiudere gli occhi e farlo scomparire.
Non era mai arrivato in ritardo per il Shabbos, e non intendeva
farne un'abitudine. Ma quella volta era stato facile.
Alla fine non fu pi possibile rimandare. Joel sal di sopra.
Le scale erano buie, quasi tutte le luci al piano di sopra
erano spente per il Shabbos. Quando stava per raggiungere
l'ultimo scalino, per poco non inciamp in Ilana, che era seduta
li ad aspettarlo. Indossava la felpa della Columbia che
un tempo apparteneva a Bryan. L'aveva tirata fuori dal sacco
degli abiti smessi e la portava come pigiama. Addosso a
lei sembrava enorme; le maniche le inghiottivano le mani.
Quando riconobbe la scritta blu, Joel dimentic da dove veniva
la felpa, e per un istante si chiese se non fosse sua. Poi
ricord. Doveva senz'altro essere quella che aveva comprato
per Bryan. Ripens con nostalgia a tutte le speranze che
quell'indumento aveva rappresentato. Si ramment di Bryan
e di tutto ci che aveva desiderato per suo figlio. Ma quel figlio
non esisteva pi. Adesso, seduta davanti a lui, c'era sua
figlia.
So che abbiamo ignorato l'argomento, pap, ma cosa ti
 successo stasera? chiese Ilana.
Joel si sedette sulle scale accanto a lei. Non sapeva mai
quanto essere sincero con i figli. Teoricamente, lui e Naomi,
in qualit di genitori, erano tenuti a offrire una visione del
mondo coerente. Erano tenuti ad aver capito tutto e a essere
pronti a trasmettere la loro conoscenza ai figli, come se
quel genere di certezza fosse un requisito indispensabile per
diventare genitori. E tuttavia Joel non possedeva quella caratteristica,
n per s, n per nessun altro. Era sempre stata
Naomi ad affrontare le grandi domande inaspettate dei bambini,
e Joel l'aveva lasciata fare con piacere. Ma in quel momento,
Ilana lo stava guardando in attesa di una risposta.
Avevo parecchio da fare, e cos ho deciso di fermarmi
per finire, disse Joel.
Ma  Shabbos. Come hai potuto? Non hai pensato che
fosse sbagliato? chiese Ilana.
Sbagliato? Non lo so. Pu darsi. Ma io non la vedo in
questo modo.
Per la mamma s. E anche Bryan.
Lo so. Ma sai, Ilana, sono cose che capitano. La vita 
fatta cos. A volte le nostre scelte non corrispondono a quello che ci hanno insegnato a scuola, e nemmeno a quello che
pensavamo fosse giusto per noi.
Ma allora tu in cosa credi? chiese Ilana.
Lo stava fissando intensamente. Anche quando era piccola,
i suoi occhi castani erano cos penetranti che sembravano
vedere dentro le persone. Joel sapeva che qualunque risposta
sarebbe stata seguita da un'altra domanda. Qualcosa
in lei gli ricordava Bryan. I suoi figli, pens, cercatori di verit.
Si chiese da chi avessero preso: sicuramente non da lui.
Joel, scettico da sempre, stava ancora cercando un modo per
vivere in quel mondo come meglio poteva. Non era tormentato
dai misteri dell'universo. Riusciva a vivere nello spazio
esiguo dell'agnostico osservante.
Non lo so, rispose. Ma la cosa non mi preoccupa.
Posso sopportare di non sapere tutto.
Ma allora io in cosa dovrei credere?
Temo che dovrai scoprirlo da sola.
Ci sto provando, disse Ilana. Ma poi faccio domande
e nessuno mi risponde.
Si mise a piangere sommessamente. Poi, senza preavviso,
si gett a peso morto fra le braccia di Joel e cominci a singhiozzare
contro la sua spalla. Joel non ricordava quanto tempo
fosse passato dall'ultima volta che aveva cullato i suoi figli
in quel modo. Da quando erano neonati e si svegliavano
nel cuore della notte. Da quando andavano all'asilo e tornavano
a casa con le ginocchia sbucciate.
Allora continua a chiedere, le disse, stringendola a s.
Dopo aver fatto dieci respiri profondi, dopo aver contato
fino a dieci, dopo aver cercato di vedere le cose dal punto di
vista di Joel, Naomi non riusc pi a trattenersi.
Joel, sono preoccupata per te, disse, quando Joel sal
di sopra.
Joel entr nel letto e borbott una risposta dentro il cuscino.
Naomi non cap, ma non era sicura di voler capire.
Non voleva sentir parlare di lavoro, di impegni, della pressione
che Joel doveva sostenere. Per anni si era preoccupata
per il lavoro di Joel, e quello era il culmine delle sue paure.
Nei primi tempi del loro matrimonio, Joel lavorava fino a tardi
tutte le sere. Naomi si sentiva sola, ma lo giustificava dicendo
che stava seminando quello che avrebbe raccolto in seguito.
Poi, quando era una giovane madre sola con i bambini,
lo chiamava in continuazione per sapere a che ora sarebbe
tornato. Odiava mettere a letto i bambini senza di lui. Odiava
dover fingere che la sua perenne assenza fosse una cosa
normale. Consolava i bambini quando chiedevano del padre.
Cercava di colmare il vuoto lasciato dalla sua assenza. Ma
nell'istante in cui Joel entrava in casa, i bambini gli correvano
incontro, ansiosi di passare un po' di tempo con lui.
La preoccupazione di Naomi non era diminuita quando i
figli avevano smesso di chiedere quando sarebbe tornato
pap. Aveva cominciato a preoccuparsi per la sua salute. Vedeva
l'espressione esausta sul suo volto quando rincasava nel
cuore della notte. La stanchezza era diventata il suo stato naturale.
Si addormentava al tavolo del Shabbos. Qualunque altro
interesse era stato inghiottito dalle voraci esigenze del lavoro.
Avrebbe finito per consumarsi di fatica. Ogni anno, alla
cena con i colleghi, Naomi vedeva i soci dello studio in
smoking, gonfi d'orgoglio per i loro successi. Le mogli avevano
sorrisi costosi dipinti su facce altrimenti scialbe. I loro
discorsi compiaciuti le facevano rizzare i capelli. Il denaro
era la loro unica realizzazione, la misura dei loro giorni, dei
loro anni.
Ho perso la cognizione del tempo, disse Joel. Tutto
qui.
No, c' qualcosa di pi, disse Naomi. Davvero. Sono
preoccupata per la tua anima.
Joel si gir sul fianco e scoppi a ridere.
Non mi prendi sul serio, disse Naomi.
Naomi, cosa vuoi che ti dica? Non ho intenzione di scusarmi.
Io sono cos. Sono sempre stato cos, rispose Joel.
Naomi scese dal letto e lasci Joel a vedersela con la sua
coscienza. Cosa che non avrebbe fatto, pens. Si accontentava
di lasciare le cose come stavano. Ma a lei non bastava.
And di sotto e guard fuori dalla finestra. Dappertutto, lungo
la strada, quasi ogni finestra era illuminata dalle candele
del Shabbos, che a quell'ora cominciavano a guizzare e a spegnersi.
Si sedette sul divano e diede una scorsa al Jewish
Week. Il giornale era pieno di annunci di conferenze e manifestazioni
locali. Di solito Naomi li leggeva, ma raramente
le veniva voglia di partecipare a qualcosa. Ma questa volta
un annuncio cattur la sua attenzione. L'annuncio diceva:
RICERCA DELL'ANIMA.
...
.
...
Ventisei.
...
.
...
Alle nove della domenica mattina, l'auditorium del YMCA
su Ninety-second Street a Manhattan era pieno zeppo. C'erano
uomini con la yannulka, donne con la yannulka, uomini e
donne a capo scoperto, uomini con la barba lunga. Studenti
delle scuole rabbiniche sedevano accanto a persone che non
sapevano nulla di ebraismo. Erano tutti l per partecipare a
una giornata di seminario sulla Spiritualit Ebraica, che comprendeva
incontri su meditazione e preghiera, sulla creazione
di nuovi rituali, sui riti di guarigione, sulla ricerca di significato
nella vita di tutti i giorni, sull'elevazione del mondo
materiale al regno spirituale.
Naomi ascolt un rabbino del Rinnovamento Ebraico parlare
della scintilla divina presente in ogni persona. Il rabbino
cit i cabalisti lurianici del sedicesimo secolo, secondo i
quali il mondo era stato creato dalla contrazione mistica di
Dio, che Si era ridotto per far spazio all'universo. Nel mondo
esistevano alcuni contenitori che proteggevano la luce
emanata da quella straordinaria contrazione divina. Ma i contenitori
non potevano trattenere la luce, e si erano rotti, spandendo
minuscoli frammenti di divinit in tutto il mondo. Il
compito dell'umanit era di riparare quei contenitori e riportare
la luce alla sua integrit.
In un altro incontro, un rabbino riformato che aveva trascorso
dieci anni da buddista zen cit il Lubavitcher Rebbe.
Le storie chassidiche venivano usate come punto di partenza
per la meditazione. Il Talmud veniva additato come guida per
la guarigione ebraica. Alcuni dei rabbini citati erano gli stessi
ai quali faceva riferimento Baruch. Ma l, in quegli incontri,
venivano tradotti nel linguaggio della new age. Non sembravano
pi i severi guardiani della tradizione, bens i portavoce
della modernit. Era difficile credere che quei rabbini non fossero
ancora vivi, che non facessero pi parte di questo mondo.
Un anno prima, a Naomi non sarebbe mai venuto in mente
di partecipare a quel seminario. Pur essendo curiosa, l'avrebbe
considerato un po' troppo strambo. Non era esattamente
estraneo all'ortodossia, ma era senz'altro estraneo al
pensiero comune. Naomi non conosceva nessuno che parlasse
di spiritualit personale o ricerca dell'anima. Quegli argomenti
venivano guardati con sospetto. O forse, per quel che
ne sapeva lei, nessun altro sentiva il bisogno di approfondirli. Da principio Naomi ud, fra una parola e l'altra, la risata
cinica e divertita di Joel. Sent la diffidenza di Baruch nei
confronti di quelle idee. Cerc di immaginare le sue amiche
della sinagoga l dentro. Avrebbero alzato gli occhi al cielo;
avrebbero detto che si trattava di ebraismo annacquato.
Ma per Naomi non era cos. Non era l per uscire dai confini
del suo mondo. Al contrario. Sapeva che il suo mondo
era abbastanza vasto da contenere quelle idee e molte altre.
Poteva portarle tutte con s. Smise di preoccuparsi degli altri
e pens solo a se stessa. Si concentr sulla parte di s che
voleva essere l, che voleva sentirsi stimolata, che voleva credere.
Ascolt rapita una donna rabbino raccontare la storia
del grande rabbino chassidico Menachem Mendel di Kotzk,
che aveva chiesto ai suoi discepoli dove vivesse Dio. I discepoli,
pensando che fosse una domanda facile, avevano risposto
che Dio viveva dappertutto. Ma Menachem Mendel aveva
scosso la testa. No, aveva risposto, Egli vive ovunque
noi Lo lasciamo entrare.
Naomi compr una pila di libri. Sottoscrisse abbonamenti
a opuscoli e bollettini d'informazione. Lesse La cabala per
i profani, Dio  un Verbo, I sette volti dell'anima, Manuale di
spiritualit ebraica per la donna. Leggeva avidamente, come se
cercasse qualcosa di fondamentale in ogni pagina. Quelle letture
divennero il suo passatempo solitario. Non disse a nessuno
di quel nuovo interesse. Il suo desiderio di Dio, di spiritualit,
le sembrava troppo personale.
Quelle idee si fecero strada nella sua vita. Quando accendeva
le candele del Shabbos, Naomi immaginava di portare
pi luce nel mondo. Quando mangiava, si concentrava
sul significato del kosher, sul tentativo di elevare un bisogno
fisico a un livello spirituale. Compiva gli stessi rituali di sempre,
ma cominci a rimuovere gli strati superficiali e a sentirli
pi profondamente.
L'ultimo libro che aveva cominciato era L'arte della meditazione
ebraica, e ora sedeva nella posizione del loto sul pavimento
del soggiorno, appoggiata sopra un cuscino del divano
in modo da avere le ginocchia pi basse dei fianchi. Si
era tolta le scarpe e teneva i piedi ben piantati per terra. La
schiena eretta si allungava come una scala verso il cielo. Le
mani erano in una posizione ben precisa, con le dita leggermente
accostate. Inspirava ed espirava, cercando di concentrarsi.
La schiena le faceva male, ma Naomi manteneva la posizione.
Quella era la parte pi facile. La parte pi difficile
era sentire quello che avrebbe dovuto sentire.
Naomi, in teoria, avrebbe dovuto svuotare la mente e raggiungere
un elevato senso di connessione spirituale. Allora
avrebbe potuto trovare il proprio centro, indirizzare la mente
e ascoltare ci che Dio e l'universo avevano da dire. Il primo
passo consisteva nel congedarsi dal rumore del mondo.
Come le scariche statiche nella linea telefonica, quel rumore
impediva di sentire Dio. Bisognava lasciar fuori non solo il
rumore, ma anche il disordine. In quella casa, i libri stavano
cominciando a prendere il sopravvento. Erano gi sistemati
in doppia fila sugli scaffali. Tre torri rivali occupavano il comodino
di Naomi. Il tavolino in soggiorno era sepolto sotto
pile di volumi. Era un bene che Naomi dovesse chiudere gli
occhi.
E poi? Naomi controll di nuovo il libro. Doveva fare dieci
respiri e cercare di visualizzare un mondo tutto bianco. Poi
doveva immaginare che su quella tela apparissero le lettere
ebraiche. Immagin di entrare dentro quelle lettere. Ognuna
di esse possedeva un forte potere mistico. Immagin che
fossero tridimensionali e che fosse possibile camminarvi dentro.
La corona delle lettere si poteva staccare per guardare
fuori. Ogni corona era in realt una chiave che le veniva donata.
Lo spazio bianco fra le parole non era vuoto. Era una
stanza tutta bianca, con porte bianche che si aprivano davanti
a lei.
Naomi inspir ed espir, nel tentativo di ridurre tutto il
mondo al proprio respiro. Si concentr sull'immagine di una
fiamma di luce, che doveva spingere fuori dalla mente la consueta
sfilza di pensieri. Se ci fosse riuscita, la sua mente sarebbe
diventata una porta su altri mondi, e infine su se stessa.
Non era facile. La strada che portava a Dio non era diritta.
Nell'istante in cui riusciva a dissipare un pensiero, un
altro prendeva il suo posto. Naomi era ancora preoccupata
per Ilana e Joel. Le mancava Baruch. Il libro diceva di allontanare
dolcemente i pensieri e di ritrovare la concentrazione.
Ma nella sua testa esisteva un luogo protetto dal continuo
flusso di pensieri, idee e desideri?
Squill il telefono, e le porte dell'infinito si richiusero bruscamente.
Se fosse stato per Joel, avrebbero filtrato tutte le
telefonate. Ma di solito Naomi rispondeva comunque, per
paura di perdersi qualcosa; anche se era indaffarata, anche
quando Joel scuoteva la testa, infastidito dai venditori che
sembravano conoscere il preciso istante in cui si sedevano a
tavola. Joel, per prenderla in giro, diceva che avrebbe dovuto
farsi cucire il telefono all'orecchio. Questa volta Naomi
decise di lasciarlo suonare. Cerc di respirare durante gli
squilli insistenti, e di vederli come un'ulteriore distrazione
da cui congedarsi.
Non vai a rispondere? si sent dire.
Naomi apr gli occhi. Davanti a lei c'era Joel, con un sorrisetto
meravigliato che ben presto cedette il posto a una risata.
Il fatto di trovarla seduta sul pavimento in quella posizione
lo preoccupava e lo divertiva allo stesso tempo.
Allora  questo che succede mentre sono al lavoro, disse.
Naomi salt in piedi, cercando un libro per fingersi immersa
nella lettura. Tent di trovare una spiegazione. Non
aveva previsto l'arrivo di Joel. Erano quasi le sei, e non riusciva
a ricordare l'ultima volta in cui fosse tornato cos presto
di sua iniziativa.
Mi sto solo rilassando, disse. Ma Joel continuava a
guardarla perplesso. Come mai sei gi a casa? gli chiese.
Cos, perch mi andava, rispose Joel.
Cos' successo, disse Naomi, non c'era pi lavoro?
Domani sar ancora l, non preoccuparti, disse Joel
sorridendo.
Naomi aveva detto quella stessa frase un'infinit di volte,
e Joel le aveva sempre risposto, stizzito, che non funzionava
cos. Quei commenti erano un'ulteriore dimostrazione
del fatto che Naomi non capiva le costrizioni del suo lavoro.
Non era sempre possibile tornare a casa prima. Non era semplicemente
una questione di priorit, come lei gli ripeteva
spesso. Joel non avrebbe potuto sopravvivere a quel lavoro
se non vi si fosse dedicato con tutto se stesso. Se avesse sempre
tenuto un piede fuori dalla porta, non si sarebbe mai sentito
soddisfatto. Aveva imparato, con il passare del tempo,
che il suo lavoro gli piaceva di pi se lasciava che diventasse
il suo mondo.
Ma Naomi aveva ragione sul fatto che a volte era pi facile
rimanere al lavoro. In ufficio, al termine di una giornata faticosa,
Joel poteva sempre chiudersi la porta alle spalle. Poteva
guardar fuori dalla finestra, quarantatre piani sopra la citt
pi indaffarata del mondo, e cos, con quella lastra di vetro
che lo separava dal resto del mondo, rimanere solo con se stesso.
Vista dall'alto, la citt sembrava enorme. Joel guardava
dentro le finestre dei palazzi vicini, ma le persone che lavoravano
in quegli uffici sembravano vivere in un altro mondo.
A casa, naturalmente, non era mai cos. Pur vivendo in
una casa grande, il loro spazio era limitato, e i bisogni e le
aspettative di ognuno si scontravano con quelli degli altri.
Ma quella sera Joel aveva sentito il desiderio di stare con la
sua famiglia. Aveva esaminato il lavoro che gli era rimasto.
Erano tutte cose che poteva rimandare, e si era sorpreso di
quanto desiderasse rimandarle. Stare a casa gli era diventato
pi facile. Si era creato uno spazio per se stesso e per le
sue necessit.
Naomi lo guard sorpresa. Quella decisione di uscire presto
dall'ufficio era arrivata un po' in ritardo, non solo di ore,
ma di anni. Per adesso era a casa, e lei era felice di vederlo.
Scoppi a ridere e decise di dirgli la verit. Be', sei arrivato
in tempo. Sto meditando.
Davvero? disse Joel.
S. Vuoi farmi compagnia?
Joel rise. No, grazie. Ma continua pure. Non volevo interromperti.
Naomi lo guard attentamente. Lo conosceva da molto
tempo, aveva fatto tante cose insieme a lui. Eppure riusciva
ancora a sorprenderla. Riprese la posizione, e si rese conto
di poter fare quello che voleva. Joel era libero di rimanere l
a guardarla. Oppure di andare di sopra a fare quello che gli
pareva. Sarebbero comunque rimasti insieme.
Naomi chiuse gli occhi e riprese a respirare. Questa volta
cominci a sentire qualcosa. Dall'interno del proprio respiro,
si mise a pensare alla totalit. Le porte della sua mente si
riaprirono, lasciando entrare i membri della sua famiglia. Le
venne un'idea. Mancavano pochi mesi al Pesach, e lei voleva
che si ritrovassero tutti per i seder. Voleva vederli seduti allo
stesso tavolo, Ilana e Joel, Baruch e Tzippy, Herschel,
Shayna e le loro figlie. L'immagine dell'intera famiglia, estesa
ai parenti acquisiti, le entr nella mente, e una serie di lampi
intermittenti sostitu la fiamma immobile e solitaria.
...
.
...
Ventisette.
...
.
...
Ogni giorno arrivava un nuovo scatolone. Arrivavano via
FedEx e UPS, con fattorini e consegne speciali. Un giorno
arriv una maxifriggitrice, seguita, una settimana dopo, da
un secondo freezer. La settimana seguente fu la volta di una
macchina per le granite, una griglia da interno e una macchina
per fare i popcorn come quelle dei cinema. Un mese
dopo, un distributore di gomme da masticare. Una piastra
per gli hot dog. Un'insegna lampeggiante che diceva sempre
aperto in lettere al neon rosse.
Ingrandirsi, disse al telefono Herschel a Baruch. Bisogna
pensare a ingrandirsi.
Herschel aveva deciso che era giunto il momento di passare
allo stadio successivo. Voleva aprire una catena di Kosher
Connection, e stava viaggiando per trovare nuove sedi
e incontrare potenziali investitori. Assicur a Baruch che per
guadagnare bisognava prima spendere. Se non si andava
avanti, voleva dire che si stava tornando indietro. Occorreva
usare l'immaginazione. Herschel gli garant che gli investitori
avevano approvato quei nuovi acquisti. Sapevano che
lui e Baruch stavano facendo un buon lavoro. Li teneva in
pugno, disse Herschel.
Baruch install i nuovi macchinari, studi i manuali di
istruzioni e aggiunse nuovi piatti al menu. Costru l'espositore
di caramelle kosher assemblando un migliaio di pezzetti di
plastica. Cerc di credere che Herschel sapesse quello che stava
facendo. Era disposto a sopportare la fatica in vista della
ricompensa che lo aspettava. Era un po' come con i dolori del
parto, o con le difficolt di una nazione appena nata.
Ben presto non ci fu pi spazio, n sul pavimento n sul
banco. Divenne sempre pi difficile aprire il frigorifero. Gli
scatoloni accatastati lungo le pareti lasciavano solo uno stretto
corridoio per il passaggio. Le consegne invadevano le corsie
adiacenti. Il direttore di Kroger passava parecchie volte
al giorno per farsi promettere da Baruch che avrebbe rimesso
subito in ordine. I clienti scuotevano la testa con aria di
disapprovazione. Gli investitori dissero a Baruch di essere
preoccupati per le ultime spese. I conti e le fatture si andavano
accumulando. Chiesero di parlare con Herschel. Insistettero
per vedere i libri contabili. Dissero che gli avrebbero
concesso ancora un po' di tempo, perch sapevano che ce
la stava mettendo tutta. Lo avvertirono, tuttavia, che non si
fidavano di Herschel.
Lo chef non riusciva a stare al passo con tutte le nuove pietanze
del menu. I clienti cominciarono a lamentarsi delle porzioni
sempre pi piccole, della zuppa annacquata, delle palline
di matzo troppo piccole e dure come pietre. La gente sosteneva
che le insalate variavano di giorno in giorno: una volta
troppo condite, la volta dopo troppo insipide. Baruch spieg
che stavano solo risolvendo alcuni problemi. Ma persino i suoi
clienti preferiti cominciarono a ribellarsi. Le loro voci assunsero
lo stesso tono sordo e lamentoso dei macchinari. Adesso
che avevano assaggiato, volevano di pi. Si erano dimenticati
cosa significasse avere fame.
Baruch ide serate a tema per cercare di rabbonirli. Il luned
sera c'era la Festa dello Zucchero Filato, con una granita
e un bastoncino di zucchero filato in omaggio a chi acquistava
piatti pronti per almeno venticinque dollari. Mise
annunci pubblicitari su The Hebrew Watchman, con buoni
sconto da ritagliare e consegnare alla cassa. Il marted era
la volta dei kugel. Compri Uno, Mangi Due. Il mercoled,
Baruch offriva il venti per cento di sconto sulla carne fresca.
Tutte le energie che aveva gli bastavano appena per tenere
aperto il locale. Anche se ufficialmente chiudevano alle otto,
doveva fermarsi a lavorare molto pi a lungo. Ogni nuovo
macchinario sembrava aggiungere un'ora di lavoro alla sua
giornata. L'attrezzatura divenne la sua padrona. Ricord, come
se venisse da una vita precedente, il versetto che diceva:
Non spetta a noi finire il lavoro, e non spetta a noi decidere
di abbandonarlo. Chiunque l'avesse scritto non aveva
un'impresa da gestire, non doveva preoccuparsi dei fornitori
arrabbiati e dei ritardi nelle consegne, dei clienti esigenti
e dei macchinari ribelli. Andare a casa avrebbe significato
rendere ancora peggiore il giorno seguente. Kroger faceva
orario continuato, le luci fluorescenti erano sempre accese,
ed era facile dimenticare la linea di demarcazione fra il giorno
e la notte, fra la casa e il lavoro.
Alla fine di una lunga giornata, due uomini portarono un
girarrosto modello deluxe, in grado di arrostire cinquantadue
polli alla volta. Era di acciaio inossidabile, alto quasi due
metri, con lo sportello di vetro, otto spiedi smontabili e quattro
elementi riscaldanti autonomi. I due uomini arrivarono,
attrezzi alla mano, con l'intenzione di sistemarlo in un minuscolo
spazio accanto al forno a convezione.
Mentre lo installavano, squill il telefono, e Baruch pens
che fosse Herschel che chiamava per avvertirlo di quell'arrivo.
Invece era sua madre. Baruch aveva cento cose da
fare, ma sua madre continuava a parlare, questa volta della
Cabala per i profani. Baruch prov a darle retta, poi a ignorarla,
ma non cambiava niente. Anche quando la ascoltava,
non capiva la met di quello che stava dicendo. Naomi aveva
smesso di aggiornarlo su ci che succedeva a casa. Aveva
smesso di dirgli che sarebbe stato bello se avesse invitato Ilana
a Memphis, se avesse chiamato suo padre in ufficio per
fare due chiacchiere. Adesso Naomi parlava di anime e luce,
di essenza e sentimenti. Era difficile credere che praticasse
la sua stessa religione.
Stavo pensando, disse infine Naomi, che potremmo
trovarci tutti insieme per i seder. Tu, Tzippy e la sua famiglia
potreste venire da noi. E il primo Pesacb da quando vi
siete sposati, e sar un'occasione speciale.
C'erano regole che indicavano come ripartire i giorni di
festa, da quali genitori andare e quando. I seder si dovevano
tenere presso i genitori della sposa, almeno nel primo anno
di matrimonio. Malgrado Shayna ne parlasse da mesi, Baruch
e Tzippy avevano deciso di rimanere a Memphis. Era
stata soprattutto un'idea di Tzippy, che aveva dichiarato di
non voler andare a casa.
Baruch aveva acconsentito perch aveva parecchio da fare
durante le vacanze. Era cos legato al suo lavoro che l'idea di
andare da qualche parte gli sembrava impossibile. Il Pesach era
il momento pi importante dell'anno per l'impresa alimentare
kosher. Ormai ogni cosa persino i cereali, la pasta o i bagel
poteva essere resa kosher per il Pesach. Durante quella
settimana, anche le persone meno osservanti si impegnavano
a mangiare kosher. Alcuni acquistavano piatti nuovi e facevano
tutto secondo la lettera della legge. Altri preparavano panini
al prosciutto e formaggio, ma usavano il matzo al posto
del pane. Herschel e Baruch intendevano tenere aperto fino
all'ultimo minuto, per approfittare della necessit di rifornimenti
pre-Pesach nel periodo in cui la gente puliva la cucina.
Poi, con un blitz notturno, avrebbero pulito il locale e bruciato
qualunque cosa contenesse lievito. Il mattino dopo avrebbero
riaperto, pronti per il Pesach.
 un'idea carina, ma pensavamo di rimanere a Memphis, -
disse Baruch a sua madre.
Sarebbe bello ritrovarsi tutti insieme, insistette Naomi.
Promettimi che ci penserai.
Baruch promise, perch solo cos Naomi l'avrebbe lasciato
andare. Poi si rimise al lavoro.
A mezzanotte passata era ancora l, e doveva sforzarsi di
rimanere sveglio. Sbrigava una faccenda dopo l'altra, rimandando
il momento di telefonare a Tzippy. Sapeva gi come
si sarebbe svolta la conversazione. Sulle prime, Tzippy
sarebbe stata contenta di sentirlo. Avrebbe alzato la voce in
tono speranzoso e gli avrebbe chiesto se avesse finito. Alla
sua risposta negativa, avrebbe replicato chiedendogli quando
pensava di finire. Baruch non sarebbe stato in grado di
dirlo con certezza, e Tzippy si sarebbe arrabbiata.
Baruch sapeva che Tzippy era scontenta della recente
espansione. Aveva criticato le decisioni sue e di Herschel. Si
era arrabbiata ancora di pi quando Baruch le aveva raccontato
delle conversazioni con gli investitori, che lo avevano avvertito
di avere quasi perso la pazienza con Herschel. Nei litigi
che si svolgevano invariabilmente di sera, al telefono,
quando Baruch aveva cento cose da fare, Tzippy gli rimproverava
di essersi adeguato ai progetti grandiosi di Herschel.
Gli aveva chiesto perch si affannasse tanto a risolvere i pasticci
creati da suo padre, quando lei era sicura che alla fine
il Kosher Connection sarebbe fallito. Ma poi si era stancata
di discutere. Aveva distolto l'attenzione da Baruch e dagli affari
e si era concentrata sullo studio. Baruch cap che aveva
deciso di disinteressarsi del suo lavoro. Ma non gli diceva quello che pensava. Gli sembrava che si stesse trattenendo.
Baruch era cos stanco che senza volerlo faceva le cose due
volte. Registr gli acquisti della giornata e si addorment.
Quando si svegli, li registr di nuovo. Scombussolato per
la mancanza di sonno, si mise a camminare per tenersi desto.
Ogni volta che decideva di chiamare Tzippy, veniva distratto
da qualche incombenza. Come per esempio il girarrosto,
che emetteva un ronzio ininterrotto. Forse quel suono
indicava semplicemente che stava funzionando, si augur
Baruch, anche se poteva benissimo trattarsi di un grave guasto.
Poteva significare che la macchina si stava surriscaldando,
e che presto sarebbe esplosa in un caos di fiamme e brandelli
di pollo. Il rumore gli provocava un dolore vibrante al
capo. Cerc il numero dell'assistenza. Ma le sole istruzioni
che trov riguardavano il modo migliore per infilzare i polli
sullo spiedo. Spense la macchina e poi la riaccese, con l'unico
risultato di far aumentare il rumore.
Vuoi stare zitto?! grid, rivolgendosi al girarrosto.
Era troppo stanco per rendersi conto che stava urlando
contro una macchina. Il rumore continu, sordo e lamentoso.
Quando non ne pot pi, Baruch tir un calcio alla base
metallica del girarrosto, e la macchina tacque. Si sentivano
soltanto il ronzio del frigorifero e il debole rumore dei
carrelli di passaggio. In quella quiete, Baruch sedette a un
tavolo, circondato da scatole di cartone e da una bufera di
noccioline di polistirolo. Appoggi la testa sulle mani e si
addorment. Si svegli due ore dopo, con il girarrosto che
sferragliava, tutte le luci accese e sua moglie in piedi davanti
a lui.
Sono quasi le due del mattino, disse Tzippy.
Mentre Baruch batteva le palpebre e cercava di svegliarsi,
Tzippy non riusc a nascondere la propria frustrazione.
Era furiosa con lui perch gestiva l'impresa nel modo
sbagliato, perch non riusciva a opporsi a suo padre. Ma
Baruch non vedeva pi le cose come lei. Tzippy lo fiss,
chiedendosi chi fosse quella persona, suo marito. Baruch era
stato inghiottito dai sogni di Herschel. Aveva anche adottato
le sue abitudini lavorative. Il giorno si confondeva con
la notte, finch tra i due non c'era pi differenza. Tzippy
non vedeva quasi pi Baruch. Si addormentava sentendolo
promettere che sarebbe tornato presto. Di notte, mentre
dormiva, lo sentiva sgusciare dentro il letto, ma era troppo
stanca per dirgli qualcosa. Al mattino, quando si svegliava,
Baruch se n'era gi andato.
Quella sera Tzippy aveva perso la pazienza. Quando si
era svegliata alle due del mattino e non l'aveva trovato a casa,
aveva cercato di non prendersela. Aveva cercato di pensare
che non era un problema suo. Ma era cos agitata che
non era riuscita a riaddormentarsi. In un impeto di risolutezza,
Tzippy si era alzata, si era vestita in fretta e furia e
aveva raggiunto Baruch.
Si direbbe che tu stia facendo una svendita, disse
Tzippy.
Credeva che le avrebbe fatto piacere vedere suo padre sull'orlo
del fallimento. Mentre era a letto da sola, immaginava
il Kosher Connection in fiamme. Sognava che una partita di
pasticcio di fegato andato a male avvelenasse tutta la citt.
Fantasticava che la terra si aprisse e ingoiasse l'intero Kroger.
Invece, quando vide quella confusione, cap che c'era bisogno
di lei. Per quanto avesse cercato di allontanarsi, era
ancora legata a quel posto. Aveva deciso di non permettere
che la confusione creata dagli altri ricadesse sulle sue spalle.
Ma ormai era l, e non poteva andarsene.
Non c'erano pi tracce del suo lavoro. Quasi tutti i menu
che aveva preparato erano scomparsi. Quelli rimasti erano
strappati. Il pavimento, originariamente bianco, aveva bisogno
di una bella lavata. I cinque tavoli, ammassati l'uno accanto
all'altro, erano sporchi e appiccicosi. La vetrina anteriore
del banco era coperta di ditate. Ogni spazio libero era
invaso da cumuli di carta e roba da mangiare, contenitori di
plastica e lattine, vetri, fili elettrici e luci intermittenti. Il
magazzino era pieno di scatoloni, cataste di documenti, consegne
ancora imballate, utensili da sistemare.
Alla vista dell'insegna rossa lampeggiante con la scritta
sempre aperto, Tzippy scosse la testa. Puoi spegnere quell'affare?
Mi sta facendo diventare pazza.
Credo che tuo padre voglia tenerlo acceso, in caso qualcuno
passi di qui e non ci noti.
In primo luogo, tu non sei sempre aperto. E in secondo
luogo, non credo sia possibile passare di qui senza notare
questo casino.
Tzippy stacc la spina dell'insegna, osservando con piacere
le scintille azzurre che crepitavano all'estremit del filo.
Poi, sopraffatta dalla confusione, si sedette nell'unico punto
libero del pavimento. Baruch la raggiunse, ed entrambi
appoggiarono la schiena contro il frigorifero.
Vuoi dirmi cos' tutta questa roba? chiese Tzippy.
Attrezzatura.
Questo l'avevo capito. Ma cosa ci fa qui? Credi davvero
che qualcuno voglia comprare lo zucchero filato?
Tuo padre l'ha acquistata a prezzo stracciato da un ristorante
di Tupelo, Mississippi, che stava per chiudere.
Come pensi di pagare tutto questo?
Per guadagnare bisogna prima... esord Baruch, ma
poi si interruppe. Tuo padre la pensa cos. Quando la gente
vedr che abbiamo un assortimento pi vasto, verr di pi
e spender di pi.
Credi davvero che durer? chiese Tzippy.
Non lo so, ma al momento non riesco a riflettere, rispose
Baruch. Sto solo cercando di far funzionare il locale.
Al resto pensa tuo padre.
E mio padre dov'?
Ha chiamato ieri per dire che era a Birmingham. Secondo
lui siamo pronti per fare questo passo.
Be', secondo me mio padre  matto, disse Tzippy.
Baruch si alz in piedi e si rimise al lavoro. Tent di mettere
in ordine le forniture per l'intera settimana, che giacevano
accatastate sui ripiani e ammucchiate sul pavimento.
Ma lavorava lentamente. Prendeva in mano un tegame e lo
fissava, cercando di ricordare dove andasse. Leggeva ogni foglio
di carta vagante prima di decidere cosa farne.
Lascia fare a me, disse Tzippy.
Gli strapp di mano i fogli. Si sbarazz dei duplicati e archivi
i tagliandi di controllo. Appese alla parete l'elenco delle
merci in magazzino. Impil gli scatoloni e diede la caccia
alle noccioline di polistirolo. Quando ebbe creato una parvenza
di ordine, Tzippy guard le fatture. Sulla piccola scrivania
nell'angolo della cucina c'erano rendiconti incompleti
che non erano stati spediti agli investitori, lettere inevase dell'avvocato
che chiedeva un incontro. Li accanto c'era una pila
di buste chiuse e di fogli rosa, alcuni in duplice e altri in
triplice copia, le fatture delle merci consegnate che erano state
spedite ogni trenta giorni, inutilmente.
Mentre toglieva di mezzo gli scatoloni, Tzippy immagin
di piroettare per la cucina, rovesciando pentole e padelle, saltando
da un enorme elettrodomestico d'acciaio all'altro con
le gambe tese in un grand jet. Avrebbe allungato le braccia
e si sarebbe messa a roteare, facendo volare lattine, forchette
e farina da un capo all'altro della stanza.
Questa volta, invece di limitarsi a immaginarlo, Tzippy lo
fece davvero. Prese le fatture e le ricevute e le gett in aria.
I fogli ricaddero lentamente nel suo grembo, sulla scrivania,
sul pavimento.
Cosa stai facendo? strill Baruch.
Le afferr la mano e cerc di fermarla. Tzippy si divincol,
e Baruch si gett a terra, carponi, inseguendo le carte
per cercare di raccoglierle. Ma Tzippy non riusciva a fermarsi.
Rise di Baruch e cominci a stracciare fatture, ricevute
e moduli d'ordinazione. Butt in aria i minuscoli frammenti
di carta, lasciandoseli ricadere sui capelli, sui vestiti,
sul volto di Baruch, come un velo bianco e svolazzante che
li separ l'uno dall'altra.
...
.
...
Ventotto.
...
.
...
Per il resto della settimana, Tzippy e Baruch girarono l'uno
intorno all'altra in punta di piedi. A volte Tzippy sorprendeva
Baruch a guardarla, come se stesse cercando di capire
chi fosse. Le parlava in tono esitante. Il suo volto esprimeva
un misto di orrore e sgomento. Tzippy sapeva che
avrebbe dovuto scusarsi per il suo scatto di rabbia. Avrebbe
dovuto rinnegarlo. Ma non poteva. Anzi, continuava a pensare
quanto le fosse piaciuto fare esattamente quello che voleva.
Per non lo disse a Baruch, che l'avrebbe ascoltata e
poi si sarebbe chiesto come recuperare la dolce ragazza che
aveva sposato.
Nascondevano quella distanza dietro i loro impegni. Baruch
usciva di casa presto, prima che Tzippy si svegliasse.
Tzippy andava a lezione e passava le giornate in biblioteca.
Quando Baruch rientrava, Tzippy era gi a letto e fingeva
di dormire. Poi, mentre Baruch si addormentava, Tzippy rimaneva
sveglia. Allungava la mano per accarezzargli la schiena.
Poteva chiudere gli occhi e immaginare ogni dettaglio.
C'era la voglia sulla spalla sinistra. Dopo le spalle c'erano le
braccia morbide, che un tempo, le aveva detto Baruch, erano
state pi muscolose. Tzippy, per prenderlo in giro, gli
aveva detto che se le ricordava. Tenne la mano sospesa sopra
la pelle di Baruch. Lo sentiva respirare, ma non lo toccava.
Se l'avesse fatto, Baruch si sarebbe girato e istintivamente
l'avrebbe abbracciata. Nel dormiveglia, avrebbe mormorato
che l'amava. Tzippy poteva lasciarsi scivolare dentro
le sue parole e fra le sue braccia. Oppure poteva tirarsi indietro
e rimanere distante. Poteva guardarlo dall'altro capo
del letto.
Prima dell'incontro con Baruch, le parole mio marito
avevano contenuto possibilit illimitate. Tzippy immaginava
che a letto con suo marito non si sarebbe mai sentita sola
o spaventata. Fra le braccia di un marito, come poteva esserci
spazio per quei sentimenti? Le braccia l'avrebbero tenuta
stretta, l'avrebbero difesa. Un tempo, lei e le sue amiche
avevano discusso i pr e i contro di ogni ragazzo con cui
uscivano. Persino alla vigilia del fidanzamento, alcune di loro
si chiedevano se stessero facendo la cosa giusta. A volte la
sposa, gi vestita di bianco, chiedeva alle amiche una rassicurazione
dell'ultimo minuto. Ma quando si incamminavano
lungo la navata, non si voltavano pi indietro. Si lasciavano
alle spalle ogni possibilit di dubbio. Nella casa degli sposi
ideale c'era posto per tutto tranne che per l'incertezza.
Eppure era proprio incertezza, quella che Tzippy provava
adesso. Scese dal letto e si mise a camminare nell'appartamento
buio. Ovunque, intorno a lei, c'erano tracce del matrimonio.
Una foto degli sposi le sorrideva da una cornice di
porcellana bianca. Erano allacciati timidamente per la vita,
e Tzippy guardava Baruch con le guance rosse per l'emozione.
L'album delle fotografie, con i loro nomi e la data impressi
in lettere dorate, era appoggiato sul tavolino del soggiorno.
Le foto erano state scelte con cura fra le centinaia di
provini inviati da Shayna. La versione definitiva del suo matrimonio
era immortalata per sempre in quel libro.
Tzippy prese il video delle nozze. Erano in tutto tre nastri,
la registrazione di ogni singolo istante. C'era anche una versione
condensata con i momenti salienti, e quando Tzippy
la inser nel videoregistratore, il matrimonio si mise in moto
davanti ai suoi occhi. Nel soggiorno buio, Tzippy fece scorrere
il nastro fino alla fine, finch lei e Baruch non vennero
inquadrati faccia a faccia, indifferenti alla presenza della videocamera
e dell'intera squadra di operatori. Sopra i loro volti
apparve, in corsivo, la scritta Fine. Nel fotogramma successivo
comparvero altre parole. Sopra i loro corpi e i loro volti,
quelle parole proclamavano: Questa non  la fine. E solo
l'inizio. E poi pi nulla. Le nozze che aveva sognato per tutta
la vita terminavano con una scarica statica in bianco e nero
sullo schermo televisivo.
Dopo le nozze cominciava la vita coniugale, alla quale
Tzippy e le sue amiche non erano preparate. Avevano creduto
che la felicit fosse garantita. Gli appuntamenti e il fidanzamento
venivano paragonati ai sei giorni della creazione.
Il matrimonio era come il Shabbos, il giorno del riposo, in
cui rilassarsi e meravigliarsi di ci che avevano creato. Tzippy
e le sue amiche avevano creduto di poter giudicare le persone
in base a una lista di qualit. Avevano pensato che dieci,
o anche cinque, o addirittura tre appuntamenti sarebbero bastati
per scoprire tutto quello che c'era da sapere su una persona.
Avevano creduto di essere gi del tutto mature all'et
di diciotto anni, e di poter entrare nel matrimonio da un punto
fisso e stazionario. Ora Tzippy non sapeva come gestire la
scoperta che tutti erano in costante movimento.
Un tempo aveva desiderato che le mura del matrimonio
la tenessero ferma al suo posto. Aveva creduto che avrebbe
smesso di fantasticare su altri modi di essere, di immaginare
se stessa sotto forme diverse. Adesso voleva sapere quanto
spazio ci fosse dentro un matrimonio. Quelle mura erano impenetrabili
come aveva creduto? C'era qualche fessura che
le avrebbe permesso di uscire a esplorare il mondo?
E quello era solo l'inizio. Il suo matrimonio era appena
cominciato, e sembrava gi cos fragile. Le ricordava la collezione
di uova di vetro di sua madre, che le ragazze avevano
l'assoluto divieto di toccare. Naturalmente le sorelle non
rispettavano il divieto. Si divertivano a passare le dita sul vetro
freddo. Si strofinavano le uova contro le guance, le schiacciavano
fra le mani, e quando si sentivano particolarmente
audaci, se le lanciavano come patate bollenti. Di solito le uova
reggevano; le ragazze le rimettevano nella vetrinetta quando
sentivano arrivare la madre, e nessuno si accorgeva di
quello che avevano fatto. Una volta, per, Dena aveva preso
in mano un uovo, e prima che potesse schiacciarlo, strofinarlo
o lanciarlo, l'oggetto era andato in frantumi.
D'un tratto Tzippy si accorse che le mancava sua madre.
Voleva sapere com'era riuscita a cavarsela. Voleva sapere se
dietro la Shayna impeccabile che lei e le sue sorelle davano
per scontata, si nascondesse un po' di quell'incertezza. A
volte Tzippy aveva visto un guizzo di rabbia comparire sul
volto della madre, quando Herschel non rientrava all'ora stabilita,
quando un'iniziativa imprenditoriale non andava come
previsto. A volte coglieva un'espressione distante sul suo
volto. Ma quelle espressioni scomparivano in fretta. Non
c'era posto per loro sul volto di Shayna, nella sua casa. Malgrado
fosse tardi, Tzippy chiam la madre. Si chiese se a
quell'ora, dopo essersi tolta i vestiti e la parrucca, Shayna
lasciasse uscire anche quello che nascondeva dietro il suo
sorriso.
Ciao mamma, sono io, disse, quando sua madre alz
il ricevitore al primo squillo.
Tzippy! esclam Shayna.
Sembrava sorpresa, come se avesse rinunciato da tempo
a sentirla. Di solito Tzippy cercava di chiudere la conversazione
il pi in fretta possibile. Rimaneva al telefono con
le sorelle per non dover parlare con la madre. Faceva domande
per non dover parlare di s. Immaginava che Shayna
sapesse della sua iscrizione al college, e si era aspettata
che le dicesse qualcosa. Ma Shayna non ne aveva mai parlato,
almeno, non direttamente. Preferiva tendere trappole
e aspettare che Tzippy ci cascasse dentro. Le chiedeva cosa
facesse durante la giornata. Le chiedeva perch fosse sempre
tanto indaffarata. Ma Tzippy procedeva con prudenza,
lasciando che quel segreto noto a entrambe rimanesse inespresso.
Adesso, per, voleva spifferare tutto. Voleva parlare di
s senza essere costretta a fingere o a nascondersi. Disse a
sua madre che andava al college. Disse che le piaceva molto.
Disse che litigava con Baruch. Non riusciva a smettere
di pensare che aveva sbagliato a sposarsi, ad andare a Memphis.
E non aveva nemmeno tempo per discuterne con Baruch.
Era talmente assorto nel lavoro che non gli restava
spazio per nient'altro. E nonostante questo, il Kosher Connection
era sull'orlo del fallimento. Invece di pensare ad aiutarlo,
Tzippy immaginava di andarsene. Quando fin di raccontare,
Tzippy scoppi a piangere, e le parole rimasero intrappolate
fra i singhiozzi.
Credevo che sarebbe stato diverso, disse Tzippy.
Sai una cosa, Tzippy?  sempre cos.  sempre diverso
da come lo si era immaginato, disse Shayna, sospirando.
 il matrimonio, Tzippy.
Che cos'hai? chiese Tzippy. Stava aspettando che sua
madre si arrabbiasse per quello che aveva detto. Era sicura
che Shayna sarebbe stata delusa e contrariata. In tal caso,
avrebbe saputo come difendersi. Ma di fronte al relativo silenzio
della madre, non sapeva cosa fare.
Niente, disse Shayna.
Sei sicura?
Shayna rise, ma la sua voce non smise di tremare. Certo
che sono sicura.
Sei ancora arrabbiata perch non torniamo a casa per il
Pesach? chiese Tzippy.
Mia figlia non vuole venire a casa per i seder. Perch dovrei
essere arrabbiata?
Verremo quest'estate, propose Tzippy.
Davvero? Credevo che non voleste venire mai pi.
Certo che verremo.
Meno male. Perch le ragazze sono ansiose di vederti.
Continuano a ripetere che hanno tanta voglia di riabbracciare
la sorella sposata.
 per via del lavoro di Baruch, lo sai. Dice che non pu
allontanarsi. A dire il vero, non sa nemmeno come far a finire
tutto in due settimane.
Manca davvero poco, disse Shayna.
Come vanno i preparativi? chiese Tzippy.
In quel periodo dell'anno, le pulizie di Pesach erano l'argomento
preferito di sua madre. Tzippy le aveva fatto quella
domanda per sentirla parlare. Credeva che mettersi a raccontare
cosa faceva tutti gli anni l'avrebbe rallegrata. Shayna
passava met dell'anno a pulire, e l'altra met a riprendersi
dalla fatica. Tzippy era cresciuta guardandola attaccare elenchi
alle pareti della cucina. Ogni giorno spuntava una voce
con il pennarello rosso: gli armadi delle ragazze, il bagno al
piano di sopra, il guardaroba delle giacche, la scatola dei giocattoli.
L'elenco era in ordine di difficolt crescente, secondo
la frequenza d'uso e la probabilit di trovare chametz.
Quando trovava davvero qualcosa di chametz pretzel nella
sacca di Malky, un panino con marmellata e burro d'arachidi
sotto il letto di Dassi lo faceva penzolare fra le dita
con aria trionfante. Ma quell'anno, Shayna non voleva parlarne.
Non ho ancora cominciato, confess.
...
.
...
Ventinove.
...
.
...
L'incubo ricorrente di Shayna, due settimane prima di Pesach,
era di aver pulito ogni centimetro della casa. Aveva rovesciato
ogni zaino, controllato le tasche di ogni giacca e passato
uno stuzzicadenti dentro ogni solco delle sedie in sala da
pranzo per eliminare le briciole. Aveva apparecchiato la tavola
del seder. Aveva vestito le ragazze. Ma si era dimenticata di
cucinare. Non aveva scongelato il tacchino, non aveva preparato
il matzo farfel. Il seder stava per cominciare, e Shayna aveva
soltanto una pallina di matzo da dividere fra venti ospiti.
Quell'anno, l'incubo poteva diventare realt. Con il Pesach
incombente, Shayna, in teoria, non avrebbe dovuto avere
nemmeno il tempo di sedersi. N di pensare. Avrebbe dovuto
essere in costante movimento con scopa, spazzolone e strofinaccio.
Avrebbe dovuto aver finito con le camere da letto
ed essere passata al soggiorno. Ancora pochi giorni, e poi
avrebbe dovuto tirar fuori l'argenteria, pulire i cassetti e rivestirli
con nuovi fogli di carta. Tuttavia, invece di prepararsi
per il Pesach, Shayna se ne stava a letto. Sapeva di avere da
fare, ma non riusciva a smettere di pensare che le sarebbe tanto
piaciuto andare in vacanza. Ogni anno le sue amiche andavano
in qualche posto favoloso. Aruba, dicevano, perch
siamo stanchi di Miami. Quest'anno andremo a Scottsdale,
perch San Juan ci ha delusi. Shayna cercava sempre di annuire
con aria comprensiva. Mi sembra fantastico, diceva.
Ma noi preferiamo rimanere a casa. Non posso immaginare
di non celebrare il Pesach. Naturalmente mentiva. Non
dover cucinare n pulire? Se avesse potuto sarebbe fuggita lasciandosi
alle spalle la cucina, la casa intera.
Quando le amiche le chiedevano cosa stava succedendo,
Shayna insisteva che andava tutto bene. Se non le credevano,
davano la colpa alle pulizie pre-Pesacb, che stavano prosciugando
le energie a tutte quante. Ma anche senza le pulizie,
Shayna era esausta. Herschel era a casa a periodi alterni.
Stava lavorando a qualcosa di nuovo, e quando telefonava
era sempre in una citt diversa, circondato da gente nuova.
Durante una di quelle conversazioni, Shayna gli aveva detto
che le sarebbe piaciuto andare in vacanza per il Pesach. Aveva
cercato di mantenere un tono leggero, come se stesse solo esprimendo una preferenza, un piccolo desiderio. Herschel
le aveva risposto che avrebbe fatto il possibile. Le aveva detto
che non poteva sapere come sarebbero andate le cose, e
poi, Shayna ne era certa, non ci aveva pi pensato. Non gli
aveva spiegato che il suo desiderio era cos profondo che le
stava invadendo ogni angolo del corpo. Non gli aveva detto
che rimaneva sveglia la notte a desiderare tutto ci che non
aveva. Si sdraiava sul letto, sola, ma non riusciva a dormire.
Guardava impotente la confusione che la circondava. Ignorava
le fatture del matrimonio, che non erano ancora state
pagate. Sgridava le ragazze, che non facevano altro che piangere,
lamentarsi, punzecchiarsi e strillare. Non riusciva a pregare,
non riusciva a vestirsi. Non voleva mangiare, non voleva
muoversi, non voleva pensare.
Qualche giorno prima, Shayna era andata al Kosher-Mart
a fare la spesa per il Pesach. Aveva portato la lista dell'anno
prima, dove aveva segnato quello che mancava e quello che
era rimasto. Con quegli appunti sperava, almeno per una volta,
di comprare esattamente ci che le serviva. Stava rimuginando
sui diversi gusti di amaretti, quando aveva visto Shoshana
Schachter. Shayna si era concentrata sulla lista e aveva
fatto finta di non vederla.
Per fare la spesa al Kosher-Mart, Shoshana Schachter si
era messa le scarpe col tacco e una camicetta di seta. Il trucco
sembrava rifatto da poco. Aveva squadrato Shayna dall'alto
in basso, lanciando un'occhiata al contenuto del suo
carrello. Poi aveva preso una scatola di amaretti e aveva visto
il simbolo della OC. Aveva lanciato un'altra occhiata a
Shayna, e qualcosa le era guizzato nello sguardo. Nei giorni
precedenti, Shayna aveva cercato di tamponare la falla con
un turbine di parole. Aveva sostenuto che Herschel se ne era
andato dalla OC perch lui e Baruch stavano guadagnando
una fortuna. Con la maggior parte della gente, Shayna poteva
fingere. Ma Shoshana Schachter aveva appreso dal marito
che Herschel era stato licenziato. Le era bastata un'occhiata
per smascherare Shayna.
Shayna aveva spinto via il carrello, cercando di schivare
Shoshana. Ma non aveva scampo. Sguardi e sussurri le venivano
incontro da ogni corsia. Senza pi badare a quello che
stava facendo, aveva riempito il carrello di amido di patate,
succo d'uva e gelatine di frutta.
Quando aveva raggiunto la cassa, Shoshana Schachter stava
parlando con un gruppetto di amiche intime. Nonostante
stessero senz'altro facendo le pulizie da giorni, avevano un
aspetto impeccabile. A due settimane dal Pesach, avevano
probabilmente finito i preparativi. E quelle che non avevano
finito, non avevano molto da fare; senza dubbio sarebbero
tutte andate in vacanza. Shayna aveva sempre voluto
diventare come quelle donne. La loro vita, la loro casa e i loro
vestiti le sembravano perfetti, eleganti e irreprensibili.
Non avevano bambini dalle mani appiccicose e mariti che
promettevano a vanvera. Nella loro testa non c'erano lunghe
liste di cose da fare. E neppure liste altrettanto lunghe di cose
che non avrebbero mai fatto. La loro vita era una serie di
momenti nitidi e perfetti.
Le bastava stare accanto a quelle donne per sentirsi male.
Per quanto ci provasse, Shayna non sarebbe mai diventata
come loro. Le aveva rincorse per anni, con i vestiti e con
la casa, con tutto ci che possedeva e tutto ci che desiderava.
Ma non serviva a nulla, perch non le avrebbe mai raggiunte.
Ogni volta che le sembrava di essersi avvicinata, la
lasciavano indietro senza alcuno sforzo.
Ora Shayna si trascin gi dal letto e and alla finestra.
Si chiese se le sue vicine si sentissero mai come lei. Era stanca
di darsi da fare. C'erano altre donne, oltre a lei, che non
ne potevano pi? Forse anche loro sognavano di congedarsi
dal ruolo di madri industriose. Di poter caricare il corpo come
un giocattolo e mandarlo a sbrigare le faccende, mentre
loro rimanevano sdraiate in poltrona, in un posto dove la cena
era pronta e i pavimenti puliti, bevendo cocktail tropicali ghiacciati decorati con ombrellini di carta.
Malky, Dena e Dassi entrarono saltellando nella stanza
mentre Shayna stava tornando a letto. Shayna aveva smesso
di guardare il video del matrimonio, ma il televisore era
ancora in soggiorno, e le ragazze, quando non erano a scuola,
passavano l'intera giornata a guardarlo. Fissavano lo schermo
a bocca aperta. Non importava cosa stesse trasmettendo.
I programmi erano meno entusiasmanti della pubblicit, e
le ragazze giravano per casa canticchiando i motivetti di
Burger King e Pizza Hut. Sapevano quali giocattoli chiedere
per il prossimo Chanukah. Inventavano finte pubblicit
per detersivi e automobili. Simulavano giochi a premi e soap
opera.
Possiamo entrare? dissero, mentre salivano sul letto.
Avevano smesso di chiederle cosa stesse succedendo. Sapevano
che l'incapacit di Shayna di alzarsi dal letto era qualcosa
di cui non si doveva parlare. Per la prima volta nella loro
vita, non c'era nessuno che prestasse attenzione a ogni dettaglio.
Dovevano badare a tutto da sole, dai nastri per i capelli
alle calze. Zahava faceva il minimo indispensabile come sorella
maggiore. La sua principale occupazione consisteva nello spingere le altre ad arrangiarsi. Malky, Dena e Dassi erano
liete di obbedire. Potevano finalmente passare le giornate
a fingersi orfane abbandonate nella foresta.
Okay, ordin Malky, proseguendo il gioco che avevano
cominciato davanti alla TV. Facciamo che potevate mangiare
tutto quello che volevate. Scegliete un piatto a base di
carne e uno a base di latticini.
Confrontarono McDonald's e Taco Bell, Pizza Hut e
Chuck E. Cheese, in base agli indizi forniti dalle pubblicit
che avevano portato quelle immagini nella loro mente. Non
importava che vivessero nel bel mezzo di Brooklyn, in un isolato
pieno di pizze kosher, caramelle kosher, cibo cinese kosher.
Volevano di pi.
Non  giusto, piagnucol Dassi. Non sappiamo neanche
cosa ci perdiamo.
E non conosciamo nessuno che le ha mangiate, queste
cose, concord Dena.
Io le ho mangiate, disse Shayna. Tanto tempo fa.
Il cicaleccio si interruppe, e le ragazze la guardarono sbigottite.
Dassi, istintivamente, pos una mano sulla gamba di
Shayna, per accertarsi che quella fosse ancora sua madre.
Quando avevo la vostra et. Non ero religiosa. Non sono
cresciuta come voi.
Pizza Hut? ansim Malky.
E Taco Bell? chiese Dena.
Shayna le raccolse in un semicerchio fra le braccia. Normalmente
avrebbe ordinato loro di non dire quelle cose.
Avrebbe inventato una favola su come era diventata religiosa.
Avrebbe cercato di scacciare il cibo treif che danzava
nella loro mente.
Non hai nostalgia? volle sapere Dassi.
Raccontaci com'era, implor Malky.
Shayna guard quei volti speranzosi. Il cibo era cos attraente
ai loro occhi anche perch era proibito. Il treif non
era tutto, avrebbe voluto dire. In realt non era nulla, e abbandonarlo
era stato un sacrificio da poco. Non si era mai
pentita di essere diventata ortodossa. Senza la religione, la
sua vita sarebbe stata vuota, una stanza priva di mobili, di
decorazioni, di persone. Ma capiva anche la loro curiosit,
e non la vedeva pi come una minaccia. Sapeva quanto fosse
difficile desiderare qualcosa che sarebbe sfuggito per sempre.
Prov piet per i loro desideri, per quelli di Tzippy e
per i propri. Cominci a riflettere. Se avesse potuto lanciarsi
fuori dal suo mondo per un solo minuto e assaggiare
tutte le possibilit, appagare tutti i desideri, a cosa avrebbe
paragonato quell'esperienza? A un tavolo di dessert dove
il cibo si rimpiazzava da solo man mano che veniva mangiato?
A un buffet preparato secondo gli appetiti e i desideri
di ogni ospite? A un supermercato dove tutto era
gratis? A un pranzo di sette portate dove non bisognava
mai slacciarsi la cintura? Alle storie rabbiniche sui banchetti
dell'aldil, dove ai virtuosi sarebbe stata offerta ogni sorta
di prelibatezza?
Immaginate di poter andare dovunque e di poter mangiare
qualunque cosa. Tutto quello che desiderate, lo potete
avere.
Le ragazze, piene d'invidia, corsero a cambiare i loro giochi.
Ora Shayna avrebbe avuto un ruolo di primo piano. Sarebbe
diventata una protagonista delle loro soap opera.
Avrebbero inventato trame di amnesie, rapimenti e ricatti.
Le avrebbero chiesto di raccontare la sua storia tutti i giorni.
Quando si fosse stancata di raccontarla, se la sarebbero
ripetuta a vicenda e l'avrebbero riferita alle amiche, arricchendola
di dettagli. Ogni parola di Shayna avrebbe prodotto
ore di fantasticherie nella loro mente.
Quando infine si addorment, Shayna sogn un mondo
di dolci glassati dove le figlie si muovevano danzando. Shayna
alzava la sua enorme gonna, e tutte e cinque sgusciavano
fuori. Portavano costumi di glassa colorati come pietre
preziose e cosparsi di zucchero a velo. Danzavano sul palco,
ognuna in una direzione diversa, e non c'era nulla di male.
Quando si svegli, Shayna vide, ferma sulla soglia, una
Tzippy cresciuta, una Tzippy che non avrebbe dovuto essere
l.
Quella Tzippy aveva le mani sui fianchi. Cosa sta succedendo? -
chiese.
Gli occhi di Tzippy si adattarono all'oscurit della stanza
e si concentrarono su ci che non andava. Erano le nove di
sera. Shayna era in camicia da notte, e le ragazze no. Il televisore
era acceso, e una scia di briciole collegava una stanza
all'altra. I letti erano sfatti. Le tazze e i piatti erano stati usati
e non lavati.
Cosa ci fai qui? chiese Shayna.
Perch sei a letto? chiese Tzippy.
Non mi sento bene, ecco tutto.
Le ragazze avevano seguito Tzippy in camera da letto. Dopo
qualche istante di silenzio sbalordito, cominciarono a parlare
tutte insieme, spiegando a Tzippy che avevano formato
una squadra per assistere la madre indisposta.
Da quanto tempo sei a letto? chiese Tzippy.
Da pochi giorni. Non volevo farlo sapere a nessuno.
Ma ora sto meglio. Quando sei entrata stavo giusto per alzarmi.
Tzippy era tornata a casa perch non riusciva a smettere
di pensare alla voce triste di sua madre. Non importava quanto
avesse desiderato fuggire. In un solo istante, Shayna poteva
richiamarla a casa. Non importava nemmeno che il Pesach
fosse alle porte e che anche Tzippy avesse dei preparativi da
fare. Non importava che Baruch sperasse in un aiuto da parte
sua. Nonostante la tensione che si era creata fra loro, Baruch
pensava che Tzippy sarebbe corsa a salvarlo. Che avrebbe
cucinato, preso le ordinazioni, soddisfatto i clienti. Tzippy
si sentiva tirare in due direzioni opposte. Apparteneva a entrambi
i luoghi. Aveva lasciato quella casa, ma vi sarebbe rimasta
legata per sempre.
Una volta presa la decisione di tornare a New York, Tzippy
aspett che Baruch rincasasse per comunicargliela. Non appena
ebbe varcato la soglia, Baruch cominci a parlare di
quanto fosse pesante il lavoro. Gi prima doveva fare miracoli
per non rimanere indietro. Adesso doveva portare avanti
la gestione quotidiana e allo stesso tempo prepararsi per il
Pesach.
Io devo andare a casa, disse Tzippy, e cerc di descrivergli
il tono di sua madre al telefono.
Quando torni? volle sapere Baruch. Era sorpreso e turbato.
Avrebbe voluto che Tzippy rimanesse l ad aiutarlo, ma
soprattutto lo preoccupava il fatto che volesse partire.
Non lo so. Non ci ho ancora pensato, disse Tzippy.
Non ti fermerai per il Pesach, vero? chiese Baruch, incredulo.
Potresti raggiungermi, rispose Tzippy.
Mi piacerebbe.
Per un istante, Tzippy pens che si sarebbe svincolato dal
Kosher Connection per restituirlo a Herschel. L'avrebbero
abbandonato cos com'era: le luci accese, il cibo nel forno, e
non ci avrebbero pi pensato. Baruch l'avrebbe seguita, e in
un modo o nell'altro avrebbero ricominciato da capo.
Ma non posso, decise Baruch. Ho troppo da fare.
E allora? Non puoi andartene e basta? Credi che interessi
a qualcuno?
Interessa a me. Lo sai. Ma non sar sempre cos. Devo
solo riuscire a superare il Pesach, poi potr decidere cosa fare.
Tzippy scosse la testa con rabbia. No, disse. Non va
bene. Qui non va bene pi niente.
Tzippy, per favore, implor Baruch.
Si avvicin e cerc di abbracciarla. Ma Tzippy si ritrasse.
Avrebbe voluto mettersi a correre. Butt i vestiti nella valigia
senza guardare Baruch. Prese anche i quaderni e i libri di
testo. Non telefon a Shayna per dirle che stava arrivando.
Voleva coglierla di sorpresa.
Tzippy era arrivata solo da un'ora, e aveva gi lavato un
carico di biancheria, avviato la lavastoviglie e preparato le
ragazze per andare a letto. Da quando se n'era andata, la disposizione
dei posti letto era cambiata. Ora Malky e Zahava
avevano ciascuna la propria stanza. Dena e Dassi avevano
ereditato quella della sorella maggiore. Tzippy buss alla porta
di Malky, poi a quella di Zahava, e augur loro la buonanotte.
Dassi e Dena erano entusiaste di dormire con Tzippy
nella sua vecchia camera. Avevano deciso di lasciarle il suo
letto, e si erano trasferite entrambe in quello aggiunto dopo
la sua partenza. Tzippy rimbocc loro le coperte, ma Dassi e
Dena non erano pronte per dormire. Le fecero domande di
ogni genere, cercando di stabilire se il matrimonio avesse portato
via la sorella per rimpiazzarla con un'adulta. Soprattutto,
volevano sapere perch fosse tornata.
Perch mi mancavate troppo. Non potevo passare un'altra
giornata senza abbracciarvi, disse Tzippy.
Malgrado fossero liete di quella risposta, Dassi e Dena rimasero
dubbiose.
A Baruch  dispiaciuto che tu sia venuta senza di lui?
chiese Dena.
 sommerso dal lavoro, disse Tzippy. I giorni prima
di Pesach sono i pi pesanti dell'anno.
Pap  con lui? Lo sta aiutando? Per questo non  a casa? -
chiese Dassi.
Tzippy le calm con un altro bacio a testa e con la promessa
che avrebbero parlato ancora il mattino dopo. Poi
spense la luce e si infil nel suo vecchio letto. Anche se la
stanza non le apparteneva pi, Dassi e Dena avevano conservato
la sua presenza. I poster erano ancora appesi alle pareti,
le bambole di porcellana ancora allineate sul cassettone.
Tzippy non le aveva portate con s per non ingombrare il
nuovo appartamento. Guardando ci che si era lasciata alle
spalle, le sembr di essere partita da un'eternit. Forse non
era mai neppure vissuta l dentro.
Quando era fidanzata, Tzippy aveva immaginato il giorno
in cui sarebbe tornata a casa da donna sposata. Lei e Baruch
avrebbero dormito nella sua vecchia stanza, ma avrebbero
chiuso la porta per isolarsi dal resto della casa. Sarebbe
sembrato un gesto illecito e scandaloso, eppure consentito.
Baruch avrebbe appeso i vestiti nell'armadio e sistemato la
biancheria nel cassettone che Tzippy aveva usato fin da bambina.
Si sarebbero abbracciati nel letto singolo. Si sarebbero
tirati il copriletto bianco e rosa fin sopra la testa per attutire
il suono delle risate.
Tzippy rimpianse la ragazza che aveva immaginato tutto
questo. Rimpianse le notti in cui lei e Baruch si addormentavano
al telefono, in letti separati e camere separate, sognando
di essere insieme. Ricord il volto di Baruch quando
l'aveva visto e seguito per la prima volta, ricord come si era
sentita quando aveva cominciato a pensare che avrebbero potuto
mettersi insieme. Ricord la prima volta che si erano
toccati, quando le sembrava ancora cos strano poter vivere
con lui. Rimpianse tutti quei momenti. Nella casa silenziosa,
quel rimpianto crebbe fino a trasformarsi in dolorosa nostalgia.
Il piccolo letto le sembrava vuoto. L'assenza di Baruch
riempiva la stanza; riempiva tutta la casa. Nell'oscurit,
le sembrava che non esistesse nient'altro.
Tzippy attese che le sorelle si addormentassero, poi lo
chiam. La voce di Baruch, greve per il sonno, mormor il
suo nome.
Sei sveglio? chiese Tzippy.
Pi o meno, rispose Baruch.
Allora tieni gli occhi chiusi, disse Tzippy. Ma parlami.
Tzippy sussurrava per non svegliare le sorelle. Anche Baruch
sussurrava, nonostante fosse solo in casa. Non parlarono
delle liti, del lavoro di Baruch o della preoccupazione di
Tzippy per sua madre. Per il momento, almeno, non volevano
pensarci. Baruch disse che si era coricato dalla parte di
Tzippy. Voleva fingere che fosse l accanto a lui. Tzippy disse
che avrebbe voluto trascorrere tutta la notte al telefono.
Si sarebbero addormentati insieme e svegliati insieme.
Ti manco? gli chiese.
Tantissimo, disse Baruch.
Anche tu mi manchi. Mi mancavi anche quando ero l.
La casa era immersa nel silenzio. Il respiro regolare delle
sorelle intiepidiva la stanza. Con le coperte sopra la testa e
il telefono contro l'orecchio, Tzippy e Baruch si sentirono di
nuovo fidanzati. Ricordarono il piacere di quelle conversazioni
notturne, quando si struggevano di desiderio da un capo
all'altro del filo.
Il mattino dopo la casa brulicava di vita, e Tzippy ebbe
l'impressione di non essere mai andata via. La sua vita con
Baruch era stata un breve iato, una vacanza o un sogno.
Tzippy intrecci capelli, allacci scarpe e prepar panini. La
mamma sta bene, rassicur le sorelle. Non vi preoccupate.
 stanca. Forse anche un po' raffreddata, disse, mentre
le spediva a scuola.
Poi la casa torn silenziosa. Tzippy pens di andare a svegliare
sua madre, anche a scrolloni, se necessario. Era preoccupata
per lei, e avrebbe tanto voluto sapere cosa fare. Pens
di telefonare a suo padre, di chiamarlo sul cercapersone,
di mandargli un fax. Voleva lasciargli una raffica di messaggi
per costringerlo a tornare a casa. Ma quando si guard intorno,
cap che c'erano necessit pi urgenti. La casa aveva
bisogno delle pulizie di Pesach. Tzippy aveva visto sua madre
pulire un anno dopo l'altro. Ma adesso era pi difficile.
Di solito, si metteva in ordine partendo dall'ordine. Ma ora
l'appartamento era un caos. Tzippy doveva innanzitutto riportarlo
alla consueta pulizia. Per tutti quegli anni, il disordine
era rimasto ad aspettare che Shayna abbassasse la guardia.
I vestiti fuoriuscivano dai cassetti aperti. Le superfici
erano appiccicose. I giocattoli di plastica scricchiolavano sotto
i piedi.
Tzippy non si ferm. Non pens ai dissapori con Baruch.
Non pens al pasticcio che Herschel aveva combinato a Memphis.
Non pens alle lezioni che stava perdendo, ai compiti
che avrebbe dovuto fare. Raccolse invece la biancheria sporca
con una mano, mentre con l'altra sistemava il ripiano di un
cassettone. Aveva finalmente scoperto il segreto di sua madre.
Pi cose c'erano da fare, e pi diventava facile dimenticare.
Se puliva e cucinava e mandava avanti la casa, non aveva
spazio per pensare a nient'altro.
Ma per quanto facesse, il lavoro sembrava non finire mai.
Tzippy avrebbe voluto sollevare la casa e scuotere via le briciole.
Immagin di far passare le sorelle dentro un autolavaggio.
Quando tornarono da scuola, le mise al lavoro. Prepar
liste di colori diversi e distribu i compiti. A Dena tocc
lo strofinaccio, a Malky lo spazzolone, a Zahava l'aspirapolvere
e a Dassi l'esplorazione. Chiedere il loro aiuto significava
fare un passo avanti e uno indietro. Ma Tzippy non aveva
scelta. Se le avesse lasciate libere di girare per casa, avrebbero
vanificato tutto il suo lavoro. Alla fine sarebbe stata
ancora pi indietro di quando aveva cominciato.
Con sua sorpresa, le sorelle la ascoltarono. Il disordine
non le divertiva pi, ed erano felici che qualcuno assumesse
il controllo della situazione. Si misero al lavoro allegramente,
cercando chametz come se fossero impegnate in una caccia
al tesoro.
Brava, Dena, disse Tzippy, quando la sorella and a
riferirle di aver concluso il lavoro. Ora voglio che controlli
i libri sul tuo scaffale, li apri tutti e ti assicuri che non ci
siano briciole fra le pagine. Lo disse pi severamente di
quanto avrebbe voluto, ma c'era davvero parecchio lavoro
da fare. E non barare. Dico sul serio. Dal primo all'ultimo, -
le grid dietro.
Tzippy spuntava le varie voci della lista. Passava da un'incombenza
all'altra senza fermarsi. Non c'era tempo per pensare
a cosa sarebbe successo se non avessero finito in tempo
per la festa. Kares era la punizione prevista per coloro che
mangiavano chametz durante il Pesach. La tua anima verr
esiliata, diceva la Torah. Tzippy l'aveva imparato a scuola,
da piccola, e quel pensiero l'aveva fatta rabbrividire. Aveva
immaginato la sua famiglia, tagliata fuori dal proprio mondo,
girare intorno al globo in un'orbita senza fine.
Cinque giorni prima di Pesach, Tzippy affront la cucina.
Cominci dal freezer, che di solito era pieno di contenitori
etichettati di lasagne, minestra e pollo. Adesso, per, i contenitori
erano ammucchiati da una parte, e i ripiani erano occupati
da dodici identiche scatole per dolci.
Tzippy le tir fuori e le alline sul piano della cucina. Tagli
il nastro bianco e apr una delle scatole. Dentro c'era una
torta a forma di cappello, color lavanda, con fiori e fiocchi
di glassa rosa. Somigliava ai cappellini primaverili che Shayna
teneva nell'armadio, in attesa di indossarli per il Pesach,
quando tutte le donne passavano dai cappelli di lana a quelli
di paglia. Tzippy immagin sua madre con quella torta in
testa. Sarebbe entrata in sinagoga con passo fiero, in attesa
di ricevere i complimenti per quel delizioso cappellino.
Tzippy ci mise qualche istante per accorgersi che quelle
torte erano gli avanzi del suo matrimonio. Le aveva viste solo nelle fotografie e nei video, cos come la maggior parte degli
ospiti che sua madre aveva voluto invitare. Non se le ricordava
affatto. Erano uno dei tanti dettagli che Shayna considerava
importanti, e che Tzippy trovava tanto inutili da non
averli nemmeno notati. Ora, pur senza cambiare idea, Tzippy
prov dispiacere per sua madre che aveva tanto desiderato
quelle torte. Al matrimonio si erano intonate perfettamente,
insieme al satin importato e alle tovaglie di organza. Ora sembravano
ospiti che avessero voluto strafare e si fossero presentati
a una festa con abiti troppo eleganti. Tutti quei fiori,
quei fiocchi, quei colori rosati e violacei contenevano pezzi di
sua madre, come se Shayna si fosse intrufolata tra gli ingredienti.
Se Tzippy avesse tagliato una di quelle torte, i desideri
di sua madre si sarebbero sparsi dappertutto.
Qualche ora dopo, le ragazze tornarono in cucina portando
Cheerios vaganti e frammenti di pretzel. Dassi esib un'intera
pagnotta di challah che aveva tirato fuori da sotto il letto.
Avete guardato negli zaini? Negli armadi? In mezzo ai
libri? chiese Tzippy.
Le ragazze le assicurarono di aver guardato dappertutto, e
Tzippy le fece sedere al tavolo della cucina. Distribu fogli di
carta assorbente a mo' di tovagliette e ordin loro di annodarsi
un tovagliolo sotto il mento. Poi mise in tavola la torta
viola a forma di cappello. Le ragazze non riuscivano a credere
alla loro fortuna. Al matrimonio, le torte erano rimaste intatte,
troppo belle per essere mangiate. Shayna le aveva portate
a casa, e le ragazze le avevano adocchiate tutti i giorni,
per settimane. Avevano contato le scatole e cercato di piegare
il cartone per sbirciare dentro. Ma Shayna le aveva allontanate
dal freezer. Non sopportava l'idea di tagliare quelle
torte. Diceva di volerle conservare per un'occasione speciale.
Tzippy tagli una fetta di torta per ciascuna. Dentro c'erano
tre strati di cioccolato e crema di lampone. Dena annu
con aria da intenditrice. Aveva sospettato la presenza della
crema fin dall'inizio. Si riempirono la bocca di torta prima
che Tzippy potesse cambiare idea. Trangugiarono le loro fette
senza pensare al domani.
Tzippy chiese se volessero il bis, e le ragazze, sbalordite,
annuirono con entusiasmo. Mangiarono la seconda fetta con
lo stesso fervore. Sulle prime, Zahava dichiar di essere a
dieta e assaggi solo un boccone. Poi ne assaggi un altro,
l'ultimo, e poi un altro ancora, l'ultimissimo. Alla fine le ragazze
non si diedero nemmeno la pena di chiedere a Tzippy
un'altra fetta, magari con sopra un fiore o un fiocco. Cominciarono
a piluccare con le dita e a mangiare con le mani.
E tu perch non mangi? chiese Dassi a Tzippy.
Non ho fame, rispose Tzippy.
Le ragazze la guardarono incredule. Quella era una torta
nuziale, e la fame non c'entrava nulla.
Devi mangiare, insist Dassi.
Malky le mise una cucchiaiata di torta davanti alla bocca.
Avanti, assaggiala, disse.
Incapace di opporsi alla volont collettiva delle sorelle,
Tzippy diede un morso. La torta scongelata sembrava ancora
fresca. Dopo il primo boccone, Tzippy sent di poterla
mangiare tutta. L'appetito che era scomparso da quando era
arrivata a casa torn ad assalirla con forza. Si cacci in bocca
cucchiaiate di torta e glassa, con la sensazione di non aver
mangiato pi nulla da quando si era sposata e aveva lasciato
quella cucina.
Ben presto ci furono cinque pance sul punto di scoppiare.
E restava ancora un quarto di torta.
Mi sa che sto per vomitare.
Forza, ancora un pezzetto.
Pesach  fra cinque giorni. Qualcuno deve finirla.  una
mitzvah.
Io no. Ne ho gi mangiate quattro fette.
Be', io cinque.
Allora buttala via.
 una torta nuziale. Non si pu buttarla via.
Toccherebbe a Tzippy. Ne ha mangiata meno di noi.
Ed era il suo matrimonio.
Tzippy raccolse un altro boccone con la forchetta, come
se intendesse mangiarlo. Invece lo lanci dall'altra parte del
tavolo. Un pezzo di glassa atterr sulla guancia di Zahava.
Le ragazze, sgomente, si girarono verso Tzippy, sicure che
nemmeno alla loro et si fosse mai comportata cos. Ma non
riuscirono a spiegarsi quel gesto come un incidente, e allora
arrossirono e si guardarono intorno irrequiete.
Questa la racconto, disse Malky.
A chi la racconti? Sono io che comando, adesso, disse
Tzippy.
Zahava sistem un pezzo di torta sulla punta della forchetta
e prese la mira. Tzippy accett con garbo la torta che
le arriv in faccia e sulla camicetta. Poi scoppi a ridere. Le
ragazze lo considerarono un buon segno e cominciarono a tirarsi
addosso la torta. Pezzi di cioccolato e glassa violetta volarono
sopra il tavolo. Dena corse dietro a Malky e le spiaccic
la torta sui capelli. I vestiti di Zahava divennero il bersaglio
preferito. Dassi immerse la faccia in quello che restava
del dolce. Avevano cioccolato sui vestiti, sul volto, sulle ciglia,
fra i capelli. Le pareti e il pavimento erano cosparsi di
crema al lampone. Scoppiarono in una risata fragorosa, isterica,
sfrenata, senza preoccuparsi dell'impressione che avrebbero
fatto se fosse entrato qualcuno.
Okay, disse Tzippy quando torn il silenzio. Per oggi
abbiamo fatto abbastanza danni.
Le mand di sopra a lavarsi le mani e la faccia. La cucina
era pi disordinata di quando aveva cominciato. Adesso c'era
chametz negli interstizi del tavolo, in punti quasi irraggiungibili
del soffitto, sotto le suole delle scarpe che l'avevano
trasportato al piano di sopra. Ma Tzippy se ne sarebbe
preoccupata pi tardi. Invece si sedette a tavola, godendosi
il rumore dei passi su per le scale e della corsa a chi arrivava
prima al lavandino. Sper che lo sentisse anche sua madre.
Ud chiudersi il rubinetto e poi uno scalpiccio di passi nelle
stanze, mentre le ragazze indossavano la camicia da notte e
si preparavano per andare a letto. Quella sera non c'era bisogno
di cucinare. In cinque avevano finito una torta per venti
persone.
Restavano undici torte, che dopo quasi un anno passato
nel freezer erano ancora troppo belle per essere mangiate. La
prima atterr con un tonfo in fondo al bidone dei rifiuti. Poi
i tonfi si fecero pi smorzati, perch ogni torta attenuava
l'urto della successiva. Un cappellino rosa sopra uno giallo,
due farfalle, un forziere, un cestino pieno di fragole di marzapane.
Tzippy infil tutte quelle magnifiche torte nel sacco
dell'immondizia stracolmo.
Il mattino dopo, Tzippy si impose di tirare indietro le coperte
e mettersi a sedere sul letto. Ma non riusc a muoversi.
Chiuse gli occhi e dorm ancora per un'ora. Venne spinta
fuori dal letto da un'ondata di nausea che le ruzzolava nello
stomaco. Le sue viscere erano tutte un gorgoglio. Si chin
sopra la tazza del water, in preda ai conati, ma non riusc a
vomitare. Quando la nausea cess, non volle tornare in camera
sua. Socchiuse la porta della stanza di Shayna.
Mamma? disse piano.
Entra, mormor Shayna, senza aprire gli occhi.
Tzippy si sdrai. Tir su le coperte e si rannicchi, aspettando
che sua madre la prendesse fra le braccia, le accarezzasse
i capelli, le massaggiasse la pancia.
Shayna si gir su un fianco. Tzippy, esclam sorpresa.
Non mi sento bene, disse Tzippy.
Vieni qui, disse Shayna. Che ti disegno sulla schiena.
Per anni aveva fatto quel gioco, grattando la schiena alle
ragazze e tracciandovi sopra disegni e parole da indovinare.
Tzippy era sempre stata la pi veloce a decifrarli. Sapeva distinguere
un gatto da una mongolfiera. Riconosceva la forma
di ogni lettera che Shayna le disegnava sulla pelle.
Questa  difficile, disse Shayna, e scrisse la prima cosa
che le veniva in mente: Signora Tziporah Miller.
Tzippy cap subito, ma non disse nulla. Cos Shayna lo
scrisse un'altra volta, e poi un'altra ancora. Ogni volta le lettere
si fissavano sulla schiena, le penetravano nella pelle, diventavano
parte di lei.
Hai capito? chiese Shayna.
Certo, rispose Tzippy.
Non riesco ancora a crederci, disse Shayna.
Neanch'io.
La nausea era passata, e Tzippy rimase sdraiata accanto a
Shayna. Aveva di nuovo undici anni, e non riusciva a immaginare
un posto migliore di quello, dentro un bozzolo di
coperte insieme a sua madre, intenta a progettare un matrimonio
che non sarebbe mai arrivato e non si sarebbe mai concluso.
Aveva ancora l'et in cui andava in cucina a guardare
sua madre intrecciare challah e sfornare torte. Era abbastanza
giovane per credere che sua madre governasse il mondo da quella cucina.
...
.
...
Trenta.
...
.
...
Baruch aveva chiamato Herschel per tutta la settimana, a
casa, al lavoro, al cellulare, al cercapersone. Tutti quei modi
per raggiungerlo, eppure Herschel era introvabile. Fino a quel
momento si era sempre mantenuto in contatto. Aveva chiamato
per comunicare nuove idee. Per chiedere come andava.
Per sapere se Baruch avesse aperto l'ultimo scatolone. Ma
adesso che Baruch aveva bisogno di lui, Herschel era irraggiungibile.
Si era trasformato in una serie di lunghi messaggi
e di fax scarabocchiati a mano ricevuti nel cuore della notte.
Quando Baruch riusciva finalmente a rintracciarlo, Herschel
non aveva mai tempo. Aveva una persona sull'altra linea,
era in ritardo per una riunione, doveva parlare con qualcuno.
Non so cosa fare, diceva Baruch, e cominciava a elencare
i problemi. Sperava che Herschel gli indicasse i pulsanti
da premere sulle macchine, le fatture da pagare per prime,
le parole magiche per calmare i clienti. E gli investitori continuano
a chiamare. Dicono che ti hanno lasciato messaggi e
hanno cercato di spedirti dei fax, ma non riescono a contattarti.
Sono molto seccati, e pronti a ritirarsi se non riprendiamo
il controllo della situazione.
Non preoccuparti troppo, diceva Herschel. E cos
gli investitori sono nervosi. I clienti si lamentano un po'.
Cosa vogliono fare? Andare nell'altro ristorante kosher di
Memphis? A ogni modo, ho una sorpresa per te. Indovina
dove sono? A Houston, Texas. Ho avuto una nuova idea, -
diceva Herschel, e riagganciava senza lasciargli il tempo
di rispondere.
All'inizio, Baruch si era lasciato convincere dalle rassicurazioni
di Herschel. Aveva ascoltato le sue idee grandiose.
Le aveva addirittura condivise. Malgrado i problemi e le lamentele,
gli aveva creduto.
Ma adesso ogni nuovo macchinario intaccava la sua fiducia,
e Baruch non riusciva pi a tenere a bada i dubbi. Sapeva
che si erano ingranditi troppo. Stavano spendendo troppi soldi,
e facevano sempre pi fatica a recuperarli. Si erano inimicati
la clientela e non avevano ascoltato gli investitori, che pagavano,
e quindi avevano il diritto di comandare. Nello spazio
fra un sogno e l'altro, si stava insinuando una voce scettica
e razionale. Baruch, dopotutto, era figlio di suo padre.
Tre giorni prima di Pesach, gli investitori andarono da Baruch
e con espressione addolorata gli dissero che intendevano
ritirarsi. Sarebbero stati anche disposti a rimetterci, pur di
continuare ad avere un ristorante. Ma il Kosher Connection
era una macchina mangiasoldi. Avevano un mucchio di fatture
non pagate. Non potevano andare in sinagoga senza sentire
una variet infinita di lamentele. Il direttore di Kroger minacciava
di annullare il contratto. Dopo il Pesach avrebbero
chiuso. Ma continuavano a volere un ristorante. Erano arrabbiati
con Herschel, ma avevano visto come lavorava Baruch.
Gli chiesero se gli interessasse rimanere a Memphis. Avrebbe
potuto gestire il prossimo locale. Magari un ristorante di carne,
pensavano. Oppure una pizzeria.
Baruch non riusc a rispondere. Quel lavoro, a cui aveva
dedicato tanto tempo e tante energie, era penetrato nella sua
mente, nel suo corpo, e si era dilatato fino a non lasciare spazio
per nient'altro. Per quel lavoro, Baruch aveva abbandonato
gli studi. Aveva lasciato che si intromettesse fra lui e
Tzippy. Il lavoro era entrato nei suoi sogni e nelle sue preghiere.
Baruch aveva sempre creduto che la sua fede fosse di
pietra, solida e impermeabile. Ma adesso cap che era di vetro,
e sent che stava andando in frantumi.
Non appena gli investitori se ne andarono, Baruch corse
al telefono. Qualche ora prima aveva tentato disperatamente
di chiamare Herschel. Ma adesso non voleva parlare con
lui. Non voleva ascoltare sogni e progetti. Si sentiva solo, nei
guai fino al collo, e desiderava un consiglio sincero. Voleva
sentire la voce brusca e decisa di suo padre, che avrebbe saputo
cosa fare.
Fino a quel momento, Baruch non aveva parlato ai genitori
dei suoi problemi di lavoro. Aveva risposto alle domande
con un invariabile Va tutto bene. Non aveva detto niente
perch non voleva dare a suo padre la soddisfazione di aver
visto giusto. Ma adesso aveva ben altro a cui pensare.
Chiam Joel in ufficio e attese che la segretaria glielo passasse.
Joel si stup di sentire la voce del figlio. Sulle prime
parl in tono burbero, ma Baruch insistette, superando la
scorza esterna per raggiungere la parte di suo padre che era
disposta ad ascoltare. Baruch non si preoccup dell'imbarazzo,
della distanza, di tutto ci che era stato detto o taciuto.
Raccont a suo padre quello che era successo. Gli disse che
aveva lavorato sodo e che l'impresa era fallita lo stesso.
Hai fatto tutto da solo? chiese Joel.
Suo padre era colpito. Ignor lo squillo dell'altro telefono,
la voce della segretaria all'interfono. Ascolt attentamente,
con un interesse che non dimostrava da anni.
Hai firmato un contratto? Risulti socio o dipendente?
Hai qualche responsabilit personale?
Baruch rispose di no a ogni domanda. La sola cosa che lo
legava al ristorante era il fatto di averci creduto. Per anni si
era chiesto perch suo padre lavorasse tanto. Ma ora capiva.
Sapeva cosa voleva dire amare il proprio lavoro, sentirne la
responsabilit sulle spalle.
Bene. Allora tirati fuori, gli consigli Joel. Dai retta
agli investitori. Sono loro che pagano, perci sono loro i
padroni. Svendi quello che puoi. Chiudi tutto. Finisci quello che ti resta da fare. E poi vieni a casa.
...
.
...
Trentuno.
...
.
...
Tre giorni prima di Pesach, Naomi era molto indaffarata.
Le negligenze che si potevano accettare nel corso dell'anno
non erano pi tollerabili quando si trattava di Pesach. Naomi
non trascurava neppure un dettaglio. Lo sporco non 
chametz, le diceva Joel. Ma lei non lo stava a sentire. Aveva
troppo da fare.
Mentre puliva e cucinava con frenesia maniacale, Naomi
cercava di sentirsi eccitata per l'approssimarsi della festa. Voleva
connettersi alle generazioni di donne che come lei avevano
messo a soqquadro la casa in cerca di briciole, a volte
tangibili, a volte metafisiche. Cucinando e pulendo, avrebbe
ritrovato quel legame con le donne del passato. Se avesse
strofinato un ripiano fino a farlo brillare, forse avrebbe visto
le loro teste coperte dai fazzoletti, i loro volti saggi e rugosi
intenti a fissarla. Probabilmente le sue antenate erano
state logorate dalla fatica, dal timore di non riuscire a trovare
i soldi per comprare il matzo e il vino. Naomi, nella sua
cucina moderna e ben equipaggiata, sembrava lontana da quel
mondo. Ma quelle donne erano parte di lei, e voleva sentirle
vicine.
Tenersi occupata era meglio che concentrarsi su quanto
sarebbe sembrata vuota la tavola apparecchiata solo per tre.
Naomi aveva sperato di organizzare un seder che riunisse tutta
la famiglia. Si era documentata sui seder sperimentali, sul
significato del Pesach. Aveva creduto che Baruch e Tzippy
avrebbero cambiato idea e sarebbero venuti. Non aveva fatto
altri programmi. Non aveva invitato nessun altro. Ma il
Pesach era sempre pi vicino, Baruch e Tzippy non avevano
cambiato idea, e Naomi non aveva pi voglia di leggere e fare
programmi. Quell'anno non aveva nemmeno voglia di pulire.
Negli anni passati, il lavoro era stato trasformato dalla
sensazione festiva di avere tutta la famiglia a casa e gli ospiti
in arrivo. Ma adesso, con la delusione che incombeva su di
lei, il lavoro non le sembrava altro che lavoro.
Naomi fin di pulire. I ripiani erano coperti da fogli di plastica,
le piastre e i fornelli da carta stagnola. La dispensa era
rivestita di carta adesiva. La cucina era pronta per il Pesach.
Ma non c'era tempo per riposare. Era ora di mettersi a cucinare.
Quando Joel rientr dal lavoro, Naomi era immersa fino
al collo in matzo grattugiato e gusci d'uovo. Gli ingredienti
erano sparsi dappertutto.
Indovina chi mi ha telefonato oggi, disse Joel entrando
in cucina.
Naomi era troppo stanca per stare al gioco. Smise di lavorare
e si lasci cadere su una sedia.
Mi arrendo. Chi?
Bryan, disse Joel.
Davvero? chiese Naomi, sorpresa. Non ti ha detto
che verr a casa per Pesach, immagino.
No, ha detto che stanno per chiudere il Kosher Connection.
Questo la sorprese ancora di pi. Perch? Cos' successo?
Joel le rifer quello che gli aveva detto Baruch, e Naomi
si inquiet. Era preoccupata per Baruch e per Tzippy. E aveva
paura di quello che sarebbe successo. La festivit sarebbe
stata inghiottita dalle critiche di Joel, che sarebbero diventate
l'argomento di conversazione intorno al tavolo del seder.
Le quattro coppe di vino sarebbero state inframmezzate da
liti su come, e se, intervenire in aiuto dei ragazzi.
Ma cosa far Baruch? chiese Naomi.
Non lo so. Ha qualche alternativa, ma credo che non
abbia ancora deciso.
Non sei sconvolto?  una cosa terribile. Come fai a essere
cos calmo?
 cresciuto. Sa quello che fa, disse Joel.
Naomi lo guard sbalordita. Avrebbe fatto qualunque cosa
per riavvicinare Joel e Baruch, a costo di demolire a mani
nude le barriere che li separavano. Ma Joel e Baruch avevano
fatto tutto da soli. O perlomeno avevano cominciato. Joel
aveva il diritto di essere arrabbiato. Naomi si sarebbe aspettata
che dicesse di aver previsto tutto fin dall'inizio. Eppure,
nonostante fosse vero, Joel non l'aveva detto. Invece aveva
parlato con voce piena di rispetto.
Pi tardi, quella stessa sera, Naomi era ancora in cucina.
Stava sfogliando il quaderno delle ricette di Pesach, cercando
di decidere cosa cucinare. Malgrado seguisse raramente le
ricette alla lettera, le piaceva collezionarle. Le usava come
punto di partenza per i piatti che preparava. Quelle ricette
venivano da sua madre e dalle sue nonne, da prozie e lontane
cugine. Nessuno dei dolci e dei kugel che Naomi preparava
per il Pesach era anonimo. Alcune ricette erano state
scritte a macchina e incollate sulle pagine del quaderno. Altre
erano scribacchiate su pezzi di carta, o sul retro di uno
scontrino della spesa. Naomi avrebbe potuto ricopiarle. Ma
le piacevano cos. Le piaceva leggere la scrittura di parenti
ormai defunte. Le piaceva vedere le macchie d'unto e i numeri
sbavati, toccare la carta appiccicosa di zucchero.
Naomi si stup di vedere Ilana entrare in cucina e sedersi
a tavola.
Hai del matzo grattugiato nei capelli, disse Ilana.
Naomi cerc di pulirsi con scarso entusiasmo. Davvero?
Oh, be', disse.
Cosa stai facendo?
Pulisco, cucino, un po' di tutto.
Vuoi che ti aiuti?
Certo, se ti va, rispose Naomi. Si sforz di rimanere
indifferente e di non mostrare quanto fosse bisognosa di aiuto.
Con Ilana, bastava una mossa falsa per rovinare tutto e
farla tornare in camera sua. Naomi non avrebbe mai saputo
perch fosse scesa in cucina o perch se ne fosse andata.
Cosa devo fare? chiese Ilana.
Vorrei preparare due dolci per questa sera. Puoi cominciare
con il pan di Spagna, se vuoi. La ricetta  qui dentro.
Il pan di Spagna di Pesach era la sua nemesi, ma Naomi si
sentiva obbligata a prepararlo tutti gli anni. La ricetta era stata
tramandata da sua nonna a sua madre e poi a lei. Con quella
ricetta, Naomi non poteva improvvisare o approssimare. Se
voleva che la torta rimanesse intatta, doveva seguire le istruzioni
per filo e per segno. Oltre agli ingredienti, la ricetta elencava
alcuni consigli utili per la riuscita della torta: non gridare
in sua presenza, non controllarla, non mescolare con troppo
vigore, non sbattere troppo gli albumi, non usare troppo
matzo grattugiato. Anche cos, per, non sempre funzionava.
La torta riusciva oppure no, di propria iniziativa.
Ilana sfogli il quaderno, separando le pagine per trovare
la ricetta.
Che schifo, disse, tirando fuori un pezzo di carta impiastricciato
di olio e briciole di matzo. Lo raccatt con due
dita e lo porse a Naomi.
Era un volantino arrivato per posta la settimana prima, cerchio
di guarigione femminile pre-pesach, diceva. Naomi
era scoppiata a ridere quando aveva visto la data, chiedendosi
chi avrebbe avuto il tempo di partecipare. Con tutto il lavoro
che c'era da fare a casa, era difficile pensare a unire il regno
superiore e quello inferiore, difficile preoccuparsi della coscienza
focalizzata e del significato della vita. Da quando si
era iscritta alla lista di spedizione, Naomi aveva ricevuto anche
volantini per seminari sul Pesach, per seder femministi e
danze di Miriam. Li aveva guardati con malinconia, sognando
di avere il tempo per frequentarli tutti. Quello, era stata
sul punto di buttarlo nella spazzatura, poi l'aveva ficcato dentro
un cassetto. Il volantino era riuscito chiss come a venir
fuori, e quando le era capitato di nuovo sottomano, Naomi l'aveva
usato per annotare un numero di telefono. Poi era stato
portato di sotto, in cucina, e da quel momento era diventato
un segnalibro per il quaderno delle ricette.
Naomi mise via le ricette e spense il frullatore. Aveva imparato
a credere nei segni, a credere che il mondo avesse un
suo modo di comunicare i propri desideri. La torta poteva
aspettare. Gli albumi potevano afflosciarsi.
Vai a metterti le scarpe, disse a Ilana. Dobbiamo
uscire.
Davvero? chiese Ilana, rimanendo immobile.
Dico sul serio, replic Naomi.
Mi vuoi rapire?
Qualcosa del genere. Andiamo. Ti divertirai.
Vestita cos? chiese Ilana, indicando i pantaloni della
tuta e la maglietta che aveva indosso.
Certo. Cos come sei, rispose Naomi.
Il Cerchio di guarigione femminile pte-Pesach si proponeva
di rimuovere i vincoli della schiavit fisica, emotiva
e spirituale. Quei cerchi erano nati per curare gli ammalati,
per guarire l'anima quando anche il corpo non stava bene.
Ma il loro utilizzo si era esteso alla cura di ogni tipo di sofferenza.
Quando Naomi e Ilana entrarono in una stanza buia
del centro ricreativo, il gruppo era seduto in cerchio sul pavimento.
In sottofondo si udiva una musica soave. Le partecipanti
si spostarono in modo quasi impercettibile per far spazio
alle nuove arrivate.
Dimmi che  uno scherzo, sussurr Ilana.
Shh, sussurr a sua volta Naomi. Non devi parlare.
Siediti qui con me.
Un giovane rabbino prese posto nel cerchio. Aveva sia la
barba che i capelli lunghi. Diede il benvenuto a tutte e le invit
a togliersi le scarpe. Piantate bene i piedi per terra, cos
il vostro spirito potr volare in alto, disse. Naomi obbed,
e Ilana alz gli occhi al cielo ma si sfil le scarpe. Si era seduta
un po' indietro rispetto al cerchio, temendo che qualcuno
le rivolgesse la parola. Naomi l'aveva portata l per capriccio.
Aveva tanto desiderato andare a quel seminario. Da
giorni non faceva altro che prepararsi per il Pesach. Ma dentro
di s, non si sentiva pronta. Sarebbe arrivata alla festa
esausta ed esasperata, ormai schiava delle necessit della cucina.
Quell'anno, voleva sentire la festa nel cuore, non solo
nella casa. Sperava di condividere parte di quel desiderio
con Ilana. Voleva dimostrare a sua figlia che la religione andava
ben oltre la rabbia che provava in quel momento. Ilana
aveva appena cominciato a diventare la persona che sarebbe stata.
Chiudete gli occhi e respirate profondamente, ordin
il rabbino. Siate consapevoli di ogni respiro.
Naomi chiuse gli occhi. In mezzo ad altre persone che si
sforzavano di raggiungere lo stesso obiettivo, le riusciva pi
facile concentrarsi.
Il rabbino disse alle donne di immaginarsi in partenza per
un esodo spirituale. L'Egitto, disse, era un luogo dalle possibilit
limitate. Immobilizzava le persone con le pietre delle
piramidi e la malta dei mattoni. Persino il suo nome ebraico,
M'itzrayim, significava angusto. Ma il deserto era immenso,
aperto e vuoto. Era uno spazio fra un luogo e l'altro,
dove poteva avvenire il cambiamento. Un gruppo di schiavi
sbandati poteva trasformarsi in una nazione.
In quel deserto, dove tutto poteva accadere, avrebbero
cercato di creare un collegamento. Pensate alle persone che
amate, disse il rabbino. Lasciate che i loro volti vi riempiano
la mente e cercate di raggiungerle. Rimuovete gli strati
che vi dividono e cercate di guardare dentro di loro.
Immaginate di vedere la parola collegare, prosegu
il rabbino. Lasciate che vi sommerga. Poi cercate di vedere
voi stesse. Rivolgete lo sguardo all'interno e osservatevi.
Eliminate qualunque pensiero che vi impedisca di vedervi.
Collegatevi con quello che siete, con quello che vorreste diventare.
Visualizzate il mondo come un insieme di elementi
collegati. Pensate alle parti dell'albero, alla foglia che diventa
virgulto, che diventa ramo, che diventa tronco, che diventa
radice, che diventa suolo e poi terra e poi mondo.
Naomi obbed. Pens ai suoi figli e tolse loro le maschere,
i veli e i rivestimenti esterni. Sapeva di potersi fidare di
quello che c'era sotto. Era certa che laggi avrebbe sempre
potuto ritrovarli. Pens a se stessa e divenne albero. Vide i
suoi figli e suo marito, e tutti diventarono rami e foglie. Le
lacrime le salirono agli occhi. Mentre abbandonava il corpo,
si sent espandere. Il suo cuore si stava allargando.
Il gruppo cominci a cantare, e Naomi si un alle altre.
Era un niggun chassidico, un canto senza parole e senza fine.
Una sconosciuta le mise un braccio intorno alle spalle, e Naomi
fece lo stesso con sua figlia. Ilana si irrigid, ma Naomi
persistette, e ben presto Ilana si lasci andare. In quel cerchio
ondeggiante, in quella stanza buia, qualcosa dentro Naomi
si illumin.
Mentre tornavano a casa, Ilana non disse una parola. Ancora
non le era chiaro perch sua madre l'avesse portata in
quel posto. Non sapeva cosa si aspettasse da lei. E non sapeva
neppure cosa pensare di quell'esperienza. Non che saperlo avrebbe cambiato qualcosa. Tutto quel cantare e ondeggiare,
quei respiri profondi e quella comunione spirituale non
le avevano fatto il minimo effetto.
Invece di cantare o ascoltare il rabbino, Ilana aveva passato
il tempo a guardare sua madre. L'aveva sempre vista da
vicino. Quel giorno aveva cercato di guardarla da lontano.
Aveva immaginato che non fosse sua madre, bens una donna
capitata per caso accanto a lei. Naomi avrebbe potuto essere
una sconosciuta qualsiasi. Cantava e si dondolava, e dopo
qualche rapida occhiata in direzione di Ilana, sembrava
essersi dimenticata della sua presenza. Non le aveva sorriso
con aria incoraggiante. Non aveva cercato di farla cantare.
Stava semplicemente facendo quello che voleva, e sembrava
cos felice, cos serena.
Di tutta quella strana esperienza, ci che aveva maggiormente
colpito Ilana era la seriet di sua madre, il suo totale
coinvolgimento. Era come se Naomi avesse una vita segreta,
di cui Ilana non sapeva nulla. Ilana aveva sempre osservato
attentamente i genitori e il fratello, sperando che le mostrassero
quello che voleva sapere. Li aveva sentiti dire tante cose,
alla maggior parte delle quali non aveva creduto. Eppure,
di tanto in tanto, le trasmettevano qualcosa di utile. Anche
se non sempre capiva cosa volessero dire, Ilana sapeva riconoscere
una cosa autentica quando la vedeva, e sapeva che
erano proprio quelle, le cose a cui si doveva aggrappare.
Naomi non ruppe il silenzio durante il viaggio in macchina.
Le andava bene cos. Forse quel momento era un'occasione
per Ilana, il primo barlume di una via d'accesso. Per Naomi
era molto di pi. Aveva lavato pavimenti, passato l'aspirapolvere
e cucinato. Ma solo ora si sentiva davvero pronta
per il Pesach, il giorno della libert, la festa della primavera.
Quando arrivarono a casa, Ilana and in camera sua, chiuse
la porta, accese la radio e si attacc al telefono, la solita
gamma di rumori di cui amava circondarsi. Ma Naomi era
riuscita a intravedere sua figlia. La maschera del trucco, la
corazza dell'acconciatura e dei vestiti alla moda erano cadute,
anche se solo per un minuto.
Siete riuscite a meditare? si inform Joel quando Naomi
lo raggiunse davanti al televisore. O a levitare?
Non era successo niente del genere. Ma Naomi non riusciva
a spiegare cosa fosse successo. Era tornata a casa, dove
l'aspettavano altre faccende da sbrigare. Se avesse spiegato
ci che aveva detto il rabbino, si sarebbe sentita sciocca. Naomi
si aggrapp al momento di calma che aveva vissuto nel
cerchio. Quando aveva cominciato a cantare, le era parso di
non aver usato la voce per anni. Alla fine del canto, l'aveva
sentita sgorgare liberamente.
Abbiamo cantato, si limit a rispondere.
...
.
...
Trentadue.
...
.
...
Una volta finite le pulizie, la trasformazione sarebbe stata
completa. Tzippy avrebbe portato gi dalla soffitta i piatti
di Pesach e li avrebbe sistemati nelle credenze appena pulite.
Aveva gi pensato al menu, e non le restava altro da fare
che mettersi ai fornelli. Consegnata a domicilio la spesa
aspettava in garage. A trentasei ore dal primo seder, Tzippy
radun la squadra in cucina. Armate di spazzoloni e stuzzicadenti,
stracci per la polvere e sacchi dell'immondizia, si misero
alla ricerca degli ultimi residui di chametz.
Quando finalmente alzarono lo sguardo, videro Herschel
sulla soglia della cucina. Herschel attese che le ragazze gli
corressero incontro, frugando nella valigia e nelle tasche in
cerca di regali. Invece lo fissarono a occhi spalancati. Gli
stracci per la polvere si fermarono a mezz'aria. Solo l'aspirapolvere
continu a ronzare.
Niente saluti? Non vi sono mancato? chiese. Ho una
sorpresa per voi, annunci, quando le ragazze rimasero in
silenzio. Passeremo il Pesach in albergo. Ad Atlantic City.
Le ragazze spostarono lo sguardo da Herschel a Tzippy e
rimasero impietrite.
Credo di avere qualcosa per voi, disse Herschel, fingendo
di rovistare nelle tasche. Poi apr la valigetta e tir fuori
un sacchetto bianco della panetteria.
Uno per te. E uno per te. Herschel diede a ognuna un
enorme biscotto spruzzato di granella colorata. Quando vide
Tzippy si ferm. Che ci fai qui? Dov' Baruch? chiese.
Estrasse l'ultimo biscotto. Sei fortunata, ne ho comprato
uno in pi, disse, porgendo il biscotto a Tzippy, che
lo rifiut.
Le ragazze divorarono i biscotti, cospargendo di briciole
il pavimento che Tzippy aveva lavato alle due del mattino.
Tzippy vide svanire la lista delle cose gi fatte, vide la casa
andare a gambe all'aria, i giocattoli volare gi dagli scaffali,
la carta staccarsi dagli armadi.
Sto facendo Pesach, disse Tzippy.
Perch, visto che non ce n' bisogno? chiese Herschel.
Perch lo voglio fare, rispose Tzippy.
Andare via per il Pesach  un'esperienza incredibile. Tre
pasti al giorno, e il matzo grattugiato non lo assaggi neanche.
Vedere per credere. In confronto a quei buffet, un matrimonio
sembra un giorno di digiuno. Occupano tutto il salone
dei banchetti, da una parete all'altra. Non riesci a fermarti.
Vorresti assaggiare tutto.
Mentre le ragazze sbavavano, Shayna entr in cucina. Sorrise
nel vedere l'intera famiglia inaspettatamente riunita. Baci
le ragazze ma ignor Herschel.
Hai sentito? disse Herschel. Andiamo via per il Pesach.
In albergo, sussurr Shayna, apparentemente a malincuore.
Per quanto ci provasse, non riusc a resistere. Herschel
l'aveva colpita nel punto debole.
L'ho fatto per te.  quello che hai sempre voluto, disse
Herschel. Ho convinto i miei nuovi investitori che dovevo
trascorrere il Pesach con loro. Credimi, non  stato facile.
Quegli alberghi sono prenotati da mesi. Hanno liste d'attesa
lunghe come te, Dassi. Ma anche se dicono di essere
pieni, hanno sempre qualche camera libera. Le tengono da
parte per i VIP. E noi quest'anno siamo VIP, ragazze. Sapete
perch? Perch siamo diventati soci. Ho avuto un'idea, e l'organizzatore
del Pesach di Atlantic City vuole realizzarla.
Stavo per mettermi a cucinare, protest Tzippy.
E allora siediti. Rilassati. Fai una pausa, le rispose
Herschel. Poi torn a rivolgersi a Shayna. La cosa pi sorprendente
 che non ho neanche dovuto pensarci. L'idea 
venuta da sola. Quando te la dir, non ci crederai.
Shayna si copr le orecchie con le mani. Andremo in albergo
solo se non mi costringi ad ascoltarti.
Andiamo, Shayna, disse Herschel. Lo sai che sei curiosa.
Voi andate pure, ma noi non veniamo, disse Tzippy.
Andremo a casa di Baruch.
Dovete venire, insistette Shayna. Si va sempre a casa
della moglie per i seder, almeno il primo anno. E sono mesi
che non torni a casa. Non puoi andartene appena arrivata.
Allora rimarremo qui. Se voi volete andare ad Atlantic
City, fate pure.
Shayna afferr la mano di Tzippy e la strinse forte. Lo
so, disse. Credimi, lo so. Ma ne ho bisogno, davvero.
Ancora una volta, Tzippy sent la forza del desiderio di
sua madre. E non seppe rispondere altro che s.
Herschel era riuscito a rientrare nelle grazie della famiglia.
Nel giro di pochi minuti, le ragazze avevano ricominciato a
chiacchierare con lui. Shayna esamin il lavoro di Tzippy,
esclamando di sorpresa come se stesse assistendo a un miracolo.
Tzippy, tuttavia, si astenne dal fare commenti. La sera
prima si era sentita vicina alla madre e alle sorelle. Ora, mentre
le ragazze ascoltavano Herschel, e Shayna cercava di non
far vedere che lo stava ascoltando a sua volta, Tzippy sbrig
le ultime faccende da sola. Si chiese come avesse fatto a vivere
l dentro. Non sapeva pi quale fosse il suo posto. La casa
era piena di rumore, ma lei non aveva niente da dire.
Poi Baruch entr in cucina, e tutti smisero di parlare. Herschel
gli diede una pacca sulla schiena. Le ragazze gli saltellarono
intorno. Quando si spostarono, Baruch si avvicin a
Tzippy. Si abbracciarono, ignorando il resto della famiglia.
Va tutto bene? le chiese piano Baruch.
Tzippy si strinse nelle spalle. Non lo so.
Baruch l'aveva chiamata la sera prima per annunciare il
suo arrivo, ma nella foga dei preparativi, Tzippy se n'era quasi
dimenticata. Le aveva anche detto che il Kosher Connection
stava chiudendo, ma che gli investitori gli avevano offerto
un lavoro, nell'eventualit che lui e Tzippy volessero fermarsi
a Memphis. Non c'era stato tempo per discuterne, e
neppure per pensarci. Tutto quello che Tzippy poteva fare era
aggiungere un'altra voce alla lista delle preoccupazioni.
Ora guard Baruch. Era stato bello parlargli al telefono
tutte le sere. Da lontano, aveva di nuovo sentito di potergli
dire tutto. Adesso che era l con lei, Tzippy ricord le liti, i
dubbi e le paure. Si chiese se quelle sensazioni fossero ugualmente
autentiche. Era preoccupata per il loro futuro. Era ancora
arrabbiata e delusa perch le cose non erano andate come
sperava. Ma era anche felice di vederlo, e sentiva di amarlo.
Quando li metteva insieme, quei sentimenti contrastanti
diventavano suo marito.
Il matrimonio stava perdendo la sua brillante patina di novit.
Quello che c'era sotto non aveva lo stesso splendore,
ma era pi solido, pi concreto. La casa degli sposi era molto
pi grande di quanto si potesse immaginare. Tzippy, sua
madre e le sue amiche si erano descritte a vicenda ogni stanza.
Avevano pensato ai mobili, alla carta da parati e ai tappeti.
Avevano creduto di sapere esattamente come sarebbe
stata. Ma ne avevano visto solo una parte. C'erano corridoi
inaspettati; angoli, nicchie e ripostigli di cui non erano a conoscenza.
Nella casa degli sposi, c'erano sempre nuove stanze
da scoprire.
Quando squill il cellulare, Herschel si scus e and in
soggiorno.
Torno subito, sussurr Baruch a Tzippy.
Segu Herschel in soggiorno e aspett che concludesse la
telefonata. Herschel aveva saputo che gli investitori si erano
ritirati. Tra messaggi telefonici, fax e raccomandate, non era
potuto sfuggire a quella notizia.
Ci ho provato, disse Baruch. Ma non c' stato niente
da fare. La situazione era fuori controllo.
Non importa, disse Herschel. In uno schema pi ampio,
queste sono bazzecole. Ci serve gente che sappia vedere
il quadro completo. Questi nuovi investitori sono pezzi
grossi. Ci aiuteranno a realizzare idee che non ci saremmo
mai neppure sognati.
Herschel era stanco di supermercati. Aveva previsto il futuro,
e quegli investitori erano disposti a trasformarlo in
realt. Aveva messo insieme diverse idee: sport estremo pi
scuola di sopravvivenza pi vacanze esotiche pi crociere e
cucina kosher. Nei due giorni che precedevano il Pesach, Herschel
avrebbe diretto un campo di addestramento nel New
Jersey, dove i partecipanti avrebbero sperimentato la schiavit.
Ogni gruppo avrebbe avuto un capo, il proprio Mos.
Le prove da superare avrebbero compreso la costruzione di
piramidi e la simulazione delle dieci piaghe. La notte prima
di Pesach, sarebbero stati condotti fuori dall'Egitto. Avrebbero
ricevuto un kit fai-da-te per preparare il matzo, che poi
avrebbero dovuto cuocere, arrotolare e caricarsi sulla schiena.
Con un piccolo sovrapprezzo, i pi avventurosi avrebbero
potuto replicare un autentico sacrificio pasquale. Poi, dopo
grandi festeggiamenti e fuochi d'artificio, una carovana di
autobus li avrebbe portati ad Atlantic City, nell'albergo a
quattro stelle, con vista sul mare e kosher-per-il-Pesach, dove
avrebbero trascorso otto giorni di lusso e libert.
Si chiamer Rivivere l'Esodo, dichiar Herschel.
Non contare su di me, disse Baruch. Ho chiuso con
queste cose.
Baruch ignor i tentativi di Herschel per convincerlo. Si
meravigliava di vederlo cos poco preoccupato per la chiusura
del Kosher Connection. Mentre Baruch si era lasciato logorare
dal fallimento, Herschel vedeva soltanto le nuove possibilit
che sarebbero sorte. Per lui, niente chiudeva mai.
Adesso c'erano due Kosher Connection: uno stava chiudendo;
l'altro era sempre aperto, sempre in espansione. Herschel
aveva un'infinita scorta di idee, le accumulava una sopra l'altra
e le scalava senza sosta, senza mai guardare indietro o di
sotto. Per un attimo, Baruch lo invidi. Anche lui aveva desiderato
di vivere ai margini della vita quotidiana. Ma non
ci era riuscito. Per lui, il Kosher Connection non era un'idea,
un progetto. Era il frutto del suo lavoro. Erano i minuti,
le ore e i giorni che vi aveva dedicato.
Herschel continu a parlare anche quando Baruch usc
dalla stanza. Perch le sue idee esistessero, non c'era bisogno
che qualcuno le ascoltasse. Ma Baruch ne aveva avuto
abbastanza. Ora sentiva le lacune nelle parole di Herschel.
Le vedeva salire in alto e ricadere lontano.
Cos' successo? chiese Tzippy quando Baruch rientr
in cucina.
 meglio che tu non lo sappia, disse Baruch.
Hai ragione. E meglio. E comunque abbiamo altro di
cui parlare, rispose Tzippy.
Lo so, disse Baruch. Cosa facciamo?
Avevano ancora tante cose di cui parlare, e al telefono
avevano appena cominciato ad accennarvi. Tzippy voleva tornare
a Memphis, a scuola. Baruch, intanto, poteva aiutare gli
investitori con un altro ristorante. Avrebbe avuto tempo per
studiare. Entrambi si sarebbero creati uno spazio per capire
chi erano e cosa volevano.
Ma adesso c'era anche qualcos'altro. Tzippy non gli aveva
ancora parlato delle nausee ricorrenti e delle strane contrazioni
pelviche.
Indovina un po'? disse, indicandosi il ventre e sorridendo.
Baruch la guard senza capire. Poi spalanc la bocca per
la sorpresa. Le cose stavano cambiando di nuovo. Nessuno
dei due sapeva cosa pensare. Nessuno dei due aveva idea di
come quell'evento li avrebbe cambiati. Si fissarono, con gli
occhi pieni di paura e speranza per quello che li aspettava.
Le ragazze imbottirono le valigie di giocattoli e vestiti sufficienti
per un mese. Trascorsero la giornata a danzare per l'eccitazione.
Baruch tent, con scarso successo, di sovrintendere
alla preparazione delle valigie. Quando si accorse che le ragazze
non lo ascoltavano, si arrese e and in cucina ad aiutare
Tzippy con gli ultimi preparativi. Herschel non aveva riempito
nessuna valigia. Era immobile davanti al computer, intento
a mettere insieme un progetto finanziario. Shayna tentava
ancora di ignorarlo, ma pian piano si stava raddolcendo.
Ricord alle ragazze che in albergo avrebbero dovuto indossare
un abito diverso a ogni pasto. Fece una lunga doccia bollente.
Mise in valigia i suoi cappellini pi eleganti.
Quando finirono di preparare i bagagli, c'erano sacche da
viaggio e cappelliere, zaini e sacchetti di plastica straripanti.
Al primo tentativo, le valigie non entrarono tutte nel minivan.
Herschel e Baruch le scaricarono e le risistemarono.
Tzippy guard l'orologio e li esort a sbrigarsi. Il Pesach sarebbe
cominciato poco pi di tre ore dopo. Per arrivare all'albergo
ci avrebbero messo due ore, se non avessero trovato
traffico. Ma nessun altro sembrava accorgersi di quanto
fosse tardi. Herschel ricevette una telefonata. Dassi dovette
andare in bagno. Shayna credette di aver dimenticato gli
orecchini di brillanti. Poi Dassi dovette di nuovo andare in
bagno.
Tzippy perse la pazienza. Per riguardo verso sua madre,
aveva acconsentito ad andare in albergo. Ma non intendeva
seguire i loro ritmi. Strapp le chiavi a suo padre. Guido
io, disse.
Guardatela, disse Shayna. La Signorina Indipendente.
Tutti in macchina, disse Tzippy. Se volete andare,
si parte adesso.
Anche se non erano convinti che sapesse guidare, tutti
quanti le obbedirono. Tzippy esili Herschel sul sedile posteriore,
dove le ragazze gli si arrampicarono in braccio e diedero
inizio a un flusso costante di domande e richieste di
spuntini. Tzippy mise la sicura alle portiere, in modo che nessuno
potesse tentare un'altra sortita in bagno.
Tzippy ignor la persistente paura di guidare a New York.
Ricord quanto fosse facile guidare a Memphis, poi trattenne
il respiro e si immise nell'autostrada. Pass per Brooklyn,
cercando di recuperare il tempo che avevano perso partendo
in ritardo. Ben presto raggiunsero il ponte di Verrazzano.
Aveva un'aria maestosa, con quella strada che curvava come
se non finisse mai, come se facesse qualcosa di molto pi
straordinario che non collegare Brooklyn a Staten Island.
Quel ponte l'avrebbe portata in qualsiasi luogo. Il sole si rifletteva
sull'acqua sottostante. Tzippy vol dall'altra parte,
come se Dio avesse donato un paio d'ali al minivan.
Quella sensazione non dur. Quando ebbero attraversato
Staten Island e raggiunto il New Jersey, si ritrovarono in
mezzo al traffico. A meno di un'ora dall'inizio del Pesach,
erano bloccati in un ingorgo.
Abbiamo un sacco di tempo, assicur Herschel.
E come lo yetziatmitzrayim, disse Shayna, l'esodo dall'Egitto.
Dove, dove? schiamazzarono le ragazze, aspettandosi
di guardare fuori dal finestrino e vedere un intero popolo passare a dorso di cammello, trasportando il matzo sulle
spalle.
Baruch allung il collo, in cerca di un filo di speranza. Il
Pesach si avvicinava rapidamente, e ogni minuto trascorso in
mezzo al traffico rendeva sempre pi probabile l'eventualit
di profanarlo. Rievocando con il pensiero il protocollo halachico
per situazioni come quella, Baruch si chiese per quanti
chilometri avrebbero dovuto camminare, con le borse in
spalla, trasportando le ragazze sopra le valigie a rotelle.
Non preoccupatevi, ripet Herschel. Andr tutto
bene.
Dieci minuti dopo, si erano mossi di pochi chilometri.
Herschel, per nulla scoraggiato dalla sua collocazione sul sedile
posteriore, urlava istruzioni a Tzippy ed escogitava percorsi
alternativi. Il tempo passava, ma Herschel continuava
a insistere che sarebbe andato tutto bene.
Le ragazze sbraitavano l'una contro l'altra, Shayna sbraitava
contro di loro, e Herschel continuava a parlare, indifferente
a tutto. L'auto sembrava oscillare per il rumore. I finestrini
sarebbero esplosi, immagin Tzippy, se quella confusione
fosse andata avanti ancora un minuto. Tzippy stacc
le mani dal volante e grid. Poi si chin sul clacson e produsse
un profondo barrito. La sua famiglia la guard sorpresa.
Quel gesto non serv a sbloccare il traffico, ma cre un silenzio
inaudito.
Baruch le sfior la mano. Stai bene? sussurr.
Adesso s, rispose Tzippy.
Non voleva dire nient'altro, non voleva interrompere il
silenzio. Baruch le sorrise, godendosi quel momento di intimit.
Come se l'intera famiglia di Tzippy non fosse sul sedile
posteriore. Come se non dovessero percorrere parecchi chilometri
in un tempo insufficiente.
Il traffico riprese a scorrere, e finalmente poterono ripartire.
Ma era passato troppo tempo. Atlantic City era ancora
lontana, e il Pesach incombeva su di loro. Tzippy non si sarebbe
lasciata convincere a tentare l'impossibile. Non avrebbe
continuato a guidare nella vana speranza di arrivare in
tempo all'albergo. Era lei che comandava, e adesso sapeva
cosa fare. Prese la prima uscita che incontr e torn indietro.
Aument la velocit finch non raggiunse l'uscita per
Laurelwood. Le gomme stridettero mentre Tzippy sterzava
per superare due corsie di traffico. Gli altri automobilisti suonavano
il clacson e la insultavano, ma Tzippy raggiunse l'uscita
senza incidenti. Qualche minuto pi tardi, l'auto imbocc
il vialetto dei Miller mentre Naomi si preparava ad accendere
le candele della festa.
...
.
...
Trentatre.
...
.
...
Portarono su le sedie pieghevoli dal seminterrato e aggiunsero
altri coperti. Si pigiarono attorno al tavolo e cominciarono
il seder.
In ogni parte del mondo, c'erano seder appena cominciati
o sul punto di finire. Da una zona di fuso orario all'altra, era
tutta una progressione di bicchieri di vino, di prezzemolo intinto
nell'acqua salata, di storie narrate. C'erano seder vegetariani,
seder della pace interconfessionali, seder femministi e
seder della liberazione. Seder comunitari, seder in riva al mare,
seder vicino ai casin e seder tradizionali condotti da nonni
barbuti seduti all'estremit di lunghi tavoli. E seder borbottati,
seder frettolosi, seder danzati, seder recitati e cantati.
Su quel tavolo c'erano tre piatti del seder. C'era un piatto
di porcellana di Lenox che era appartenuto alla nonna di
Naomi. Accanto c'era un piatto moderno in vetro e metallo
che Joel aveva comprato in Israele. All'estremit del tavolo
c'era un piatto di plastica bianco decorato con i pennarelli,
fatto da Baruch in prima elementare. Sopra ogni piatto c'era
l'uovo sodo, il prezzemolo con l'acqua salata, le erbe amare,
la lattuga romana, il charoset e la zampa d'agnello. Avrebbero
cominciato cantando l'ordine della serata: kadesh,
urchatz, karpas. Sarebbero passati dal kiddush al lavaggio delle
mani al racconto dell'esodo dall'Egitto.
Naomi si guard intorno, pronta per cominciare. Per quel
Pesach, aveva eliminato il chametz non solo dalla casa, ma anche
dall'anima. Aveva cercato di scrollarsi di dosso le parti
dure e aride, le zone isolate, rigide e inflessibili. Aveva tralasciato
la delusione per il fatto che sarebbero stati solo in
tre, e aveva preparato qualcosa di speciale. Non importava
quanti fossero i partecipanti. L'avrebbe fatto anche se fosse
stata sola.
E adesso aveva tutti quegli ospiti. Naomi aveva programmato
una messa in scena di storie tratte dalla Bibbia e una
moderna danza interpretativa della traversata del Mar Rosso.
Avrebbe fatto il giro del tavolo, chiedendo a ciascuno di
descrivere un esodo che aveva vissuto nella propria vita. Naomi
aveva coniugato le nuove idee e le antiche tradizioni, e
quel seder era il risultato. Gli altri non vi erano abituati, e all'inizio
avrebbero potuto opporre resistenza. Naomi avrebbe
dovuto coinvolgerli. Ma era pronta a farlo. Si era seduta
al tavolo del seder vestita come Miriam. Indossava una lunga
veste blu scuro dalla scollatura ricamata, con le maniche
larghe e sfrangiate in fondo.
Accanto alla coppa di Elia, Naomi aveva collocato quella
di Miriam, un'aggiunta moderna alle antiche tradizioni. Lei
stessa usava una coppa che Ilana aveva decorato anni prima
con conchiglie e perline, e che fino ad allora era stata utilizzata
come coppa di Elia. Ma quello, Naomi ne era certa, era
l'uso a cui era destinata fin dall'inizio. La coppa di Miriam
era piena d'acqua anzich di vino, per ricordare il mare che
aveva attraversato danzando, il pozzo che l'aveva seguita per
distribuire l'acqua nel deserto.
La coppa di Elia era sempre stato il momento preferito di
Naomi. Le ricordava i seder della sua infanzia, quando si sforzava
di rimanere sveglia durante la celebrazione. Verso la fine
del seder, quando il resto della famiglia andava ad aprire la
porta a Elia, Naomi rimaneva a sorvegliare il vino, per vedere
se Elia l'avrebbe davvero bevuto. Fissava la coppa, imponendosi
di non battere le palpebre per non perdere neppure
un istante. Una volta, mentre la sua famiglia cantava davanti
alla porta aperta, Naomi aveva visto un'increspatura sulla liscia
superficie purpurea del vino. Nei suoi occhi di undicenne
non c'era spazio per il dubbio. Per quel che la riguardava,
Elia era immortale e girava il mondo per visitare ogni seder.
Era sicuramente entrato nella loro sala da pranzo e aveva bevuto
da quella coppa. Ed erano quella meraviglia e quella fede
senza impedimenti che Naomi voleva portare nel seder di
quella sera.
Kadesh, il momento di apertura del seder. Si riempirono a
vicenda i bicchieri di vino o succo d'uva. Si alzarono in piedi
mentre Joel recitava il kiddush. Non lo cant ad alta voce,
prefer salmodiarlo in tono quasi discorsivo. Aveva anelato
a un seder tranquillo, il primo, a quanto ricordava, senza una
folla di invitati. Le cose che ricordava meglio dei grandi seder
famigliari a cui aveva partecipato quando i figli erano piccoli
erano la confusione e l'effetto domino dei bicchieri di
vino rovesciati l'uno dopo l'altro. Ora si stava riprendendo
dallo shock di quella folla inattesa radunata in casa sua. Non
era ci che aveva desiderato, ma si stup di potersi adattare.
Naomi si era assicurata che Joel sedesse fra Ilana e Baruch,
e ci aveva semplificato le cose. Quell'anno Ilana aveva
insistito per bere il vino, e i genitori avevano acconsentito.
Stava sfogliando 1 'Hagaddah per vedere quanto sarebbe
durato il seder. Ma almeno era l, pronta a fare domande. Lei
e suo padre si scambiavano occhiate per assicurarsi che sarebbero
usciti sani e salvi da quella serata.
Ilana aveva aperto la porta agli ospiti inattesi, ed era rimasta
cos sconcertata da non riuscire a far altro che chiamare
la madre con voce lamentosa. Si era sentita invasa da
tutta quella gente. Ma poi Baruch si era avvicinato e le aveva
detto che era felice di vederla. Neppure questa volta l'aveva
abbracciata, ma le si era avvicinato il possibile, e Ilana
aveva pensato che forse poteva bastare.
Baruch sedeva di fianco a Joel, con una pila di libri e commentari
accanto al piatto. Adesso che si ritrovava di nuovo
davanti ai suoi libri, si accorgeva di quanto gli fossero mancati.
Dalle pagine spuntavano i fogli con gli appunti che aveva
preso negli anni precedenti. Quei fogli contenevano le idee
che Baruch voleva condividere quella sera, le domande da fare
e le risposte che intendeva dare. Joel guard a destra e a
sinistra e vide i suoi figli seduti accanto a s.
Le due famiglie non erano abituate a stare insieme, e si
adeguarono silenziosamente, timidamente, alle parti assegnate.
Le voci non si armonizzavano sempre bene. Alcune si
alzavano e altre si abbassavano, mescolando tonalit diverse.
Poi tutti si adagiarono sul fianco, nella posizione dei re e
degli uomini liberi, e bevvero la prima delle quattro coppe di
vino.
Urchatz, il lavaggio delle mani prima del pasto, come facevano
un tempo i sacerdoti del Sacro Tempio. Mentre Naomi
faceva passare una bacinella d'acqua intorno al tavolo,
Tzippy e Baruch si scambiarono sorrisi segreti. Si tenevano
per mano sotto il tavolo, e si separarono solo per versarsi due
tazze d'acqua sopra ogni mano, per poi riunirsi subito dopo.
Per loro, il seder era infuso del segreto che si portavano dentro.
Con quella notizia sempre in mente, Baruch sent che
era passato molto tempo da quando sedeva attorno a quel tavolo
da bambino. Era cambiato molto, e la distanza, invece
di respingerlo, gli rendeva pi facile il ritorno. Non doveva
pi chiedersi cosa avesse a che fare con quella famiglia. Era
andato via, ma poteva sempre tornare, almeno come ospite.
Tzippy non era a casa propria, eppure non desiderava essere
altrove. Non stava pensando alla casa che aveva pulito, ai
menu che aveva progettato e che non avrebbe potuto realizzare.
La nausea continuava ad andare e venire, a ondate
pi o meno forti. Qualche respiro profondo bast a farla stare
meglio, e in quel momento pens al mistero che si stava
schiudendo dentro di lei. Era seduta proprio di fronte alla
coppa di Miriam, che non aveva mai visto prima di allora.
Tzippy la fiss e si senti pi tranquilla.
Karpas, i rametti di prezzemolo intinti nell'acqua salata.
Il verde, simbolo della primavera. Il sale, in ricordo delle lacrime.
Tristezza e libert riunite in un unico boccone. Herschel
non aveva mangiato nulla in tutto il giorno, e stava morendo
di fame. Prese un rametto di prezzemolo e lo intinse
nell'acqua. Le sue dita tamburellavano nervosamente sul tavolo.
Lanciava occhiate furtive a Shayna, ma lei non lo guardava.
Invitandola in albergo, Herschel aveva inteso farle il
pi grande dei regali, e ora pensava a quello che si stavano
perdendo. I tavoli del buffet si allungarono nella sua mente,
e Herschel pens alle persone che non avrebbero visto, ai legami
che non avrebbe stretto, al cibo che non avrebbero mangiato.
Ma c'era sempre l'anno prossimo, si consol Herschel.
Anche Shayna si sentiva piena di speranza. Aveva vissuto
qualcosa che ormai si era rotto, almeno per il momento.
Non le importava di non essere in albergo. Il suo desiderio si
era affievolito. Quel seder la riportava al primo Pesach che
aveva celebrato, quando era rimasta a bocca aperta di fronte
alla bellezza di ogni rito. Guard Dassi. Aveva il vestito macchiato
di succo d'uva, ma il suo volto brillava di eccitazione
alla prospettiva di cantare il Ma Nishtanah. Dena sedeva davanti
a un mucchio di fogli distribuiti dai suoi insegnanti, e
intendeva leggere ogni singola parola prima della fine della
serata. Malky era seduta accanto a Shayna e la guardava
preoccupata. Era abbastanza grande per sapere, abbastanza
grande per capire. Zahava non badava che a se stessa. Si era
truccata il viso, dipinta le unghie, pettinata con cura. Sorrideva
come un'attrice la sera della prima. E Tzippy, la maggiore
delle sue figlie, aveva la voce forte, la mano sicura e il
cuore grande, e sedeva lieta accanto al marito. Shayna le
guard in viso, una per una, e si sent sommergere dall'amore
per le figlie.
Yachatz, il momento di spezzare il matzo centrale. Una
met venne ricollocata sul piatto del seder, mentre l'altra venne
messa da parte come afikomen, che le ragazze avrebbero
rubato e poi tenuto in ostaggio per chiedere un riscatto. Le
pi piccole stavano gi sognando quello che avrebbero ricevuto.
Per settimane avevano discusso dei vantaggi della casa
di Barbie rispetto alla macchina di Barbie. Avevano superato
la delusione iniziale per il fatto che l'albergo si fosse in
realt rivelato una casa. Naomi aveva tirato fuori un sacco di
travestimenti che aveva conservato da quando Ilana era piccola,
e le ragazze si erano agghindate con vecchi abiti da damigella,
tuniche colorate e kimoni. Indossavano cappellini di
paglia flosci, sciarpe e collane di perline, e le lanciavano sorrisi
d'intesa. Sembravano moderne Miriam in miniatura.
Magid, il racconto dell'esodo. Il vassoio con i matzo venne
levato in alto, e tutti quanti lessero: Questo  il pane dell'afflizione
che i nostri antenati mangiarono in terra d'Egitto.
Lasciate che gli affamati vengano a mangiare. Lasciate
che i bisognosi si uniscano a noi. Il mondo intero, pens
Naomi. Poteva aprire la casa e far entrare il mondo intero.
Dassi si mise in piedi sulla sedia e cant a squarciagola il
Ma Nishtanah, chiedendo: Perch questa sera  diversa dalle
altre? Gli altri cominciarono a rispondere. Perch eravamo
schiavi del faraone d'Egitto e Dio nostro Signore tese
il braccio e ci liber. Quella era la versione breve, che da l
in poi venne arricchita e ampliata. Invece di raccontare direttamente
la storia dell'esodo, citarono una lunga serie di
commentari. La raccontarono con le parole e con il cibo, con
i corpi reclinati e con le dita che si immergevano nel vino per
contare le piaghe che avevano colpito gli egiziani. Raccontarono
la storia di Giacobbe, che entr in Egitto, e di Mos,
che guid l'esodo. Venne ricordata la potenza di Dio, vennero
narrate le sofferenze, vennero elencati i miracoli. Parlarono
dei quattro figli e dei saggi che rimasero svegli tutta
la notte, e parlarono di se stessi.
Raggiunsero il momento culminante della storia. Generazione
dopo generazione, ognuno dovr rivivere in se stesso
l'uscita dall'Egitto. Naomi cant quelle parole su un'aria
inventata al momento, senza badare al fatto che tutti la
stessero fissando. Quell'anno, Naomi us le parole in se
stessa, perch sentiva di essere uscita dal proprio Egitto personale.
Sent passato, presente e futuro confluire in un unico
istante. Tutta quella storia era ancora attuale, stava ancora
succedendo nel presente. L'esodo sembrava cos vicino.
Il viaggio non era mai finito.
Una volta terminato il racconto, il seder acceler. Masticarono
il matzo duro come cartone. Addentarono le bianche
fette di rafano fino ad avere il volto arrossato e gli occhi pieni
di lacrime. Mitigarono l'amaro del rafano con le mele e il
vino del charoset. Imitarono Hillel il Saggio, che mangi tutto
insieme, mescolando il pane dell'afflizione con il pane della
libert, le erbe amare con il dolce charoset. Poi venne l'ora
di cena. Non aveva importanza che fossero le undici di
sera, e che dopo aver mangiato le matzos e il charoset e aver
bevuto due delle quattro coppe di vino, nessuno avesse voglia
di cenare. Naomi li aveva tutti l, almeno per il momento,
e anche se non avevano fame, sarebbero rimasti insieme
e avrebbero mangiato la cena che lei aveva preparato.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Sono molto grata a Binnie Kirshenbaum e David Liss, per aver letto le bozze e avermi offerto i loro consigli. A David Wolf, che ha letto numerose bozze, con scadenze assurde e penna rossa alla mano. A Mark e Beth Epstein, Jonathan e Jill Lamstein, Malcolm Myers e Binyomin Gillers per aver condiviso con me il loro sapere. A Rachel Mesch, per le sue idee e il suo costante incoraggiamento, soprattutto da Starbucks, all'inizio.
Alla straordinaria Laca Tines, senza la quale non sarei stata in grado di finire. E per il sostegno e l'incoraggiamento in varie fasi del lavoro, ringrazio la famiglia Galper, Simmy e LE Mirvis, Shana Gillers, Barry Wimpfheimer, Idana Goldberg, Naomi Zelwer Becker e Sarah Kass Mandelbaum.
Sono particolarmente grata ai miei genitori, David e Lynnie Mirvis, per l'amore, il sostegno e la comprensione, per aver risposto all'appello e aver percorso migliaia di chilometri per farmi da baby-sitter negli ultimi giorni. A Shoni Mirvis, per le idee, l'acume, e l'appartamento. A Eitan e Daniel, i miei due bei bambini. E ad Allan Galper, tutto il mio amore e la mia gratitudine, per aver vissuto tutto questo ogni giorno insieme a me. Infine, ringrazio di cuore Jordan Pavlin per la straordinaria saggezza e perspicacia. E Nicole Aragi, per le scadenze, le rassicurazioni, la fiducia e le innumerevoli riletture.
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Glossario.
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Le parole in ebraico e in yiddish che sono entrate a far parte dell'inglese, dando vita al cosiddetto yinglish, possono avere grafie diverse a seconda vdei casi. In questo glossario ho scelto di attenermi alla grafia adottata dall'autrice. Nota del Traduttore.
Afikomen Frammento staccato dal centro di uno dei tre pezzi di pane azzimo collocati sulla tavola del seder. Viene nascosto dal membro dellab famiglia che conduce il rituale, e il bambino che lo trova riceve una ricompensa.
BarMitzvah In ebraico, figlio del precetto. Solenne cerimonia con la quale il bambino entra a far parte della comunit religiosa.  riservata ai maschi (quella per le femmine, che si celebra a dodici anni, prende il nome di Bas [o Bat] Mitzvah), e si celebra  in sinagoga nel primo sabato successivo al compimento dei tredici anni.
Beis midrash In ebraico, casa di studio. Luogo dove gli uomini si incontrano per studiare e commentare la Torah e il Talmud. A volte il termine viene usato per indicare la sinagoga.
Blintz (pi. blintzes) Frittella dolce arrotolata intorno a un ripieno di formaggio o frutta.
Brith Mil In ebraico, circoncisione. Viene praticata otto giorni dopo la nascita.
Challah Pane bianco a forma di treccia, dal sapore leggermente dolce, che si mangia il Sabato e nelle altre festivit.
Chametz Cibi proibiti durante il Pesach, soprattutto prodotti da forno contenenti lievito; il divieto  esteso anche a piatti e utensili da cucina utilizzati per servire o preparare cibi lievitati.
Charoset Vedi seder.
Chassid (pi. chassidim) Il movimento chassidico, fondato nel 18esimo secolo in Polonia da Israel ben Eliezer (in seguito denominato Baal Shem Tov), pone l'accento sul misticismo e sull'aspetto gioioso della preghiera, e i suoi membri si caratterizzano per la profonda devozione e il tenace attaccamento alle tradizioni.
Cholent Stufato di carne e fagioli, cotto a fuoco lento, che si serve durante il Sabato e si prepara il giorno prima.
Chumash Insieme dei primi cinque libri dell'Antico Testamento, Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, attribuiti dalla tradizione a Mos, nei quali sono raccolte le norme religiose e sociali (la Torah) cui si ispira l'ebraismo ortodosso.
Chuppah Baldacchino sotto cui si celebra il rito nuziale ebraico.
Dreidel Trottola a forma di cubo, con le quattro lettere ebraiche nun, girne!, he, e shin dipinte sui lati, usata soprattutto per un gioco tradizionale di Hanukkah.
Eruv Confine che delimita una zona in cui gli ebrei ortodossi possono svolgere certe attivit normalmente proibite durante il Sabato.
Falafel Palline di ceci fritte, tipico piatto israeliano e mediorientale.
Farfel Pane azzimo o pasta sbriciolati.
Gefilte fish Crocchette o polpettine di pesce, preparate con l'aggiunta di uova, sale, cipolla e pepe.  il piatto tradizionale della cena del Sabato.
Haftarah Capitolo del libro dei Profeti che viene letto o cantato nella sinagoga durante il Sabato e altre festivit.
Hagaddah Il libro delle letture per il seder, che contiene la storia della schiavit del popolo ebraico e della fuga dall'Egitto.
Halacha L'intero corpo delle leggi ebraiche, che comprende le leggi della Bibbia, le leggi orali trascritte nel Talmud, e i codici legali successivi che modificano o reinterpretano i precetti della tradizione.
Hanukkah, Chanukah In ebraico, dedicazione. Festa delle luci, in memoria della riconsacrazione del tempio dopo la vittoria dei Maccabei su Antioco Quarto di Siria. Si celebra dalla sera del 24 del mese di kislev al 2 del mese di tevet, tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre. Dura otto giorni, durante i quali si accendono progressivamente le otto luci della menorah, il candelabro a nove bracci. Una candela speciale, detta shammes,  collocata pi in alto e serve per accendere le altre.
Horah Danza tradizionale rumena e israeliana, che si balla in cerchio.
Karpas Rituale di Pesach che consiste nell'intingere un rametto di prezzemolo nell'acqua salata.
Kasha vamishkes Ricetta a base di polenta di grano saraceno, fritta nell'uovo e poi cotta con grasso di pollo e cipolle, con l'aggiunta di pasta.
Kashrus L'insieme dei precetti alimentari dell'ebraismo.
Kiddush, Kadesh Consacrazione. Tradizionale benedizione sul vino che si recita il Sabato e nelle festivit pi importanti.
Kittel Veste bianca usata come abito da cerimonia maschile e come lenzuolo funebre per entrambi i sessi.
Knish Gnocchetti o involtini di pasta ripieni di carne, kasha, patate, cipolle o formaggio, fritti o cotti al forno, che si mangiano soprattutto come spuntino o aperitivo.
Kollel In ebraico e in yiddish, congregazione. Termine generico per indicare un centro di studi dove gli uomini sposati approfondiscono la conoscenza della tradizione talmudica.
Kosher In ebraico, adatto, ammissibile. Cibo conforme ai precetti alimentari dell'ebraismo, che comprendono fra l'altro il divieto di consumare insieme carne e latticini, di mangiare animali che non abbiano lo zoccolo fesso, non siano ruminanti o non siano stati macellati secondo un preciso rituale. La parola kosher  passata nello slang americano con il significato di autentico, legale, affidabile, approvato.
Kreplach Ravioli ripieni di fegatini, kasha o formaggio, che si mangiano solitamente in brodo.
Kugel Sformato di vario genere, spesso consumato alla tavola del Sabato perch si pu preparare il giorno prima.
Latke Frittelle dolci, a base soprattutto di patate grattugiate.
Maror Porzione di rafano o altra erba amara che si mangia durante il seder.
Matzo Pane azzimo.
Mazel tov In ebraico, letteralmente buona fortuna, ma usato nel significato di congratulazioni. Espressione di augurio che si pronuncia in varie occasioni, dal compleanno al bar mitzvah, dalla nascita al matrimonio.
Mechitzah Tenda o tramezzo che divide il settore degli uomini da quello delle donne nelle sinagoghe ortodosse.
Menorah Candelabro a pi bracci. Quello che si trova nel Tempio di Gerusalemme ne ha sette; quello usato per la festa di Hanukkah ne ha nove; quelli in uso nelle sinagoghe moderne possono averne un numero variabile.
Mezonos Preghiera di benedizione che si recita prima di mangiare prodotti a base di cereali cotti al forno.
Mezuzah Astuccio che si colloca sullo stipite delle porte, contenente un piccolo rotolo di pergamena con i passaggi del Deuteronomio 6, 4-9 e 11, 13-21 e la parola Shaddai (Dio), scritta in modo da rimanere visibile attraverso un'apertura sul davanti dell'astuccio.
Mikvah Bagno rituale di purificazione previsto dalla legge in particolari occasioni, come la vigilia del Sabato e dopo le mestruazioni.
Mincha In ebraico, la funzione religiosa che si svolge ogni pomeriggio.
Minyan In ebraico, numero. Indica il numero minimo (dieci uomini di et superiore ai tredici anni) necessario per condurre una funzione religiosa collettiva.
Mishna Insieme alla Gemara,  una delle due sezioni che compongono il nucleo del Talmud. Contiene la prima trascrizione della Legge Orale, redatta da Judah haNasi intorno al 200 d.C.
Mitzvah (pi. mitzvot) Ognuno dei 613 precetti contenuti nel Sefer Mitzvoth Gadel e storicamente aggiunti da rabbini, riguardanti la condotta morale degli ebrei. Per esteso, qualunque azione degna di lode.
Pareve Cibo che pu venire consumato insieme a pietanze a base di carne o di latticini, in quanto non contiene nessuno di questi due ingredienti.
Pastrami Petto di manzo conservato in una mistura di aglio, pepe, zucchero, coriandolo, e poi cotto previa affumicatura.
Pesach La pi amata delle festivit ebraiche, che commemora la liberazione di Israele dalla schiavit d'Egitto. Si celebra per otto giorni (sette in Israele) durante il mese di nisan (marzo-aprile) e prevede il consumo di cibi non lievitati, l'utilizzo di utensili da cucina che non siano mai entrati in contatto con cibi lievitati, e la cena rituale del seder.
Pierogies Pasticcini cotti al forno e ripieni di fegatini di pollo e cipolle.
Rosh Hashanah Capodanno ebraico, che gli ortodossi celebrano il primo e il secondo giorno del mese di tishri (il primo mese del calendario ebraico, che cade fra settembre e ottobre). Celebra la creazione del mondo e inaugura il periodo penitenziale.
Seder Cena tradizionale che si svolge durante la prima e la seconda sera di Pesach, e durante la quale si consumano pane non lievitato (per ricordare la fretta con cui gli ebrei lasciarono l'Egitto), erbe amare (per indicare l'amarezza della schiavit), prezzemolo (simbolo della primavera) intinto nell'acqua salata (per indicare le lacrime delle madri a cui vennero strappati i figli e il miracolo del Mar Rosso), un uovo sodo e uno stinco bollito (simbolo delle offerte al Tempio), e il charoset (miscela a base di noci tritate, mele, cannella e vino, che rappresenta l'argilla con cui gli ebrei fabbricavano i mattoni durante la schiavit).
Sheitel Parrucca indossata dalle donne sposate ortodosse, in osservanza dell'antico precetto rabbinico che proibisce alla donna di lasciare la testa scoperta in presenza di qualsiasi uomo tranne il marito.
Sheva Brachos Letteralmente sette benedizioni. Le sette preghiere che vengono recitate o cantate durante la cerimonia nuziale, prima che lo sposo e la sposa condividano la coppa del vino; il termine indica anche il periodo di sette giorni che segue il matrimonio, durante il quale ogni sera ci si riunisce con parenti e amici e si recitano le sette benedizioni.
Shibboleth Letteralmente spiga. Antico termine ebraico utilizzato per indicare un tipo di pronuncia o l'uso di una particolare espressione che identificano il parlante come membro di un determinato gruppo.
Shidduch Letteralmente abbinamento fra due persone. Nelle comunit ortodosse, la frequentazione fra ragazzi e ragazze si limita alla ricerca della persona da sposare, che fa seguito a un periodo di indagini sul carattere e il grado di religiosit del potenziale partner da parte di genitori, parenti e amici delle due persone coinvolte. Lo shidduch viene spesso suggerito da persone che hanno trasformato tale attivit in un hobby o in una vocazione, e che talvolta vengono pagate per i loro servigi.
Shiur (pi. shiurim) Lezione, discussione sulla Torah.
Sktender Leggio.
Siddur Libro delle preghiere, che contiene i tre riti quotidiani, le preghiere del Sabato e talvolta anche quelle delle altre festivit.
Tallis In ebraico, scialle della preghiera. Nella liturgia ebraica, scialle di lana bianca, con strisce nere o blu agli orli e fiocchi ai quattro angoli, che i rabbini e anche i fedeli di sesso maschile indossano per le preghiere del mattino.
Tefillin Filatteri. Due astucci quadrangolari di cuoio, contenenti frammenti di pergamena con quattro passi biblici tratti dall'Esodo e dal Deuteronomio. Durante la preghiera del mattino dei giorni feriali, gli uomini si legano i tefillin sopra il gomito sinistro e in mezzo alla fronte tramite lunghe e sottili strisce di cuoio, come ausilio per liberare la mente dalle preoccupazioni mondane.
Tehillim Il Libro dei Salmi.
Treif Non-kosher. Per esteso, cosa o persona da evitare.
Tzimmes Pasticcio o stufato dolce a base di verdura, frutta e talvolta carne.
Tzitzis Frangia o nappina cucita ai quattro angoli del tallis.
Urchatz Rituale di Pesach che consiste nel lavarsi le mani versando l'acqua per tre volte su ogni mano, a partire dalla destra.
Yarmulka Zucchetto indossato dagli uomini, soprattutto quelli pi osservanti.
Yeshiva In Israele, collegio o seminario rabbinico. Negli Stati Uniti, scuola elementare e secondaria ebraica, dove si studiano materie sia secolari che religiose.
Yichud In ebraico, unificazione. Momento della cerimonia nuziale durante il quale gli sposi si ritirano in una stanza appartata per trascorrere qualche minuto in solitudine e rompere il digiuno iniziato al mattino. Anticamente era il momento in cui il matrimonio veniva consumato.
Yom Kippur Una delle pi importanti festivit ebraiche, incentrata sul pentimento e sul perdono. Si celebra il decimo giorno del mese di tishri, alla fine del periodo penitenziale cominciato con Rosh Hashanah, e prevede venticinque ore di digiuno e di preghiere collettive nella sinagoga.
...
.
...
FINE.